LA CROCIERA

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani

Capitolo 2


C’era stato un tempo nella vita di Annibale Balsimelli nel quale egli non aveva nessuna paura del mare. Ci entrava con una barchetta lunga un paio di metri e si lasciava portare al largo fino a quando le montagne non schiacciavano i paesini della costa sotto un unico profilo scuro. Allora strambava la vela ricavata da un lenzuolo e si faceva riportare indietro dalla brezza di mezzogiorno.

Barone Nasca con bella ragazza
Aveva quattordici anni e nemmeno una volta venne sfiorato dall’idea che tutto ciò lo ponesse in pericolo, nemmeno il giorno che la caduta del vento gli impedì di rientrare. Il pescatore inviato da sua madre a cercarlo lo trovò in mezzo al mare che leggeva un giornaletto mentre con la mano libera sgottava fuoribordo l’acqua che entrava dalle falle della chiglia, felice e spensierato come un uccello. Quello suo di allora non era coraggio, così come quel guscio non poteva dirsi una barca. Il fatto che galleggiasse e che Annibale fosse in grado di imprimergli una direzione erano meraviglie dell'età in cui tutte le cose sembrano possibili. In effetti non si può aver paura quando manca ogni percezione del pericolo, mentre il piacere si prova fin dalla più tenera età, perché il piacere nasce prima della paura.
Lo yawl del barone Nasca volse dolcemente la prua controvento, Annibale ordinò al marinaio di mollare le scotte. Appena le vele furono in bando la barca giunse all'abbrivio fino alla banchina, dove l’ormeggiatore passò le cime intorno alle bitte del molo. Non era la prima volta che il comandante Balsimelli portava lo yacht del barone Nasca a Marsiglia. Cosimo Nasca contava molti amici nella città francese e anche Annibale, dopo anni di arrivi e partenze a bordo del Delfino, ne annoverava diversi. Il barone fu il primo a scendere sul molo dove si incamminò verso uno dei caffè che circondavano la darsena. Fece una telefonata e poco dopo una bella ragazza lo venne a prelevare a bordo di un’auto sportiva. Dopo averla salutata, don Cosimo si rivolse ad Annibale.
- Terremo la barca qui a Marsiglia tutta l’estate, comandante Balsimelli. Io parto per Montecarlo oggi stesso, se vuole comunicarmi qualcosa mi scriva all’indirizzo dell'albergo, e se c'è un problema urgente mandi un telegramma. Turi ha chiesto di tornare in Sicilia. Lo paghi e lo accompagni alla stazione.
Annibale era proprio contento di trovarsi a Marsiglia, un porto che amava e dove avrebbe trascorso tutta l’estate. L’inverno lo aveva passato a Messina dirigendo i lavori di pulizia del Delfino e provvedendo a sistemare il sartiame e a riparare le vele. Alla fine di giugno lo yawl luccicante come un pesce si era diretto verso Napoli per prelevare il proprietario. Salito a bordo il barone, l’imbarcazione aveva puntato a nord senza incappare in nessuna avaria, nemmeno quelle di poco conto che potevano essere risolte senza dover approdare da qualche parte. Il vento non aveva superato i dodici nodi e le attrezzature avevano retto bene, si era trattato di un viaggio calmo e riposante. Lo yawl era dotato di carte nuovissime, anche se il comandante Balsimelli avrebbe potuto condurre la barca con gli occhi chiusi, tanto conosceva la rotta dalla Sicilia alla Francia. Marsiglia era diventata negli ultimi anni la loro meta preferita, da lì Cosimo Nasca raggiungeva Montecarlo, lasciando l'equipaggio ad attenderlo fino alla fine dell’estate, quando avrebbero fatto ritorno a Napoli. In quelle estati il comandante Balsimelli restava a oziare nella grande città del meridione francese fino al ritorno del barone, ecco come erano nate le sue amicizie.
Assicuratosi che a bordo tutto fosse in ordine, Annibale si avviò verso l’uscita del porto. Fu allora che si rese conto dei cambiamenti. La città brulicava di stranieri, non si trattava della gente di mare che si incontra abitualmente nei grandi porti, vi erano inglesi, americani, italiani, tutti giovani e tutti in attesa di raggiungere la Spagna.
Raggiunto il caffè Grand Milan, si sedette a uno dei tavolini che si trovavano all'aperto. Ferruccio si avvicinò.
- Il solito, comandante Balsimelli?
Annibale si girò e gli tese la mano sorridendo.Comandante Annibale Balsimelli
- Ti hanno ricucito bene, a quanto vedo.
- Se tu dopo avermi condotto all’ospedale non fossi ripartito subito, avresti visto qualche altro rammendo, comandante Balsimelli. Il fascista col quale mi scontrai ci è rimasto molto più di me, all'ospedale.
- Vedo che sei guarito Ferruccio, ma i punti del chirurgo non ti hanno fatto passare la voglia di menare le mani.
Una raffica di vento fece sbattere la tenda sopra l'ingresso del caffè, da sud stava avvicinandosi un fronte nuvoloso. Presa la manovella, Ferruccio si mise a riavvolgere la tenda.
- Che piacere rivederti, Annibale. Era un bel po' che mancavi da Marsiglia.
- L'anno passato il barone volle andare a Spalato, però da quelle parti la cucina non è raffinata come qui. In Dalmazia poi si beve solo maraschino, mentre il barone ama lo champagne, così quest’anno ha deciso di tornare in Francia, e io ce l’ho portato. Hai ancora il vino di Jerez che piace a me?
- Quello non si trova più. La guerra sta riducendo la Spagna un cumulo di rovine.
Ferruccio rientrò nel bar e tornò recando un bicchiere.
- Questo non è spagnolo, ma si fa bere lo stesso. Vorrà dire che il vino di Jerez lo berremo coi compagni spagnoli dopo la vittoria.
Dal mare giunse una raffica più forte delle altre, Annibale trattenne con le mani la tovaglia che stava per volare via e assaggiò il vino color ambra che Ferruccio aveva versato per lui in un piccolo calice.
- È portoghese, disse ancora Ferruccio, spero che ti piaccia.
Svuotato il bicchiere, Annibale si alzò e fece per tirare fuori dalla tasca una moneta. Ferruccio scosse la testa.
- Il bicchiere di oggi è offerto. Domani potrai pagare. Ti vedrò domani?
- Tienimi lo stesso tavolo.
Le raffiche stavano aumentando di intensità. Annibale decise di tornare al molo a rinforzare gli ormeggi. Mentre si avviava in direzione della darsena venne avvolto in un turbinio di cartacce che salirono veso il cielo ruotando a mulinello. La prima pagina di un giornale atterrò di fronte a lui mostrando la foto di un uomo ucciso in un combattimento tra repubblicani e franchisti. Annibale lo raccolse e cominciò a leggere l'articolo dell'inviato al fronte spagnolo che narrava l'ennesima ecatombe di quella guerra fratricida.


