ACQUA DOLCE ALLE ISOLE

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani

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Capitolo 17

Tra le onde davanti al Franceschiello fluttuavano le falci d'oro che il sole nascente sprigionava sull'acqua all'avanzare della nave. Annibale osservava il mare dalla plancia di comando e gli pareva di non  averlo mai visto così bello mentre la prua dirigeva a est per raggiungere le isole Eolie con un nuovo carico di acqua dolce. Gaetano entrò portando una caffettiera fumante. Bevvero caffè senza parlare, lo spettacolo dell'alba non aveva cancellato del tutto la tristezza dallo sguardo di Annibale. Uscito il macchinista, egli riprese a pensare allo strano personaggio incontrato pochi giorni prima nel bar di Lipari, il medico torinese perseguitato per motivi politici. Se non avesse deciso di allontanarsi dall'Italia all'avvento del fascismo, quello del confinato politico sarebbe stato anche il suo destino, il comandante Balsimelli non aveva dubbi in proposito. L'entusiasmo per l'avventura fascista che aveva conquistato i suoi connazionali gli era passato accanto senza agganciarlo. Invece di partecipare alle patriottiche adunate dove si inneggiava al duce, Annibale se ne era andato all'estero e là, lontano dal suo povero paese, non gli era stato difficile capire quanto vi fosse di falso e di corrotto nella grande macchina dittatoriale che si era messa in moto in Italia. Della annunciata rivoluzione fascista restavano vane parole d'ordine, la nazione era ripiombata senza rimedio nei suoi vizi, coi poveri sempre più ingannati e i ricchi sempre più avidi e disonesti. Nulla era cambiato nei costumi del Bel Paese, se non che ora, per un semplice sospetto, si poteva finire deportati a mille chilometri di distanza dalla propria casa senza bisogno che un giudice emettesse una sentenza, come doveva essere accaduto al medico torinese intravisto al bar. L'incontro con lui aveva riacceso nel cuore di Annibale sentimenti che egli credeva di aver sepolto definitivamente il giorno che si era imbarcato per l'America, sentimenti che nemmeno lo spettacolo del mare scintillante di luce riusciva a spegnere.
Il segnale sonoro lo avvertì che Gaetano lo stava chiamando dalla sala macchine. Aperto il bocchettone dell'interfono, Annibale ascoltò le parole del macchinista.
- Si tratta di Tancredi, non è a bordo. Lei sapeva che oggi non sarebbe venuto con noi? -
- Non so cosa dire, secondo. Ero convinto che il ragazzo si trovasse sul Franceschiello. Ha dato un'occhiata nella sua cabina? -
- Non ce n'è stato bisogno, Donato lo ha visto scendere dalla nave pochi minuti prima che noi arrivassimo e dirigersi verso la città. -
- Vorrà dire che al ritorno gli tirerò le orecchie. È un atto di indisciplina che non mi aspettavo da lui. -
- Non gli sarà capitato qualcosa? Sono preoccupato, comandante. -
- Nemmeno a me piace questa cosa, ma non siamo pagati dalla signora Sanfilippo per fare da balie a Tancredi. Quando saremo di nuovo a Palermo vedremo di capire cosa gli è successo. -
Il Franceschiello stava entrando nella baia di Lipari. Questa volta avrebbe rifornito i depositi di acqua dolce della Marina Militare. All'avvicinarsi della nave cisterna, un barcone della Capitaneria si fece incontro per guidarla alla boa di attracco. Le manovre vennero eseguite con celerità e l'acqua cominciò a fluire nelle manichette di tela. Dalla palazzina del comando giunse un ufficiale che pregò Annibale di seguirlo per fargli compilare i moduli dell'operazione. Quando tutto fu sistemato il graduato salutò il comandante e si allontanò a bordo di una motocicletta. Rimasto solo nello spazio antistante la caserma, Annibale si sedette su un muricciolo di pietra che fiancheggiava un gruppo di pini. Fu allora che si accorse della presenza del medico che aveva visto al caffè durante la sosta precedente. L'uomo passeggiava sotto gli alberi fumando una sigaretta e quando furono vicini fece un segno di saluto.
- Buon giorno – disse – fa parte dell'equipaggio della nave cisterna? -
- E' così, stiamo scaricando acqua dolce nei depositi della marina militare. E lei cosa fa a Lipari, non mi sembra uno del posto. -
L'imbarazzo provato nel trovarselo di fronte aveva spinto Annibale a fingersi all'oscuro del vero motivo che aveva portato fin lì l'uomo del nord, una bugia inutile visto che sull'isola tutti sapevano quale fosse la condizione del dottore torinese.
- Avrei voluto venirci per turismo a Lipari, è così bella. Invece mi hanno obbligato a stabilirmi qui con un foglio di polizia.  Sono uno di quelli ai quali Mussolini cerca di far cambiare idea offrendo vacanze come questa, insomma un sovversivo, secondo lui. -
La franchezza della risposta piacque ad Annibale.
- Allora dovrei guardarmi dal parlare con lei – disse sorridendo – le guardie potrebbero pensare che anch'io sia un sovversivo. -
- Non si preoccupi, a quest'ora le guardie sono tutte in paese a mangiare. L'unico rischio che corre è che, parlando con me, si convinca che Mussolini ha torto, nel caso non lo pensi già. -
Chiacchierarono per un'ora durante la quale il confinato, incoraggiato dalla simpatia del suo interlocutore, lo mise al corrente della propria situazione. Pino Bogliasco era un anatomopatologo ancora giovane, ma già in carriera per raggiungere la docenza universitaria. Le sue idee liberali, ma soprattutto una lettera anonima inviata alla questura da un concorrente per il titolo accademico, lo avevano fatto diventare oggetto di una severa indagine di polizia al termine della quale l'aspirante professore era stato inviato a Lipari in domicilio coatto. L'uomo mostrava una rassegnazione non priva di sapiente buonsenso. Annibale avrebbe continuato volentieri la conversazione con lui, ma l'assenza di Tancredi lo teneva sulle spine. Quando dal Franceschiello giunse il fischio che segnalava la fine del rifornimento salutò il suo interlocutore.
- Adesso me ne devo andare, l'acqua è stata scaricata, ma fra qualche giorno saremo di nuovo qui. Se le serve qualcosa da Palermo non faccia complimenti, fare uno sgarbo a Mussolini non mi dispiacerebbe. -
L'uomo sorrise e chiese al comandante di aspettare un momento. Raggiunto il vecchio forte dove si trovava il suo alloggio ne uscì con in mano un fascicolo.
- Non speravo di incontrare una persona così gentile. Questa è una pubblicazione di anatomia patologica, la professione che esercito quando il capo del governo me lo consente. Si vende nelle librerie universitarie, a Palermo ce ne dovrebbero essere diverse. Mi può procurare il numero successivo della rivista? -

 

Pino Bogliasco, perseguitato politico

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PREFAZIONE
L'ENIGMA DEL RITRATTO
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CAPITOLO 2
CAPITOLO 3
CAPITOLO 4
CAPITOLO 5
CAPITOLO 6
CAPITOLO 7
CAPITOLO 8
CAPITOLO 9
CAPITOLO 10
CAPITOLO 11
CAPITOLO 12
CAPITOLO 13
CAPITOLO 14
CAPITOLO 15
CAPITOLO 16
CAPITOLO 17
CAPITOLO 18
CAPITOLO 19
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CAPITOLO 21
CAPITOLO 22
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CAPITOLO 24
CAPITOLO 25
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CAPITOLO 28
CAPITOLO 29
CAPITOLO 30
CAPITOLO 31
CAPITOLO 32
CAPITOLO 33


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