LA CROCIERA

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani

Capitolo 4


La burrasca attese la notte per scatenarsi, il comandante Balsimelli fu costretto a procurarsi delle caracasse di pneumatici per proteggere il bordo del Delfino dallo spigolo del molo contro il quale il vento lo faceva urtare. Lavorò fino al mattino per mettere lo yawl in sicurezza e quando giunse al caffè pioveva a dirotto, ma il vento era calato. La pioggia che veniva dal mare bagnava la vetrata del locale sotto la quale intento a disporre degli stracci stava Ferruccio.
Yawl Delfino
- Vino bianco, comandante?
- Mai di mattina, Ferruccio. Portami caffè doppio, pane e burro.
La pioggia crebbe di intensità fino a produrre un suono di tamburi, poi cessò del tutto. D'un tratto la porta si aprì ed entrò Mercedes.
- Che succede qui, si organizza una crociera senza dirmi nulla?
Annibale guardò la ragazza, poi si volse verso Ferruccio per capire il senso di quella affermazione, ma Ferruccio nascose la faccia dietro il bancone come un ladro colto in flagrante.
L’amicizia tra Annibale Balsimelli e Ferruccio D’Urso era nata la prima volta che il Delfino aveva fatto scalo a Marsiglia. Lo yawl aveva riportato danni per una burrasca e il cantiere dove venne riparato sorgeva non lontano dal caffè Grand Milan, così Annibale trascorse tutto il tempo delle minuziose riparazioni seduto a uno dei suoi tavolini. Con Mercedes, che capitava lì quasi ogni giorno non scambiava nemmeno una parola, e la ragazza chiese a Ferruccio chi fosse il marinaio silenzioso che trascorreva le giornate al Grand Milan. Che tra lei e il piccolo cameriere fosse in atto un braccio di ferro sentimentale era così evidente che il comandante la cosiderò da subito la fidanzata di Ferruccio. C'era una ricerca di attrito tra i due, quel tipo di rapporto tra un uomo e una donna per cui tutto ciò che esiste tra di essi deve ridursi in polvere fino all'affermazione dell'infelicità. Per quel motivo il comandante mantenne nei confronti della graziosa catalana un certo distacco, ecco il motivo del suo atteggiamento riservato. Mercedes rispettò quel riserbo astenendosi dalle battute salaci che era solita rivolgere agli avventori, così come dagli sguardi provocatori che erano il suo modo di comunicare col genere maschile. Col tempo il distacco si attenuò e i due presero l'abitudine di rivolgersi il saluto.
Mercedes si sedette a un tavolo vicino a quello del comandante.
- Questo acquazzone è quel che ci voleva per pulire l'aria, l'afa durava da settimane, signor Balsimelli.
Dei marinai entrarono e si andarono a sedere in fondo alla sala da dove fecero cenno al cameriere di voler bere. Mentre Ferruccio si occupava dei nuovi arrivati, Annibale scambiò due chiacchiere con la ragazza e lei in un attimo gli spiattellò la novità della quale era venuta a conoscenza. Quando Ferruccio si avvicinò al loro tavolo Annibale e Mercedes lo guardarono con aria interrogativa. Fu il comandante a parlare per primo.
- Se ho capito bene, vuoi tornare in Spagna e hai pensato di farti portare da me, è esatto?
Ferruccio abbassò gli occhi pieno di imbarazzo.
- Ti va come idea, cosa ne dici?
- Che sei matto. Laggiù si spara.
Ferruccio strinse i pugni.
- Si tratta di andare in barca, non di sparare.
- Lo sanno tutti che è solo questione di tempo e i fascisti vinceranno. La Germania e l'Italia li appoggiano fornendo armi e mezzi. Cosa credi di fare in Spagna?
Annibale non amava atteggiarsi a fratello maggiore, ma a Ferruccio voleva troppo bene per vederlo finire in rovina senza cercare di fermarlo. Il cameriere scosse il capo.
- Devo portare del materiale agli amici catalani.
Dal tavolo dove si erano seduti, i marinai chiesero altro vino e Ferruccio si allontanò per servirli. Si trattava di gente del nord, norvegesi o svedesi appena sbarcati da un mercantile. Mentre versava il vino nei loro bicchieri, gli domandarono dove si trovasse un bordello. Dopo essersi alzato il cameriere indicò la direzione da prendere per raggiungere il quartiere delle case di tolleranza.