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LA CROCIERA - Prefazione
LA CROCIERA - Cap. 1
LA CROCIERA - Cap. 2
LA CROCIERA - Cap. 3
LA CROCIERA - Cap. 4
LA CROCIERA - Cap. 5
LA CROCIERA - Cap. 6
LA CROCIERA - Cap. 7
LA CROCIERA - Cap. 8
LA CROCIERA - Cap. 9
LA CROCIERA - Cap. 10
LA CROCIERA - Cap. 11
LA CROCIERA - Cap. 12
LA CROCIERA - Cap. 13
LA CROCIERA - Cap. 14
LA CROCIERA - Cap. 15
LA CROCIERA - Cap. 16
LA CROCIERA - Cap. 17
LA CROCIERA - Cap. 18
LA CROCIERA - Cap. 19
LA CROCIERA - Cap. 20
LA CROCIERA - Cap. 21
LA CROCIERA - Cap. 22
LA CROCIERA - Cap. 23
LA CROCIERA - Cap. 24
LA CROCIERA - Cap. 25
LA CROCIERA - Cap. 26
LA CROCIERA - Cap. 27
LA CROCIERA - Cap. 28
LA CROCIERA - Cap. 29
LA CROCIERA - Cap. 30
LA CROCIERA - Cap. 31
LA CROCIERA - Cap. 32
LA CROCIERA - Cap. 33

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