ACQUA DOLCE ALLE ISOLE

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani

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Capitolo 26

Il Franceschiello posò l'ancora e arretrò per attraccare alla boa d'ormeggio. Vennero stese le manichette e il rifornimento prese il via. Metà del carico era destinato ai depositi comunali, dopo di che la nave si sarebbe spostata per riempire le cisterne della Marina Militare.
Il comandante Balsimelli lasciò ai suoi uomini il compito di portare avanti le operazioni e si avviò verso il bar del corso, lo stesso bar frequentato da Pino Bogliasco. Annibale sperava che un breve contatto con l'anatomopatologo torinese gli consentisse di metterlo al corrente dell'arrivo della sorella. Era pomeriggio inoltrato e la cittadina era piena di animazione. Mancavano una decina di giorni a ferragosto e sull'isola si trovavano villeggianti giunti da Milazzo e da Napoli. Nella grande insenatura erano presenti alcuni yacht i cui ospiti erano scesi a terra e passeggiavano lungo la via principale facendo aumentare la confusione. Sui tavoli davanti al caffè era tutto un affollarsi di persone che consumavano bevande e granite. Un po' in disparte, Annibale notò Pino seduto di fronte all'immancabile libro aperto. Stava per raggiungerlo quando scorse due uomini della milizia seduti a poca distanza da lui. Sui confinati politici la vigilanza delle pattuglie era ferrea e intransigente. Tenendoli continuamente sotto pressione, le autorità contavano di sventare gesti di ribellione e di ridurre al minimo i contatti con la comunità liparese. Annibale tornò sui suoi passi e raggiunse un altro locale dove si rassegnò a bere il suo caffè da solo rimandando a più tardi l'incontro con Pino.
Riavvicinandosi alla nave scoprì che gli uomini addetti alle manichette erano cresciuti di numero. Mentre Gaetano dirigeva le operazioni dal ponte, i mozzi dislocati lungo le tubature erano diventati tre. A Donato e Tancredi si era affiancato un nuovo marinaio che la divisa, di taglia troppo grande, rendeva goffo e impacciato. Fu una fortuna che sul molo assolato non ci fosse nessuno perchè le linee del corpo del nuovo marinaio erano molto particolari e chiunque avrebbe capito che si trattava di una ragazza. Il comandante Balsimelli riconobbe Greta e sorrise, però la raggiunse e le impose di tornare a bordo.
Avvicinandosi alla parte più profonda della notte, il racconto di Gaetano era andato via via rallentando fino a fermarsi del tutto. Del rum restavano ricordi dolci e speziati che non si decidevano a lasciarci mentre intorno a noi le strade di Genova, svuotate dal traffico, si riappropriavano del silenzio notturno che faceva risaltare ancor di più il tacere del macchinista. Slatan e Nivaldo, assopiti, dovevano essere sbarcati in un porto in capo al mondo. Si capiva che erano grati al macchinista per le novelle con le quali li riportava a navigare, infatti pur tenendo gli occhi chiusi sorridevano. Quanto a lui, la descrizione del grande amore scoppiato nel suo petto nel lontano 1934, doveva avergli risucchiato le ultime energie, facendolo cadere nel sonno.
La moglie di Gaetano arrivò quando anch'io cominciavo a pregustare il letto. Camminava coi passi svelti di chi ha un lavoro da svolgere e appena dentro il locale cominciò silenziosamente a raccogliere i bicchieri e le tazzine che riponeva, dopo averli lavati ed asciugati, negli scaffali dietro al bancone. In silenzio spazzò il pavimento e passò lo straccio, roversciò le sedie sui tavoli e spostò sul marciapiede i canestri metallici delle bottiglie. Quando fu tutto in ordine venne a sedersi accanto a me che continuavo ad osservarla senza parlare. Era una donna di una sessantina d'anni al cui fisico non sarebbe stato possibile togliere un grammo di peso: era secca come una scandola. Fu vedendo i suoi occhi mentre mi parlava che capii chi fosse veramente, prima ancora di udirla pronunciare il proprio nome, occhi verde mare di una luminosità senza pari.
- Piacere, sono Greta. Ti ha già raccontato tutto, o è crollato prima di finire? -
Col capo fece un cenno in direzione del marito che russava tenendo la testa ripiegata su una spalla.
- Lo sapevo da quando Gaetano mi ha parlato di te che non l'avresti scampata una notte come questa. -
Sorrise e gli occhi chiari le scintillarono. Io invece stavo cadendo dalle nuvole, ecco quale era la sorpresa verso la quale si dirigeva il racconto del macchinista: Gaetano se l'era sposata la sorella di Bogliasco. Il rum aveva chiuso la bocca del vecchio rapsode nel momento culminante del poema, ma il suo personaggio principale era uscito dal racconto ed ora si trovava di fronte a me.  Di nuovo Greta indicò Gaetano.
- Il mio bisonte ... -
Abbassò lo sguardo sul tavolo e prese in mano la bottiglia di rum vuota.
- Tutto qui quello che avete bevuto? -
- Questa – confermai – più qualche birra. -
- Allora deve essersi addormentato prima di arrivare alla fine, una bottiglia non basta per tutta la storia. - Allungò il braccio per accarezzare la lunga criniera di Gaetano che continuava a dormire imperterrito. - Dunque non gli hai raccontato ancora nulla, marinaio ... -
Mi venne da chiedermi se fosse casuale il suo essere arrivata in quel momento, o se Greta lo avesse calcolato con precisione per entrare in scena al culmine della narrazione.
- Non so cosa ti abbia detto, ragazzo, ma fui io a innamorarmi di lui, non il contrario. Ero partita da Torino per andarmene dall'Italia. Attraverso gli amici che ci tenevano in contatto, Pino mi aveva informato di aver conosciuto un tipo disposto a portarmi a Tunisi. Avevamo dei parenti laggiù, mi sarei fermata da loro ad aspettare che mio fratello mi raggiungesse, poi ci saremmo organizzati per andare in America. Non ne potevo più di questo paese, avevo vent'anni e la speranza di andarmene era l'unico sentimento che mi fosse rimasto, all'amore non pensavo proprio. Invece quando vidi Gaetano cambiò tutto. Non so se sia capitato anche ad altri, ignoro se sia più frequente nelle donne che negli uomini, come qualcuno sostiene, ma a me successe proprio così, vidi questo bestione e capii che dovevo prendermelo. -
Il sonno mi era passato del tutto, Greta mi domandò se mi andasse un'altra birra.
- Ne berrò una anch'io – aggiunse – giusto per arrivare alla fine. -

 

Nave Franceschiello

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PREFAZIONE
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