ACQUA DOLCE ALLE ISOLE

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani

Creative Commons License Questa opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons .


Capitolo 23

Quando per la prima volta mi trovai allineati sulla scrivania i libri di bordo del comandante Balsimelli, fui preso da una grande curiosità. Contenevano coordinate geografiche, orari delle maree, bollettini metereologici, l'intero repertorio degli argomenti di navigazione raccolto da un uomo che aveva trascorso in mare per gran parte della propria esistenza. Di ritorno a casa dopo il funerale di Annibale, mi chiusi in camera e ne aprii uno a caso.
Sul frontespizio, nel corsivo un po' irregolare che col tempo avrei imparato a conoscere, stava scritto:
Giornale di bordo dello yawl Rampante, anno 1939.
Ricordo che lo lessi tutto d'un fiato. Parlava di un viaggio drammatico, uno degli ultimi compiuti dallo yawl del barone Nasca prima che la barca sparisse a Istambul nell'imminenza della seconda guerra mondiale. Lo yacht aveva cambiato il nome di Delfino con quello di Rampante. Il viaggio si svolgeva tra la Sicilia e la Grecia e vi partecipava Abdul Mahfuz, fedele marinaio che tanta parte avrebbe avuto nella vita del comandante.
Terminato che ebbi di leggerlo, ne cominciai un altro. Nel 1938 Annibale aveva portato il barone Cosimo Nasca tra le isole dalmate registrando sul diario di bordo le vicende di quel viaggio pieno imprevisti. Mi feci l'idea che il comandante coltivasse la passione della scrittura, tanto ricche e particolareggiate apparivano le cronache di quelle avventurose crociere.
Un altro volumetto conteneva i dettagli dell'itinerario percorso nel 1937 tra Marsiglia e la costa catalana nel pieno della guerra civile spagnola, un viaggio nel quale Annibale era stato spettatore di episodi sanguinosi. Il lascito di memorie del vecchio marinaio incontrato per caso nella laguna di Venezia si stava rivelando uno scrigno pieno di tesori.
Quando mi accinsi alla lettura del volume che recava la data 1934 scoprii che parlava di viaggi effettuati al comando di un piroscafo a vapore. La novità mi fece sperare in nuove avventure, ma dovetti ricredermi, il documento descriveva con una certa ripetitività il susseguirsi di rifornimenti di acqua dolce alle isole Eolie. Mi venne voglia di passare a un altro volume e l'avrei fatto se non mi fossi imbattuto in qualcosa che mi sorprese non poco, un ritratto di Annibale. Occupava una pagina intera del libro e non era accompagnato da nessuna dicitura, salvo una sigla sconosciuta che lo firmava. La fattura del dipinto dimostrava una padronanza tecnica e una capacità artistica non comuni. Conoscendo la calligrafia di Annibale e gli schizzi coi quali arricchiva i suoi testi, scartai l'ipotesi che fosse stato eseguito da lui, come disegnatore il comandante Balsimelli non valeva granché. L'identità dell'artista che aveva rinchiuso quel piccolo capolavoro nel giornale di bordo si andò ad aggiungere agli altri piccoli misteri che lo scritto celava. Ogni tanto, tra una riga e l'altra, comparivano appunti incomprensibili, appunti che non avevano alcun legame con il periodo che li precedeva o li seguiva. Pur essendone incuriosito, non mi fu possibile spiegarmi la loro presenza su quelle pagine e finii per pensare che si trattasse di inclusi senza importanza.
Eccone uno datato 4 agosto 1934:
Timone neutro, barca un po' orziera, ma di bolina il risultato è eccellente.
Quando lo lessi pensai che un'imbarcazione a vela avesse attirato l'attenzione di Annibale nel porto di Palermo o, più verosimilmente, in quello di Lipari. Dovevo incontrare il macchinista Gaetano Salvato perché quella frase che alla prima lettura mi era parsa priva di significato ne acquistasse uno. Annibale parlava delle prove in mare dello yawl Delfino.
- La barca sembrava una piuma – disse Gaetano dopo aver versato il rum nei bicchieri. - Campassi cent'anni, non scorderò mai quelle uscite in mare. Quando portavamo lo yawl del barone fuori dal cantiere, Annibale mi offriva il timone e io, che di barche a vela non avevo nessuna pratica, dovetti convenire con lui che la barra si manovrava senza richiedere sforzi. La randa di maestra era una vela grande come una piazza d'armi. Quando veniva aperta, lo yawl puntava la prua al vento, e si metteva a filare come una rondine di mare. Allora invidiavo il comandante Balsimelli che sullo yacht del barone Nasca trascorreva tutto l'anno e che a bordo di quella meraviglia avrebbe condotto la sorella di Pino fino alle coste dell'Africa. -
Mentre Gaetano parlava, Genova si era fatta più silenziosa, le finestre dei palazzi si oscuravano una ad una e una bava di vento proveniente dalle alture che circondano la città fece giungere fino a noi profumo di ginestra. Gaetano osservò controluce il piccolo bicchiere ricolmo di rum dal quale provenivano scintille dorate.
- Viene da Barbados – mormorò con un'espressione rapita – e non ho mai capito come si possa estrarre da un'erbaccia come la canna una simile delizia. Per me c'è solo l'amore che lo batte. -
Pensai che il macchinista fosse ubriaco, ma mi sbagliavo. La battuta era il segno della timidezza di quell'uomo grande e grosso nell'affrontare l'argomento amoroso nel quale il suo racconto stava per inoltrarsi.

Scarica il romanzo completo in formato ".epub" .

PREFAZIONE
L'ENIGMA DEL RITRATTO
CAPITOLO 1
CAPITOLO 2
CAPITOLO 3
CAPITOLO 4
CAPITOLO 5
CAPITOLO 6
CAPITOLO 7
CAPITOLO 8
CAPITOLO 9
CAPITOLO 10
CAPITOLO 11
CAPITOLO 12
CAPITOLO 13
CAPITOLO 14
CAPITOLO 15
CAPITOLO 16
CAPITOLO 17
CAPITOLO 18
CAPITOLO 19
CAPITOLO 20
CAPITOLO 21
CAPITOLO 22
CAPITOLO 23
CAPITOLO 24
CAPITOLO 25
CAPITOLO 26
CAPITOLO 27
CAPITOLO 28
CAPITOLO 29
CAPITOLO 30
CAPITOLO 31
CAPITOLO 32
CAPITOLO 33


Scarica il romanzo completo in formato ".epub" .