ACQUA DOLCE ALLE ISOLE

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani

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Capitolo 3

Una vecchia nave lunga quarantacinque metri non è l'ideale per navigare in mezzo al Mediterraneo, ma in quel pomeriggio di giugno il comandante Balsimelli giunse alla conclusione che era meglio prendere il mare su una carretta piuttosto che girare senza meta nel caldo asfissiante di Palermo.
Erano sette mesi che il cantiere navale aveva tirato in secco lo yawl del barone Nasca e i lavori per ripararlo e rimetterlo in navigazione non erano giunti nemmeno a metà. Annibale non ne poteva più di restare a terra, a forza di camminare lungo i moli e per le strade che terminano dove comincia il mare gli erano venuti i calli ai piedi, per un marinaio il segnale che la sosta in porto si è prolungata oltre ogni limite sopportabile.
Il locale dentro il quale Annibale si trovava a fare considerazioni così perentorie era una di quelle fiaschetterie palermitane dove le botticelle di vino coprono le pareti dal pavimento al soffitto e lì, nel fresco che profumava di vini inaciditi, il comandante beveva un bicchieretto di marsala della premiata ditta Florio cercando di sollevarsi con quel vino solare dal malumore nel quale era precipitato.
- Accidenti ai cantieri e alle balle che i cantieristi raccontano ai propri clienti per giustificare i tempi biblici delle loro riparazioni! -
Mentre così andava imprecando si accorse che nel tavolo accanto al suo un'anziana signora beveva lo stesso vino che beveva lui nel tentativo di porre rimedio a un umore altrettanto  temporalesco. Dal modo di fare e dalle espressioni che di tanto in tanto le sfuggivano dalla bocca la donna dava l'idea di essere alle prese con un grattacapo assai più grave di quello che affliggeva il comandante.
- Proprio oggi doveva morire quello scimunito! -
La sfiorita bevitrice, curva e fremente, portava un cappellino di paglia fissato al capo con due spilloni neri, abbastanza ridicolo da far credere che la signora fosse una squinternata in gramaglie per la morte del proprio gatto. Le sue imprecazioni a proposito della scomparsa dello sconosciuto, sempre ammesso che non si trattasse di un felino da salotto, si accendevano e si spegnevano tra un sorso e l'altro senza mutare di tono. Fu quando in quel rosario entrò la parola "nave" che il comandante Balsimelli comprese chi fosse il compianto. La sua compagna di malumori stava parlando di un conduttore di imbarcazioni che il destino aveva portato nell'oceano senza burrasche nel quale i capitani di mare si trasferiscono quando muoiono.
- Proprio oggi che la nave doveva partire, accidenti a lui. E adesso chi me la porta a Lipari?
Dopo aver udito quelle parole Annibale pensò che partecipare al lutto della sconosciuta fosse non solo un gesto di vicinanza umana, ma la doverosa manifestazione di cordoglio per la scomparsa di un fratello di mare.
- Mi permetta, signora, di farle le più vive condoglianze e di alzare il bicchiere alla memoria di quel capitano. Sono pilota di navi anch'io, e intendo celebrare degnamente la morte di un collega.
Dopo averlo osservato a lungo, la signora levò il bicchiere e si unì al brindisi.
- Mi consenta anche – proseguì Annibale - di offrirle la mia disponibilità a sostituirlo.
Un'espressione diffidente si dipinse sul volto della donna. L'agenzia marittima le aveva assicurato che nel porto di Palermo non c'era nessuno in grado di accettare l'incarico che era stato del defunto, ed ora lei stessa si imbatteva in un comandante in cerca di imbarco.  D'istinto si domandò se il suo interlocutore non fosse un ubriacone, un poco di buono, o se non si trattasse semplicemente di un matto. Poichè l'aspetto dello sconosciuto non ricalcava nessuna delle tipologie prese in esame, cominciò a sperare di trovarsi dentro un caso fortunato.
- Così lei sa portare una nave, è questo che intende dire?
- Dove vuole e quando vuole, signora.  Capitano di lungo corso Annibale Balsimelli, ai suoi ordini. Quanto è lunga questa nave?
- Si tratta del Franceschiello, nave cisterna di mia proprietà, quarantacinque  metri fuori tutto. Ma lei ha le carte in regola per fare ciò che dice?
Questo era il genere di domande capace di mandare in bestia il comandante Balsimelli, ufficiale della marina mercantile argentina, di quella statunitense e da qualche anno anche di quella italiana, oltre che valido pilota di yacht a vela. Le carte in regola Balsimelli le possedeva tutte e oltre a questo non si sarebbe mai permesso di vantare titoli che non gli appartenevano. Guardando l'anziana signora però tacque, trattenuto dal timore che una rispostaccia gli impedisse di prendere il mare proprio quando il destino sembrava volerlo riportare al comando di un'imbarcazione. Invece tirò fuori dal portafoglio la licenza di capitano di lungo corso concessagli dalle autorità degli Stati Uniti d'America, un certificato che avrebbe accontentato qualsiasi armatore. Fu allora che la sua interlocutrice sorrise per la prima volta.
- Un documento di prim'ordine, signor Balsimelli. Sono proprio rasserenata, ho una nave pronta a partire e un comandante disposto a prenderne il timone. Se lei permette ordinerei un altro giro di questo buon vino per onorare di nuovo il fu Matteo Campanella, il vecchio comandante. Sono sicura che dal cielo, dove senz'altro si trova, sia stato lui a farci incontrare.  Don Matteo deve essersi reso conto di avermi lasciato nei guai morendo. -
Così dicendo mostrò il bicchierino al vinattiere che accorse con la bottiglia di Marsala e glielo riempì. Anche Annibale si fece riempire il suo e brindò con lei alla memoria del predecessore. Tutto si era svolto così alla svelta che gli non gli sembrava vero essere di nuovo al comando di una nave, una cosa che andava al di là dei suoi più ardenti desideri e lo riportava col ricordo ai primi anni della sua carriera. L'ultima nave che aveva comandato si chiamava San Jorge e trasportava carne congelata dai grandi mattatoi di Buenos Aires ai porti dell'America del nord. Non grande e nemmeno veloce, il mercantile San Jorge non era un'imbarcazione facile da portare. Più di una volta i marosi dell'Atlantico l'avevano messa in difficoltà e il comandante Balsimelli aveva avuto il suo da fare per giungere in porto. Il comando di una bettolina sarebbe stato molto meno impegnativo. Annibale era curioso di vedere il Franceschiello, forse una carretta del mare – pensò -  e dopo aver conosciuto la proprietaria ne era quasi certo, ma indiscutibilmente un mezzo capace di fargli riguadagnare il mare aperto, per lui la cosa più importante.

 

sfiorita bevitrice

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PREFAZIONE
L'ENIGMA DEL RITRATTO
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CAPITOLO 4
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CAPITOLO 6
CAPITOLO 7
CAPITOLO 8
CAPITOLO 9
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