ACQUA DOLCE ALLE ISOLE

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani

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Capitolo 11

Il ritorno a Palermo fu più rapido dell'andata, il Franceschiello alleggerito viaggiò a dodici nodi con metà della forza. Nel porto palermitano la nave accostò al molo di rimessa dove gli uomini collegarono le tubature all'acquedotto per riempirla di nuovo di acqua dolce. Il ragionier Pascione, contabile della signora Sanfilippo, li attendeva con l'ordine di viaggio, il giorno dopo la cisterna avrebbe ripreso la rotta delle Eolie per scaricare di nuovo a Lipari.
- Il ritardo dell'ultimo rifornimento li ha lasciati a secco - disse l'impiegato - il Franceschiello dovrà tornare laggiù. -
- Sono qui per questo –  rispose Annibale.
- A completare il carico ci vorrà tutta la notte. Parta appena è pronto, comandante Balsimelli. -
Il rifornimento delle taniche avveniva per caduta, così Annibale potè dormire senza essere disturbato dal martellare della pompa. Alle sette del mattino la nave era pronta a salpare. Il tempo era calmo e quando Annibale comparve in plancia notò che l'aspetto di Tancredi era tornato normale.
- Oggi starai al timone - gli disse – ti sei imbarcato per imparare, figliolo, o mi sbaglio? -
Il ragazzo sorrise.
- Mi farà veramente timonare la nave? -
- Oh, non credere che questo basti per diventare capitano di lungo corso. Se hai intenzione di fare il mestiere di capitano dovrai studiare, e molto. Ma per cominciare va bene. Ora darò al macchinista il comando di muovere, tu seguirai le mie istruzioni. -
Dopo aver ordinato di mollare gli ormeggi, Annibale diede l'avanti adagio alla sala macchine, poi si rivolse al giovane timoniere.
- Cinque gradi a sinistra. -
Tancredi spinse la ruota del timone nella direzione indicata dal comandante e il piccolo bastimento prese il largo dolcemente. Annibale osservava il mare oltre la prua, era una mattina tranquilla e, a parte qualche gozzo da pesca in entrata e in uscita, in porto non c'era traffico. Il Franceschiello raggiunse il mare aperto, dove Annibale lo fece mettere in rotta per le Eolie.
- Adesso mantieni questa prua. -
Il ragazzo impugnava la ruota con grande attenzione, spostando di continuo gli occhi dalla bussola al mare. L'idea di trovarsi al timone della nave riempiva di benesse tutto il suo corpo, stomaco compreso, ed egli non era più assalito dalla nausea che lo aveva tormentato nel corso del primo viaggio. Proseguirono in silenzio per una decina di minuti, fino a quando Gaetano salì a preparare il caffè. Il macchinista portò un vassoio su cui aveva posato accanto alla caffettiera un bricco di latte e delle focacce salate. Tancredi mangiò tenendo una focaccia con una mano e la ruota del timone con l'altra.
- Come ha cominciato a navigare, comandante? -
Annibale si era sfilato la giacca e sedeva di fronte alla sua tazza di caffè.
- Mi imbarcai come mozzo. Si trattava di un mercantile che andava da Genova a Montevideo. Impiegammo un mese per arrivarci, ma tutto ciò che vidi furono le pareti della sala macchine. Su quel bastimento la disciplina era feroce per i mozzi, difficilmente ci veniva concesso di salire sul ponte di coperta. -
Annibale stava parlando quando una nave diretta al porto di Palermo fece la sua comparsa all'orizzonte, il comandante ordinò a Tancredi di accostare a dritta. Si trattava di un mercantile impiegato nel piccolo cabotaggio, la sua sagoma era irta di gru. Mentre prestava attenzione alla manovra il comandante ripensò al suo primo imbarco, a quella avventura nel cuore della giovinezza le dure condizioni nelle quali era avvenuta non toglievano nulla al fascino di un ricordo che ancora lo emozionava.
- Il mare, più che vederlo, lo dovevo immaginare. Ma l'immaginazione a volte fa vedere le cose meglio degli occhi. -
La giornata estiva fece sollevare nubi di bel tempo, alle undici il cielo era tutto un rincorrersi di batuffoli bianchi. Le onde si incresparono e alzarono le ochette sulla superficie marina. Un paio di barche da pesca incrociarono il Francesciello da lontano, il comandante non le guardò neppure, mentre Tancredi accennò a tirare la manopola della tromba. Fu Gaetano a fermarlo.
- Che fai, suoni ai pescatori? Mica ci serve il pesce! – esclamò ridendo mentre si dirigeva alla scala che portava sotto coperta - Vado a vedere cosa combina Donato, vediamo se si è ricordato di mettere carbone in caldaia. -
Tancredi ritrasse la mano arrossendo. Annibale attese che il secondo fosse uscito dalla plancia di comando prima di dire la sua.
- Non dargli retta ragazzo, e suona pure ai pescatori. Alla tua età bisogna stare allegri. -

 

ragionier Pascione

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PREFAZIONE
L'ENIGMA DEL RITRATTO
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CAPITOLO 2
CAPITOLO 3
CAPITOLO 4
CAPITOLO 5
CAPITOLO 6
CAPITOLO 7
CAPITOLO 8
CAPITOLO 9
CAPITOLO 10
CAPITOLO 11
CAPITOLO 12
CAPITOLO 13
CAPITOLO 14
CAPITOLO 15
CAPITOLO 16
CAPITOLO 17
CAPITOLO 18
CAPITOLO 19
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CAPITOLO 21
CAPITOLO 22
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CAPITOLO 25
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CAPITOLO 27
CAPITOLO 28
CAPITOLO 29
CAPITOLO 30
CAPITOLO 31
CAPITOLO 32
CAPITOLO 33


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