ACQUA DOLCE ALLE ISOLE

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani

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Capitolo 1

Quando cominciai a sfogliare i diari di bordo del comandante Balsimelli capii perché quei libriccini scritti a mano fossero state le sue cose più preziose. Di ciò che contenevano mi aveva parlato lui stesso il giorno che gli indicai gli strani volumi che si trovavano nello scaffale alto della sua libreria, accanto alla bussola strappata a un relitto nella baia di Leros e all'elica di bronzo proveniente dal peschereccio che Annibale aveva pilotato in gioventù.
Rilegati in seta nera, quei volumetti ricordavano i libri mastri sui quali un tempo i mercanti tenevano annotati il dare e l'avere dei loro traffici. - Sono diari di bordo. Dentro ci sono molte delle miglia marine che ho percorso. Un giorno glieli mostrerò. -
Invece morì prima di poterlo fare. Fu la sua padrona di casa a dirmi di prenderli il giorno del funerale. Annibale non aveva parenti e quando lo seppellirono c'ero io ad accompagnarlo nell'ultimo viaggio. - Li porti via, non saprei che farmene - disse la donna. L'elica di bronzo e la bussola incrostata di conchiglie se le accaparrò lei. Al ritorno dalla cerimonia funebre, sulla libreria del comandante non c'erano più, così come l'immagine di uno yawl in navigazione e le due bandiere alfabetiche, la bianca blu e la rossa, corrispondenti alle sue iniziali. Che il diavolo se la porti, pensai, chissà cosa spera di guadagnarci quella vecchiaccia. La megera aveva il volto plumbeo incorniciato da una raggiera di capelli lucenti, frutto del lavoro di un parrucchiere indebitato a strozzo con lei che ogni sabato mattina le inargentava l'acconciatura per ridurre il proprio debito che invece aumentava. Non so a quale dio rendesse grazie Agarista per i soldi che le intasavano il materasso, ma doveva essere una di quelle divinità alle quali i ricchi offrono sacrifici umani. Agarista possedeva (tra gli altri) il palazzo più scalcinato di Chioggia e ciò che le stava a cuore era che l'appartamento occupato da Annibale Balsimelli venisse sgombrato al più presto per poterlo riaffittare. Mentre caricavo sull'auto gli oggetti scampati alla sua rapacità (i libri e poche altre cose per lei di nessun valore) davanti alla porta era già in attesa la famigliola di albanesi che avrebbe preso il posto di Annibale nella stamberga. Il comandante Balsimelli morì in un settembre piovoso, con le foglie dei tigli che cominciavano a ingiallire e il mare che restituiva nebbia in cambio del calore assorbito col solleone. Se avesse potuto farlo avrebbe detto che si trattava del momento migliore per morire mentre credo che gli sarebbe dispiaciuto andarsene in luglio quando l'oro di Venezia si riflette come un miraggio sull'Adriatico azzurro e verde, e io gli avrei dato ragione. Quando penso a lui mi capita di chiedermi se Annibale abbia descritto su un volumetto rilegato in seta nera anche il viaggio intrapreso dopo la morte. Se è così sono sicuro che non abbia usato toni solenni e non abbia sprecato parole, ma si sia limitato a riportare la velocità delle correnti, la forza dei venti, l'intensità delle maree, e tutto ciò che potrebbe interessare un navigante in procinto di intraprendere lo stesso itinerario, compresa la possibilità di acquistare tabacco da quelle parti e i luoghi dove trovarlo. Ah, come mi piacerebbe consultare le annotazioni registrate da Annibale mentre navigava verso l'aldilà, così saprei che vestiti dovrò indossare il giorno che partirò, se i porti di quel mare sono ospitali, se vi si trova acqua dolce e verdura fresca, quali sono i venti dominanti e se vige lo stesso diritto di mura che si applica sui nostri mari, interrogativi che in quelle pagine troverebbero risposta. È un vero peccato che io non possa leggere l'ultimo diario di bordo del comandante Balsimelli, ma mi consola il fatto di essere in possesso di tutti gli altri. Di quando in quando ne apro uno e sfogliandolo rivivo i viaggi del comandante come se mi trovassi al suo fianco a bordo di un'imbarcazione. Allora navigo con lui e vedo le cose che vedeva lui. Anche nella mia libreria i suoi diari occupano lo scaffale più alto, li tengo tra il rametto di corallo che ebbi in regalo da un pescatore di Zara e la bussola inglese donatami da Anna per assicurarsi che io ritrovi la strada di casa quando mi perdo a scrivere storie di mare che, come Annibale Balsimelli sapeva molto bene, possono essere senza ritorno.

 

Agarista

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PREFAZIONE
L'ENIGMA DEL RITRATTO
CAPITOLO 1
CAPITOLO 2
CAPITOLO 3
CAPITOLO 4
CAPITOLO 5
CAPITOLO 6
CAPITOLO 7
CAPITOLO 8
CAPITOLO 9
CAPITOLO 10
CAPITOLO 11
CAPITOLO 12
CAPITOLO 13
CAPITOLO 14
CAPITOLO 15
CAPITOLO 16
CAPITOLO 17
CAPITOLO 18
CAPITOLO 19
CAPITOLO 20
CAPITOLO 21
CAPITOLO 22
CAPITOLO 23
CAPITOLO 24
CAPITOLO 25
CAPITOLO 26
CAPITOLO 27
CAPITOLO 28
CAPITOLO 29
CAPITOLO 30
CAPITOLO 31
CAPITOLO 32
CAPITOLO 33


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