ACQUA DOLCE ALLE ISOLE

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani

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Capitolo 25

Fugge tra selve spaventose e scure
per lochi inabitati, ermi e selvaggi

L'Orlando Furioso era uno dei libri che Annibale portava con sé in navigazione insieme ai portolani e alle tavole di marea. Vi erano altre opere che il comandante amava, ma il poema di Ludovico Ariosto occupava un posto speciale nel suo cuore.
Credo che il motivo fosse dovuto al moto incessante che lo anima, alla leggerezza e ai rapidi volgimenti di fronte che danno alle sue ottave l'andamento di un mare in burrasca. Dell'Orlando Furioso Annibale conosceva a memoria molti versi e capitò più di una volta che li recitasse mentre navigavamo nella laguna veneta a bordo del suo sandalo. Così quando ne trovai un paio trascritti sul diario di bordo del 34' non mi stupii. Appartengono al primo canto del poema, il soggetto è Angelica che nel folto di un bosco sta fuggendo a cavallo. Ma cosa c'entrava la principessa del Catai, mi chiesi, col trasporto d'acqua dolce a Lipari? A cosa alludeva Annibale facendo parlare Ludovico Ariosto? Come era successo in altre occasioni, non mi fu possibile capirlo, ma mi rassegnai, si trattava pur sempre di un diario personale, logico che contenesse notizie conosciute solo dall'autore. Ora anche quel nodo veniva sciolto dalle rivelazioni di Gaetano, i versi si riferivano a Greta che fuggiva da Torino per riparare in Africa.
- Quella ragazza che da sola aveva attraversato l'Italia da un capo all'altro possedeva un carattere non comune. -
Gaetano faticò un poco a versare il rum nel mio bicchiere, la mano gli tremava ed egli parlava lentamente, la bevuta cominciava a mostrare i suoi effetti.
- Al mattino, nella plancia di comando del Franceschiello, Greta mi parve gracile e minuta, ma nei suoi occhi vidi brillare l'energia di un cielo tempestoso. Quando mi rovesciai addosso il caffè, la ragazza di Torino non riuscì a frenare una risata, poi si scusò e si avvicinò per osservarmi. Allora mi accorsi che era finita, che se avesse continuato a guardarmi le sarei letteralmente caduto ai piedi. -
Di cosa fossimo in balìa tutti quanti, Gaetano che parlava degli occhi di Greta e noi che lo ascoltavamo, non potevano esserci dubbi, eravamo in balia di una sbronza. Il rum di Barbados ci aveva fatto calare in un'atmosfera ovattata e sognante dove i sentori di spezie tropicali e di caffè si mescolavano al fumo della vaporiera in viaggio verso Lipari e  agli effluvi lugliatici dei vicoli genovesi. L'intervento del velaio montenenegrino che se ne era stato buono e zitto fino ad allora fu come l'entrata in scena del Pedante nel Capitan Fracassa.
- Mai portare donne a bordo, se si vuole evitare la malasorte! -
Ridemmo tutti quanti, ma Gaetano ci zittì alzando il dito indice della destra.
- Non ho mai creduto a queste storie, anche se ammetto che la presenza di Greta avesse stravolto tutto l'equipaggio della cisterna. Il comandante teneva il timone con la sbadataggine di un moccioso. Donato, che era muto dalla nascita, riuscì a farfugliare la parola "bella". Tancredi scodinzolava intorno a Greta come un cagnolino e sono sicuro che se fosse comparsa Fosca, la ragazza della quale era innamorato, non l'avrebbe degnata di uno sguardo. Quanto a me, ve lo confesso, mi sembrava di essere tornato a volare. Il motivo era semplice, quella donna comunicava pura e semplice gioia. -

 

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PREFAZIONE
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