ACQUA DOLCE ALLE ISOLE

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani

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Capitolo 7

Alle cinque del mattino quando la nave cisterna lasciò il porto di Palermo diretta a Lipari le onde, rese ardite dal maestrale, schiaffeggiarono la prua con insolenza. Per appartenere a un mare che conosceva quelle lamiere da anni era un gesto sgarbato, ma il vecchio bastimento parve non farci caso rispondendo alle spallate dei marosi con la flemma inglese della sua macchina a vapore.
Uno scroscio d'acqua più alto degli altri raggiunse il ponte di comando dove Annibale si trovava al timone. L'imbarcazione diede uno scossone e le guance del giovane Tancredi, già bianche come lenzuola, si fecero ancor più livide. Annibale lo guardò.
- Siediti giovanotto. Tra qualche minuto avremo il mare in poppa e il beccheggio sarà meno fastidioso. -
Il Franceschiello che procedeva per uscire dal porto, affrontava il maestrale di petto salendo e scendendo sulla schiena delle onde come un volonteroso animale da soma, ma presto la sua prua avrebbe puntato a est per mettersi in rotta verso Lipari. Col  vento alle spalle il movimento sarebbe diventato più dolce e la vecchia nave avrebbe assunto un passo più tranquillo. Il ragazzo non si mosse, impegnato com'era nel tentativo di resistere alla nausea, allora Annibale lo spinse a sedere su una poltroncina. Tancredi invece, sentendo approssimarsi un conato, uscì sul cassero e si sporse per vomitare. Quando fu all'aria aperta si tenne alle draglie della ringhiera mentre gli sforzi lo scuotevano come una marionetta. Il giovane non era dotato di piede marino, osservò il comandante Balsimelli, chissà cosa lo aveva spinto a chiedere l'imbarco sulla cisterna.
Tenendo la carta nautica aperta davanti a sé, il comandante misurò la distanza tra il porto di Palermo e quello di Lipari, un'ottantina di miglia. La nave procedeva a una velocità di dieci nodi, nel pomeriggio sarebbero arrivati a destinazione. Servendosi dell'interfono, un tubo di rame che terminava a imbuto, il comandante chiese a Gaetano come procedessero le cose in sala macchine.
- Tutto a posto – gracchiò la voce del macchinista – metto carbone in caldaia e salgo a fare il caffè. -
Quando apparve sul ponte si fermò a scrutare le onde che si aprivano all'incedere del piroscafo. Di fronte a lui, aggrappato alla battagliola, il giovane Tancredi respirava con affanno.
- Che ti succede? -
- E' terribile Gaetano, non sono mai stato male in questo modo. -
- Le prime volte succede a tutti, fatti coraggio. È così che si diventa marinai. -
Il ragazzo assentì cercando di sorridere. In quel mentre dalla porta che immetteva nella stiva uscì Donato che, raggiunta la plancia, si fermò di fronte a lui porgendogli un mezzo limone da leccare, il suo rimedio contro il mal di mare. Tancredi diede una prima timida leccatina al frutto e la cosa parve farlo stare meglio, così si mise a succhiare il limone con energia. In quel mentre il Franceschiello uscì dal porto e iniziò la virata a est che lo avrebbe messo in rotta verso le isole Eolie, Annibale eseguì la manovra lentamente fino a portare la nave parallela alla costa siciliana.
- Qualcuno aveva parlato di caffè o sbaglio? – disse rivolto al macchinista.
- Agli ordini comandante. Cinque minuti e il caffè sarà pronto. Se il mozzo è libero lo vorrei con me in cucina. -
Il locale che fungeva da cucina era un bugigattolo alle spalle della timoneria. In quell'angusto spazio vi era un fornello a due fiamme, una piccola credenza piena di pentole e un secchiaio. Un oblò tondo faceva entrare quel tanto di luce che serviva a preparare un caffè o a cucinare un piatto di spaghetti. Gaetano entrò seguito da Tancredi.
- Mentre macino il caffè tu laverai la caffettiera, è un mese che nessuno la usa e ci vuole una bella strigliata. -
Tancredi estrasse la napoletana dallo stipo e si mise a smontarla. La nave aveva smesso di beccheggiare.
- Va meglio ora? - chiese Gaetano.
- E' passata, grazie. Non è la nave a farmi star male, è che stanotte ho dormito poco, in cabina faceva troppo caldo. -
Il macchinista prese il macinacaffè e dopo averlo riempito cominciò a girare la manovella.
- Si vede che non sei abituato a dormire a bordo. Giù nel locale della caldaia fa caldo, non nelle cabine. Eppure ci si dorme a meraviglia, dovresti chiederlo a Donato che ci passa tutte le notti. Ma non pensarci, alla fine dell'estate sarai diventato un marinaio in piena regola, vedrai. Quanto al mal di stomaco, quasi tutti i marinai ne soffrono, ho visto autentici lupi di mare vomitare l'anima durante le burrasche. Sapessi quante volte sono stato male anch'io. Se sei qui vuol dire che ami il mare e ciò che si ama a volte fa soffrire. -

 

Tancredi sente approssimarsi un conato

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PREFAZIONE
L'ENIGMA DEL RITRATTO
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CAPITOLO 5
CAPITOLO 6
CAPITOLO 7
CAPITOLO 8
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CAPITOLO 10
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CAPITOLO 33


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