ACQUA DOLCE ALLE ISOLE

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani

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Capitolo 14

Una sera, riuniti nel giardino della latteria di Gaetano, conobbi il montenegrino Slatan Petric' e il portoghese Nivaldo Braga, vale dire gli esuli di mare che dividevano con lui la vecchiaia dopo aver spartito la stessa sorte a bordo della navi.
Entrambi, quando l'età li aveva lasciati a terra, avevano scelto Genova come luogo dove far asciugare le ossa. Il primo, riprendendo il suo antico mestiere di velaio, aveva aperto una piccola veleria, il secondo aveva continuato in una trattoria del porto la carriera di cuoco intrapresa sui mercantili. La città si era incaricata di farli incontrare e da quel giorno avevano cominciato a frequentarsi per ripercorrere nel ricordo i mari che avevano solcato da giovani. Gaetano mi presentò ai suoi amici.
- Il ragazzo conosceva il comandante Balsimelli. -
La sua affermazione mi fece capire che la figura di Annibale non era ignota ai due marinai, Gaetano ne doveva aver parlato nei loro incontri serali.
- Peccato manchi Cafiero - disse Slatan - si trova ancora a Oslo. Katerina sta male e credo che il nostro amico si farà vedere solo dopo che sarà morta. -
- In quel caso, chissà se lo rivedremo, il marconista - rispose cupamente Gaetano, alludendo al rapporto quasi mistico che univa Cafiero alla ballerina conosciuta in un night di Panama molti anni prima e alla quale aveva legato la propria esistenza - Non so se le sopravviverà. -
Nivaldo volle aggiungere a mio benficio qualcosa sull'argomento.
- Quei due sono sempre rimasti lontani l'uno dall'altra. Se la vita non li convinse mai ad unirsi, ora c'è riuscita la morte. Da quando Katerina ha annunciato di essere malata, il nostro amico Cafiero non si è più allontanato da lei. Un amore che solo conoscendo Cafiero, uomo non comune, si può comprendere. -
A suggellare la celebrazione di quel lutto annunciato, seguì da parte di tutti un silenzio che si prolungò per diversi minuti.
- Anche l'amore di Annibale per Isoline era così - disse Gaetano rivolgendosi a me. - Lei stava a Marsiglia e lui in giro per il Mediterraneo sullo yacth del barone. Glielo ha mai raccontato, Balsimelli? -
Quel poco che sapevo sulla ragazza francese amata da Annibale lo avevo letto nei suoi diari di bordo nei quali il nome Isoline ogni tanto compariva. Avevo appreso che si trattava di una camiciaia, ma il vecchio comandante non mi aveva mai parlato di lei. Annibale teneva il suo ritratto sulla libreria, la foto di una mora piccolina che sorrideva con gli occhi.
- Stava a Marsiglia - riprese Gaetano - dove il barone Nasca approdava ogni estate per raggiungere Montecarlo. Il comandante Balsimelli le era molto legato. Proprio nell'estate del 34' le spedì una fotografia dove appariva il Franceschiello col suo equipaggio a Lipari. L'aveva scattata un fotografo ambulante mentre aspettavamo che la nave finisse di scaricare acqua. In basso stava scritto "A Isoline da parte di Annibale."  Lo ricordo perchè ognuno di noi ne ebbe una copia, io la mia la conservo ancora. Era la terza volta che scaricavamo acqua a Lipari e fu in quella occasione che avvenne il fatto che avrebbe impresso una svolta alla mia vita. -
La frase, pronunciata da Gaetano a bassa voce, senza retorica, mi incuriosì. Non so cosa mi aspettassi di ascoltare, ma il narratore si era fermato come chi sta per affrontare argomenti spinosi, i più promettenti per innalzare l'interesse di un racconto.

 

Isoline

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PREFAZIONE
L'ENIGMA DEL RITRATTO
CAPITOLO 1
CAPITOLO 2
CAPITOLO 3
CAPITOLO 4
CAPITOLO 5
CAPITOLO 6
CAPITOLO 7
CAPITOLO 8
CAPITOLO 9
CAPITOLO 10
CAPITOLO 11
CAPITOLO 12
CAPITOLO 13
CAPITOLO 14
CAPITOLO 15
CAPITOLO 16
CAPITOLO 17
CAPITOLO 18
CAPITOLO 19
CAPITOLO 20
CAPITOLO 21
CAPITOLO 22
CAPITOLO 23
CAPITOLO 24
CAPITOLO 25
CAPITOLO 26
CAPITOLO 27
CAPITOLO 28
CAPITOLO 29
CAPITOLO 30
CAPITOLO 31
CAPITOLO 32
CAPITOLO 33


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