ACQUA DOLCE ALLE ISOLE

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani

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Capitolo 2

Il mio primo incontro col comandante Annibale Balsimelli avvenne sull'acqua, dove volete che si conoscano due marinai? Annibale stava pescando seppioline in un punto della laguna di Venezia dove mi trovai a passare con una barca a vela lunga pochi metri. Quando ci incontrammo io ero molto giovane e il comandante molto vecchio, la condizione ideale per parlarsi con sincerità, anche se devo dire di non aver mai conosciuto marinai insinceri, fermo restando che sono i più grandi contaballe dell'universo.
Ma questo non c'entra con l'insincerità. Quella volta tra me e lui si parlò soprattutto di fondali, di bassi fondali per l'esattezza: da marinaio alle prime armi avevo piantato il bulbo del mio piccolo sloop nel basso fondale della laguna dove lui stava pescando, un errore da principiante che mi costò molta trepidazione e nessun danno, tranne quello di dover attendere qualcuno che mi lanciasse una cima. Me la lanciò Annibale che dopo avermi disincagliato mi portò a bere vino in un'osteria di Chioggia. - Dopo tante ore nell'acqua ci vuole del vino, ma lei un'altra volta segua le briccole, le hanno messe lungo i canali navigabili per evitare le secche, non lo sapeva? - Dopo quell'episodio diventammo amici e cominciammo a parlare di molte altre cose, soprattutto dei viaggi che Annibale aveva compiuto e dei quali gli erano rimasti i diari di bordo.
Erano volumi di dimensioni lievemente diseguali con impresso sulla copertina il marchio della bottega artigiana che li rilegava e ne curava la vendita. Le piccole differenze di formato testimoniavano l'evoluzione del modello nel corso del mezzo secolo nel quale esso venne prodotto ad Amalfi. Da quelle parti si faceva una carta eccellente, e anche il rilegatore che produsse i volumi sapeva il fatto suo, dopo tanti anni trascorsi in mare tra bonacce e acquazzoni le loro condizioni erano ancora perfette. Le pagine possedevano la robusta costituzione delle carte nautiche ed erano state fatte per essere vergate a mano, esercizio che Annibale, per il legame straordinario che lo univa al mare, compiva utilizzando inchiostro azzurro. Sui fogli bianchi la calligrafia minuta e ordinata del comandante spaziava in piena libertà, quantunque non sempre chiarissima, in una trama che ricordava le onde dell'alto Adriatico sotto una rinfrescata di bora.
In uno di quei libri Annibale parlava di una bettolina addetta al trasporto di acqua dolce tra la Sicilia e le isole Eolie della quale gli era stato affidato il comando nel 1934, ma della vicenda che si sviluppò durante quei trasferimenti non lessi quasi nulla, solo dati tecnici relativi alle rotte percorse e alle condizioni atmosferiche. Se mi fossi basato su quelle note non sarebbe apparso un bel niente, perchè dell'avventura, a differenza di altre che riportò sui giornali di bordo sotto forma di veri e propri racconti, Balsimelli registrò forza del mare, temperature della caldaia, miglia da un promontorio all'altro, ma della felicità o dell'infelicità delle persone che la vissero non lasciò tracce.
Non è vero, qualche indicazione su ciò che accadde nell'estate del 1934 c'era nel diario, ma si trattava di poca cosa, come se nell'occasione la parte introversa del comandante  avesse prevalso su quella esuberante ed estroversa. Il rifornimento di acqua potabile era un lavoro ordinario per un capitano di lungo corso come lui, infatti stando alle pagine del diario di bordo che egli compilò quella missione estiva (il trasporto di acqua dolce non durò più a lungo della stagione estiva) fu un succedersi di viaggi senza storia tra Palermo e Lipari. Nel testo però, qua e là tra i paragrafi, comparivano ora una frase, ora un'abbreviazione, ora una sigla priva di spiegazione, tanti piccoli incisi che non mi fu possibile decifrare. Da una delle ultime pagine inoltre mi saltò letteralmente in faccia un ritratto a colori di Annibale dotato di una particolare forza espressiva. Io che l'avevo conosciuto di persona rividi in quell'immagine lo sguardo sornione che Annibale mostrava mentre si faceva beffe del mondo. Le parole gettate qua e là tra le righe e lo strano quadretto verso la fine del libro davano l'impressione che dietro il testo in chiaro ne esistesse uno sotto traccia e mi fecero sospettare che l'autore nascondesse qualcosa, che oltre le scarne note di viaggio vi fossero dei fatti che Annibale voleva ricordare senza renderli espliciti. Non ci avrei cavato molto di più se non avessi conosciuto un marinaio che aveva diviso quell'esperienza con lui. Successe a Genova dove, tra i deliri del mare alto che pare doverla sommergere da un momento all'altro, mi imbattei in Gaetano, il macchinista che era stato imbarcato insieme ad Annibale sulla nave cisterna. Fu lui a raccontarmi la storia di quell'estate e finalmente tutte le abbreviazioni e le omissioni del libro di bordo acquistarono un senso e divennero comprensibili. Seppi così che per Annibale Balsimelli l'estate del 1934 non era stata banale, che non aveva rappresentato il semplice succedersi di operazioni di rifornimento di acqua dolce all'isola di Lipari, ovvero che qualcosa di dolce c'era stato, ma non si tratta solo di acqua da bere. Tutto questo emerse come d'incanto dietro al nome allegro e regale della piccola nave Franceschiello.

 

Bettolina

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PREFAZIONE
L'ENIGMA DEL RITRATTO
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