ACQUA DOLCE ALLE ISOLE

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani

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Capitolo 15

Il terzo viaggio a Lipari si prolungò per quattro giorni, il rifornimento fu lungo e laborioso. Si dovettero utilizzare molte manichette che vennero unite le une alle altre con difficoltà, dato il cattivo stato delle giunture. Gaetano, Donato e Tancredi lavorarono per un giorno intero per far sì che la conduttura non perdesse acqua. Un pomeriggio un uomo vestito di grigio venne a sedersi nel caffè dove il comandante Balsimelli trascorreva il tempo aspettando che il rifornimento avesse termine. Fu quell'abbigliamento sobrio e signorile a colpire Annibale, un modo di vestire non comune sull'isola, un vestiario che i liparesi avrebbero definito "continentale". Dopo aver ordinato un espresso lo sconosciuto si mise a leggere un libro.
- Si tratta di un individuo sottoposto al confino dalla polizia - confidò il cameriere al comandante - qui sull'isola ce n'è un gruppo, tutte persone contrarie al fascismo. Nessuno può rivolgere loro la parola e alle sette di sera devono rientrare nell'alloggio che è stato loro assegnato. Quello che vede è un medico di Torino. -
Facendosi schermo di una copia del Giornale di Sicilia che si trovava sul tavolo, il comandante Balsimelli si mise a osservarlo. Era la prima volta che gli capitava di imbattersi in un confinato e la cosa gli faceva uno strano effetto. Di loro aveva sentito parlare, anche se si era sempre trattato di frasi colte qua e là. In quegli anni nessuno parlava volentieri del confino politico, un argomento di conversazione dei meno salutari se si volevano evitare grane. Il barone Nasca, un giorno che era in vena di scherzi, ci aveva riso. - Attento Annibale - l'aveva apostrofato dopo una sua battuta poco bella su Mussolini - di questo passo finirà al confino. -
Ora, di fronte allo sconosciuto in giacca e cravatta, così fuori luogo su quell'isola bruciata dal sole, il confino si rivelava nella sua banale brutalità, un'ingiustizia che strappava gli avversari del regime alle loro case e ai loro affetti per relegarli in luoghi lontani e difficilmente raggiungibili. Osservandolo, Annibale gli attribuì un'età vicina alla propria, una quarantina d'anni e un carattere solido. L'uomo si mostrava padrone di sé pur essendo costretto ad interpretare il ruolo non invidiabile di individuo pericoloso e asociale. Intanto lo strano personaggio si era alzato e se ne era andato via. Il cameriere uscì a recuperare le monete lasciate sul tavolo.
- E' una brava persona, viene qui a leggere i suoi libri, ma non può parlare con nessuno. -
Il comandante Balsimelli lo guardò senza rispondere. La figura del medico confinato gli ricordava quella di suo padre. Anche di lui Annibale rammentava l'abitudine a indossare tutti i giorni la camicia e la cravatta. Ma la camicia, papà Libero, la indossava solo bianca. - Le persone per bene la portano così - soleva dire - e quando è sporca la lavano. -
Non aggiungeva altro Libero Balsimelli, era un uomo di poche parole. A causa delle proprie idee aveva subìto più di uno sgarbo dai fascisti, ma non era questo il solo motivo di avversità di Annibale nei confronti dei nuovi padroni d'Italia. Ciò che non poteva perdonare loro era l'uccisione del suo amico Dario, morto in seguito a un'aggressione squadrista. Era stato dopo quel delitto che Annibale se ne era andato nelle Americhe imbarcandosi su un mercantile. Il mare aveva rappresentato la strada per allontanarsi dalle violenze che insanguinavano la nazione, nel mare aveva ritrovato la pace. Ora il mare lo riportava a contatto con una realtà che si collegava a quelle drammatiche vicende e gli faceva scoprire il vero volto della dittatura vincente nel paese.
Il fischio del Franceschiello che segnalava la fine delle operazioni riportò Annibale al presente. Restavano da rifornire le cisterne della Marina Militare che si trovavano in un altro punto dell'insenatura, e per quelle il piccolo piroscafo sarebbe tornato ancora una volta. La traversata verso Palermo avvenne senza inconvenienti, il battello ormeggiò nella sua banchina e il comandante si avviò silenzioso verso la città.

 

Libero Balsimelli

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PREFAZIONE
L'ENIGMA DEL RITRATTO
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CAPITOLO 2
CAPITOLO 3
CAPITOLO 4
CAPITOLO 5
CAPITOLO 6
CAPITOLO 7
CAPITOLO 8
CAPITOLO 9
CAPITOLO 10
CAPITOLO 11
CAPITOLO 12
CAPITOLO 13
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CAPITOLO 15
CAPITOLO 16
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CAPITOLO 18
CAPITOLO 19
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CAPITOLO 21
CAPITOLO 22
CAPITOLO 23
CAPITOLO 24
CAPITOLO 25
CAPITOLO 26
CAPITOLO 27
CAPITOLO 28
CAPITOLO 29
CAPITOLO 30
CAPITOLO 31
CAPITOLO 32
CAPITOLO 33


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