ACQUA DOLCE ALLE ISOLE

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani

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Capitolo 4

Gaetano faceva il barista a Genova. Che fosse stato marinaio si capiva dai tatuaggi che partivano da un'ancora collocata sull'avambraccio sinistro e arrivavano a una sirena distesa pigramente sul destro lungo una rotta segnata da squali, stelle marine e cime annodate. Se questo non fosse bastato a rivelare l'appartenenza di Gaetano al mondo degli uomini di mare, lo avrebbe fatto l'immagine appesa al muro del bar, una foto sbiadita che lo ritraeva davanti alla fiancata di un mercantile. L'uomo parlava di viaggi per mare, a Genova non è raro incontrare soggetti così, e tra una chiacchiera e l'altra venne fuori che aveva navigato sul Franceschiello, nave cisterna in servizio lungo le coste della Sicilia. Quando Gaetano pronunciò quel nome mi venne in mente il volume di Annibale sul quale la nave era menzionata.
Sulla prima pagina del giornale di bordo datato giugno 1934 il comandante Balsimelli aveva disegnato il profilo dell'imbarcazione, una specie di grande rimorchiatore dotato di un camino verticale posto tra i due alberi delle vele, accoppiata comune sui vecchi battelli a vapore sui quali gli armatori, consapevoli delle difficoltà di reperire carbone lungo alcune rotte, esigevano accanto alla propulsione meccanica un'attrezzatura velica completa. Sotto il nome dell'unità, scritto a lettere cubitali, Annibale aveva riportato la potenza della macchina a vapore, il tonnellaggio, il pescaggio massimo e minimo e la tipologia delle pompe in dotazione. Per ultimo compariva una frase scritta in modo frettoloso, quasi a testimoniare che fosse stata aggiunta di sfuggita e con l'animo pieno di dubbi.
"Nave assai vecchia. Si muoverà?"
Su quella nave Annibale aveva ripreso a esercitare la professione di capitano di lungo corso dopo anni trascorsi a pilotare yacht a vela, un ritorno del tutto casuale, come casuale era stato l'incontro con l'armatrice nella fiaschetteria palermitana. Il periodo degli imbarchi sui mercantili si era interrotto per il comandante Balsimelli al suo arrivo in Europa dopo la lunga esperienza americana. Sulle vicende relative ai suoi anni americani le notizie sono poche, i diari di bordo in mio possesso riguardano solo il periodo europeo. Non so se il comandante conservasse da qualche parte analoghi manoscritti sui viaggi effettuati in America. Tuttavia credo che l'abitudine di conservare i libri di bordo Annibale l'abbia assunta al suo arrivo in Sicilia quando, col riappropriarsi della propria identità italiana, identità che aveva rinnegato fuggendo dal paese all'avvento del fascismo, sentì il bisogno di tenere memoria dei suoi spostamenti, un'abitudine da solitario. Il comandante era uno di quegli uomini che nella solitudine hanno trovato il giusto equilibrio. Pur coltivando una lunga relazione sentimentale, Annibale viveva solo. La sua donna, una marsigliese incontrata prima della guerra, quando lo conobbi non c'era più. Si erano frequentati per quarant'anni, Isoline stava a Marsiglia e il suo carattere non era dissimile da quello di Annibale. Ogni tanto il comandante partiva per trascorrere insieme a lei qualche giorno, a volte invece era Isoline a raggiungerlo a Chioggia.  Annibale me ne accennò una sola volta e vidi i suoi occhi farsi lucidi e il suo sguardo volgere verso l'orizzonte dove capii che continuava a vederla col cuore.
Nel bar genovese di cui era gestore Gaetano mi parlò della nave Franceschiello col calore di chi rievoca la propria gioventù, un ricordo antico che lo riempiva ancora di entusiasmo.
- Si trattava di una nave a vapore, scommetto che lei non ne ha mai viste. -
Era la verità, le navi a vapore non appartenevano ai miei ricordi, erano scomparse molto prima che io nascessi.
- Già nel 1934 – proseguì Gaetano -  benché ne rimanessero in servizio diverse, non erano più tanto comuni. Il Franceschiello era una nave piccolissima, ma molto efficiente. La sua macchina a vapore inglese mi sembra ancora di sentirla sbuffare. Per quante imbarcazioni io abbia praticato non ne ho mai amato nessuna come amai quella bettolina siciliana ... -
Gaetano si fermò e dai suoi occhi sognanti capii che non era più nel bar, che il ricordo della piccola nave a vapore lo aveva assorbito completamente.
- La comandava Annibale Balsimelli – dissi per riportarlo al presente.
- Prima c'era stato Matteo Campanella, un napoletano di buon carattere, ma col cuore scassato. Ci eravamo conosciuti sul postale che collegava Siracusa a Bengasi, una nave passeggeri dove Campanella era comandante in seconda e io fuochista. Viveva a Trapani con moglie e figli e quando gli offrirono il comando della cisterna Franceschiello che stazionava in quel porto non gli parve vero di poter lavorare vicino a casa. Sul mercantile che andava in Africa eravamo diventati amici e mi propose di seguirlo. L'ingaggio era buono, così accettai e mi trasferii a Trapani col grado di macchinista, una promozione in piena regola. Navigammo insieme per un po', poi purtroppo il cuore di Campanella non resse e il poveretto morì di infarto. Fu allora che a comandare il Franceschiello venne assunto Annibale Balsimelli. -

 

comandante Matteo Campanella

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PREFAZIONE
L'ENIGMA DEL RITRATTO
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CAPITOLO 6
CAPITOLO 7
CAPITOLO 8
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CAPITOLO 19
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CAPITOLO 21
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CAPITOLO 32
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