ACQUA DOLCE ALLE ISOLE

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani

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Capitolo 19

Nel retro del piccolo bar di Gaetano le bottiglie vuote di Pedavena si accumulavano al ritmo di una marea sigiziale. La tranquillità con la quale i tre anziani amici ne versavano il contenuto nei boccali, prima di ingollarlo nel corso di prolungate apnee, faceva parte dell'attitudine alla calma che caratterizza l'indole dei marinai. Dopo essersi approvvigionato di altre birre nel frigo del locale, Gaetano tornò a sedersi tra di noi.
- La scazzottata di Tancredi fu un diversivo che ci fece sorridere, ne parlammo con lui per una notte intera cercando di convincerlo che le delusioni amorose erano esperienze inevitabili alla sua età, ma non dovevano trasformarsi in drammi. Dopo aver trascorso a Palermo qualche giorno tornammo a Lipari con un nuovo carico di acqua. Superata l'emergenza, i viaggi avevano ripreso il ritmo della tranquilla routine estiva che richiedeva un paio di rifornimenti al mese. -
Mentre la notte estiva si impadroniva di Genova smorzando i rumori e muovendo una brezza leggera tra i palazzi e il mare, Gaetano si addentrava sempre più tra i giorni e le notti di quell'altra estate lontana, vissuta nel pieno della giovinezza. Sul suo volto le rughe incise dal tempo si distendevano in un'espressione libera e felice.
- In occasione dell'ultimo viaggio di luglio, grazie alla complicità di un amico cameriere, Annibale riuscì a pranzare in compagnia del perseguitato piemontese. L'incontro avvenne nel cortile privato del locale dove il comandante era solito consumare i pasti. Ricordo che quel giorno, di ritorno dalla trattoria dove aveva mangiato, Annibale mi domandò se tra le carte nautiche in dotazione al piroscafo ce ne fosse una del Nordafrica, una richiesta che non mancò di stupirmi. -
Gaetano tacque dopo aver bevuto una lunga sorsata di birra. La pausa non gli servì a rifiatare, ma piuttosto a lasciar crescere la curiosità in noi ascoltatori. Mentre aspettavo che riprendesse il racconto mi venne in mente qualcosa che Annibale aveva scritto sul diario.
Pino, medico galantuomo.
La brevissima annotazione, distaccata dal resto della pagina e priva di qualsiasi riferimento alle altre parti del documento, mi aveva lasciato perplesso. Ad ogni viaggio il comandante Balsimelli annotava tutti gli elementi che un buon ufficiale sa di dover registrare sul giornale di bordo nel rispetto delle consuetudini e delle norme di navigazione. Egli stesso affermava che quel documento riflette l'onestà e il rigore di un comandante. Nei volumi dei quali entrai in possesso vi era molto di più di ciò che normalmente si trova nei giornali di bordo, le annotazioni uscivano dal campo della navigazione per entrare in quello dei ricordi personali così da trasformarsi in autentiche cronache di viaggio. Anche nel libro di bordo del Franceschiello, accanto alle miglia e ai gradi di bussola, comparivano frasi e nomi fuori contesto, ma annotati in modo singolare, un modo che non esiterei a definire criptico, come se il loro significato dovesse rimanere comprensibile solo all'autore. La frase riferita al "medico galantuomo" era una delle tante e, come le altre, indecifrabile. Ora, nella serata genovese alla quale anch'io partecipavo, le parole di Gaetano legavano quelle frasi e quei nomi a una trama che per la prima volta veniva svelata.
Pino era il nome dell'anatomopatologo torinese. Più avanti era riportato il titolo della rivista scientifica richiesta dal dottor Bogliasco con l'indirizzo della libreria dove il comandante l'aveva acquistata e nella stessa pagina compariva il nome del porto di Tunisi seguito da un punto interrogativo.
- La richiesta di carte nautiche sull'Africa da parte del comandante Balsimelli mi diede da pensare – proseguì Gaetano - ma non mi azzardai a cercare spiegazioni, non volevo apparire troppo curioso. Sul Franceschiello di carte non ce n'erano mai state, la nave cisterna non si era mai allontanata dalla Sicilia occidentale, area che il comandante Campanella conosceva meglio delle sue tasche. Avendo fatto qualche puntata a Pantelleria, Campanella si era procurato una carta del canale di Sicilia che non mi fu difficile scovare nel gavone dove il povero Matteo l'aveva riposta. La carta mostrava la costa tunisina col suo dito puntato sulla Sicilia. La portai in plancia e la consegnai al comandante che la prese con molto interesse e la pose sul tavolo da carteggio cominciando a osservarla. Estratti squadra e compasso dal cassetto, Annibale misurò le distanze tra la costa africana e quella siciliana. Senza curarsi di me che assistevo all'operazione, il comandante tracciò con la matita una linea che congiungeva Capo San Vito al porto di Tunisi. Anch'io conoscevo le carte nautiche e il loro uso. Mi sbaglierò, pensai, ma tutto questo ha l'aria di essere un carteggio preparatorio per un viaggio in Africa. -

 

Carta nautica del canale di Sicilia

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PREFAZIONE
L'ENIGMA DEL RITRATTO
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CAPITOLO 2
CAPITOLO 3
CAPITOLO 4
CAPITOLO 5
CAPITOLO 6
CAPITOLO 7
CAPITOLO 8
CAPITOLO 9
CAPITOLO 10
CAPITOLO 11
CAPITOLO 12
CAPITOLO 13
CAPITOLO 14
CAPITOLO 15
CAPITOLO 16
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CAPITOLO 18
CAPITOLO 19
CAPITOLO 20
CAPITOLO 21
CAPITOLO 22
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CAPITOLO 24
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CAPITOLO 30
CAPITOLO 31
CAPITOLO 32
CAPITOLO 33


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