ACQUA DOLCE ALLE ISOLE

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani

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Capitolo 31

Il comandante Balsimelli non mi parlò mai del ritratto che gli fece Greta. In quella immagine piccola, quasi una miniatura, si coglie il segno della personalità di Annibale molto più che se si trattasse di una fotografia, oppure come se si trattasse di una fotografia scattata in un giorno speciale, uno di quei giorni in cui il nostro volto parla a chi lo osserva come una pagina aperta.
Annibale Balsimelli doveva essere consapevole di aver ricevuto da Greta un dono prezioso, un oggetto che non si può dimenticare tra le cianfrusaglie di casa. Un'ipotesi verosimile sul perchè non me l'abbia mai mostrato è che non ce ne sia stato il tempo, essendosi limitata la nostra frequentazione a una decina di uscite in barca che il comandante impiegò interamente per narrarmi le vicende relative alla sua permanenza nel Dodecaneso Italiano alla vigilia dello scoppio della seconda guerra mondiale. Ma c'è un'ipotesi alla quale devo dare più credito, ed è che Annibale considerasse il ritratto eseguito a Tunisi un oggetto troppo intimo per parlarne con altri, esso faceva parte di quei ricordi che non possono essere confidati a nessuno. Le rivelazioni di Greta mi convinsero che le cose stavano proprio così, che il ritratto era stato per lui un segreto da conservare in un luogo inaccessibile.
L'estate della mia amicizia col comandante Balsimelli si consumò quasi interamente a bordo di un sandalo, la barchetta a remi sulla quale le genti lagunari si spostano nell'arcipelago che fa corona a Venezia, un mezzo che per maneggevolezza e semplicità si prestava bene ad essere utilizzato da un uomo dell'età di Annibale. Nella stagione calda la laguna veneta non presenta mai condizioni metereologiche dure per la navigazione, così le nostre gite avvennero sempre nella calma più piatta e tutto ciò che di turbolento quel mare interno ci fece provare furono le onde sollevate da qualche pilota maleducato che ci passò accanto col motoscafo a velocità sostenuta. Il ricordo di quelle escursioni non è mai disgiunto in me dal delizioso senso di indolenza che pervade chi si mette in navigazione su quel magico specchio d'acqua, un mare pieno di meraviglie che fa corona alla regina delle città del mondo.
Una volta però uscimmo a bordo di una piccola deriva a vela, un Finn  che un appassionato diportista, amico del comandante, ci mise a disposizione. Fu lo stesso Annibale a propormi la veleggiata, e in quel momento, se devo essere sincero, mi chiesi se fosse prudente da parte di un ottantenne come Annibale esporsi in mare aperto alle difficoltà di una barca instabile, e corretto da parte mia favorire il gesto velleitario di un vecchio timoniere. Come ho detto ero giovane, così accettai, non senza aver garbatamente esposto i miei timori ad Annibale, il quale per tutta risposta si fece una risata.
Spinti da un libeccio ardente, prima percorremmo il tratto che collega Chioggia al canale dei petroli, poi imboccammo la bocca che immette nel mare aperto. Là fuori volammo alla velocità di un buon motoscafo fino alla foce del Brenta. Annibale governava l'imbarcazione con padronanza perfetta, per niente intimorito dal moto ondoso che faceva balzare quel cavallino di mare in una nube di spruzzi ed estorceva al suo non più giovane fasciame inquietanti scricchiolii. In più di un'occasione l'acqua superò il bordo di sopravvento bagnandoci i pantaloni. Annibale allora mi faceva mollare dolcemente la scotta addomesticando l'assetto della barca per  riprendere il gioco da capo, mentre io mi immaginavo di finire in acqua da un momento all'altro.
- Da giovane ci ho regatato con questi violoncelli – mi disse – c'è niente di più bello? -
Rientrando in porto il comandante Balsimelli si rammaricò di non poter approfittare spesso di quella imbarcazione a vela.
- Il suo proprietario teme che gliela faccia affondare. Oggi me l'ha imprestata perchè ha visto che con me c'era un prodiere giovane. Essere vecchi comporta questi dispiaceri. -
Il torto più grande che si fa ai lupi di mare è di attribuir loro un carattere duro. Essi sono spensierati come bimbi e delicati come fanciulle.

 

Finn al traverso

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PREFAZIONE
L'ENIGMA DEL RITRATTO
CAPITOLO 1
CAPITOLO 2
CAPITOLO 3
CAPITOLO 4
CAPITOLO 5
CAPITOLO 6
CAPITOLO 7
CAPITOLO 8
CAPITOLO 9
CAPITOLO 10
CAPITOLO 11
CAPITOLO 12
CAPITOLO 13
CAPITOLO 14
CAPITOLO 15
CAPITOLO 16
CAPITOLO 17
CAPITOLO 18
CAPITOLO 19
CAPITOLO 20
CAPITOLO 21
CAPITOLO 22
CAPITOLO 23
CAPITOLO 24
CAPITOLO 25
CAPITOLO 26
CAPITOLO 27
CAPITOLO 28
CAPITOLO 29
CAPITOLO 30
CAPITOLO 31
CAPITOLO 32
CAPITOLO 33


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