LA CROCIERA

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani

Capitolo 1


Il cameriere del café Grand Milan servì le birre ai quattro fascisti italiani. Il più grosso, quello che sembrava fare da guida agli altri nei vicoli di Marsiglia, gli chiese il conto in un idioma che voleva essere francese, ma che suonava come il tentativo di uno zoticone padano di parlare la lingua di Molière senza averla studiata.

Il cameriere, un italiano anch'esso di nome Ferruccio, finse di non aver capito per costringerlo a ripetere la domanda, operazione che l'altro eseguì con difficoltà, e solo dopo averlo tenuto sulle braci per un po’ si decise a scrivere la cifra su un pezzo di carta. I quattro pagarono e se ne andarono borbottando improperi in dialetto milanese. Dai tavoli accanto qualcuno si girò ad osservarli mentre si allontanavano lungo la via.
- Altri bastardi in viaggio per la gloria.
Pronunciata la sentenza, la biondina si girò sputando con disprezzo al loro indirizzo.
- Il diavolo se li porti - le rispose Ferruccio. - Ci penseranno i compagni spagnoli a fargli abbassare la cresta.FerruccioMercedes scosse il capo.
- Magari succedesse veramente! Invece le cose si stanno mettendo male per i nostri. Stamattina ho incontrato un catalano appena arrivato da Barcellona. Dice che l'esercito repubblicano ha attraversato l'Ebro per attaccare i franchisti, ma che sta già ripiegando. Poveri compagni, moriranno tutti.
Quando c’era un momento di tranquillità Mercedes usciva dal bordello per venire a bere qualcosa al caffè Grand Milan e a fare quattro chiacchiere con Ferruccio. La giovane prostituta alzò gli occhi e li tenne puntati sul cameriere italiano.
- C’è una cosa che non ho mai capito Ferruccio, perché non sei rimasto in Spagna con gli altri. Non li avresti combattuti meglio là, i fascisti?
Un turbine di vento fece sbattere una persiana al primo piano.
- Quando ne avrò voglia ti spiegherò il motivo che mi ha portato a uscire dalla Spagna, Mercedes. Ma non credere che io abbia cambiato bandiera.
Quello era l’inizio della punzecchiatura, ora la ragazza lo avrebbe accusato di vigliaccheria, Ferruccio ormai conosceva la storia.
- Dicono così tutti quelli che scappano dalla guerra.
Mercedes era convinta che un uomo si conquista con le parole prima che con il letto, ecco spiegato il suo atteggiamento provocatorio nei confronti del cameriere italiano sul quale aveva puntato più di quanto non intendesse far credere.
- Ti sbagli signorina, morire non mi spaventa.
Lei sorseggiò la granita guardandolo con distacco, Ferruccio non appariva reattivo a quel genere di provocazioni, così la giovane spagnola decise di cambiare registro.
- Questa mattina è passato il tuo socio in automobile.
- Romolo?
- Già, e chi sennò?
- Ha lasciato detto qualcosa?
- Solo di avvertirti che si trova a Marsiglia.
Ferruccio glielo avrebbe rivelato a Mercedes perché era partito da Barcellona in piena guerra, ma le cose da spiegare sarebbero state troppe. Poi gli ordini erano tassativi, mai parlare con estranei del proprio ruolo nell'organizzazione. La Francia era piena di spie e una frase di troppo avrebbe potuto diventare fatale sia per lui che per i compagni.
Dal retro del caffè la voce del padrone superò il brusio della sala e raggiunse il cameriere che sedeva al tavolo con la ragazza.
- Mangiato dai topi!
Ferruccio era così malmesso che il signor Teodori gli aveva appioppato quel soprannome fin dal primo giorno.
- Oggi c’è il caffè da tostare, te ne sei dimenticato?
Ferruccio salutò Mercedes e si portò dietro al bancone.
A trent’anni di età Ferruccio D’Urso ne dimostrava quindici per la statura e cinquanta per le rughe che gli solcavano il viso, un aspetto che era frutto di una vita ricca solo di privazioni e di sofferenze. Anche Mercedes era piccola, una piccola ragazza dal volto sfrontato e dai capelli ricci che lei ossigenava fino al bianco.
MercedesL'espressione da bambina imbronciata l’aveva fatta diventare la star del bordello di madame Lisette, dove Mercedes veniva presentata come la minorenne scappata di casa, un piatto fuori menù, una ghiottoneria per ricchi viziosi. Ferruccio le voleva bene e sopportava il suo carattere mordace con rassegnazione. Sia l'uno che l'altra non avevano ricevuto molto dal destino.
Quell’estate l’area del porto di Marsiglia destinata al naviglio turistico era piena di barche, dall’angolo dove si trovava il café Grand Milan si riuscivano a scorgere gli alberi degli yacht che dondolavano dentro la darsena. Verso le due del pomeriggio, Ferruccio vide passare l’alberatura di uno yawl e gli venne da pensare al suo amico Annibale Balsimelli, che pilotava un panfilo di quel tipo. Nell’aria aleggiava un sentore di fango e dai tombini si vedeva ogni tanto uscire un ratto, come quando sta per piovere, invece c’era il sole, anche se si trattava di un sole opaco e malato, segno che il tempo stava cambiando.

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LA CROCIERA - Prefazione
LA CROCIERA - Cap. 1
LA CROCIERA - Cap. 2
LA CROCIERA - Cap. 3
LA CROCIERA - Cap. 4
LA CROCIERA - Cap. 5
LA CROCIERA - Cap. 6
LA CROCIERA - Cap. 7
LA CROCIERA - Cap. 8
LA CROCIERA - Cap. 9
LA CROCIERA - Cap. 10
LA CROCIERA - Cap. 11
LA CROCIERA - Cap. 12
LA CROCIERA - Cap. 13
LA CROCIERA - Cap. 14
LA CROCIERA - Cap. 15
LA CROCIERA - Cap. 16
LA CROCIERA - Cap. 17
LA CROCIERA - Cap. 18
LA CROCIERA - Cap. 19
LA CROCIERA - Cap. 20
LA CROCIERA - Cap. 21
LA CROCIERA - Cap. 22
LA CROCIERA - Cap. 23
LA CROCIERA - Cap. 24
LA CROCIERA - Cap. 25
LA CROCIERA - Cap. 26
LA CROCIERA - Cap. 27
LA CROCIERA - Cap. 28
LA CROCIERA - Cap. 29
LA CROCIERA - Cap. 30
LA CROCIERA - Cap. 31
LA CROCIERA - Cap. 32
LA CROCIERA - Cap. 33

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