Posato il biglietto del conto sotto la zuccheriera, li lasciò per avvicinarsi di nuovo ad Annibale.
- Mi ci accompagnerai?
- Al barone Nasca cosa racconto, che parto in vacanza?
Sul piatto che Ferruccio aveva posato di fronte a lui c'erano fette di pane tostato e ricci di burro. Annibale ne sollevò uno con la punta del coltello e lo depose delicatamente sul pane caldo.
- Sei un maestro di scuola Ferruccio, perché non la smetti di fare il rivoluzionario?
- Se non mi aiuterai tu Annibale, chiederò a qualcun altro di darmi una mano.
- Non sto dicendo che non ti voglio aiutare, vorrei solo che tu ci riflettessi meglio.
Da bambino Annibale era convinto che al di là del mare non ci fosse nulla. Per lui l'orizzonte sopra le onde era come l'ultima pagina dei libri, quella dove sta sospesa la parola fine. Quando vedeva le barche inoltrarsi verso quella linea pensava che stessero andando verso l'infinito. Fu il suo amico Serafino a toglierlo da quell'idea il giorno che gli comunicò che Adolfo e Romano, i due bagnini dell’Internazionale, avevano raggiunto Fiume da Rimini con un moscone a vela. Al loro rientro in Italia i due erano stati festeggiati, i paesi della costa avevano fatto a gara per invitarli a tenere discorsi sulla vela e sui risultati gloriosi dello sport italiano. Da quel giorno per Annibale il mare aveva smesso di rappresentare l'infinito per diventare una grande distesa d’acqua, oggetto meno leggendario, ma più facilmente praticabile. Ora, nel piccolo cameriere, Annibale rivedeva se stesso bambino, convinto che oltre una certa linea ci fosse qualcosa di assoluto, non il semplice orrore di una guerra. Dalla radio accesa vennero le note di un tango.
- L’Argentina non sarebbe meglio come meta per un viaggio?
Ferruccio sorrise e Annibale si mise a imburrare la seconda fetta.
- Un giorno forse andremo insieme in Argentina. Ma ora devo portare quella roba ai compagni spagnoli.
- Di cosa si tratta esattamente?
Ferruccio si fece più vicino per non essere udito dagli altri avventori.
- Armi e munizioni. Materiale che viene dall’estero e deve essere consegnato alla svelta.
- Come vanno le cose in Spagna?
- Non bene, Balsimelli. Barcellona è bombardata di continuo. La città è piena di macerie. Il mese scorso sono stati colpiti i depositi di combustibile. Non passa giorno senza che gli aerei tedeschi vadano a sganciare bombe sulle città catalane.
- E con tutta quella confusione dovremmo raggiungere Barcellona?
- Non è necessario spingersi così a sud. Il materiale da consegnare non è molto, qualsiasi porto andrà bene, se è piccolo meglio ancora. È per questo che ho pensato di chiederlo a te, una barca da diporto dà meno nell’occhio.
I marinai uscirono dal locale. Mentre Ferruccio andava a prelevare la somma lasciata da loro sul tavolino, Annibale riprese a mangiare. Era una mattinata pigra, i pochi clienti leggevano in silenzio i giornali, solo un paio di essi chiesero degli aperitivi che Ferruccio servì accompagnandoli con olive.
Terminata la colazione il comandante lasciò il caffè. Per quel giorno ne aveva abbastanza di Ferruccio e dei suoi deliri politici. Sarebbe andato dal vecchio Israel ad acquistare tabacco, e perché no, una pipa nuova. Fumando una buona miscela avrebbe riflettuto sulla richiesta di Ferruccio di raggiungere le coste catalane con un carico di armi, idea che poteva nascere solo da un cervello in fiamme come quello del suo amico. Annibale cominciava già ad avvertire dentro di sé la sensazione che amava di meno, quella di stare entrando in una storia pericolosa.
Caffè Grand Milan
Israel lo ricevette con la cortesia di sempre, a Marsiglia la bottega del commerciante ebreo era il luogo dove si poteva acquistare il miglior tabacco balcanico, e la sua clientela, composta in prevalenza da marinai, gli era molto affezionata. Acquistata la mistura che il vecchio preparava personalmente e una pipa di schiuma di mare di una specie raffinata che Israel importava direttamente dalla Turchia, il comandante Balsimelli si sedette su una delle panche disposte davanti al locale deciso a inaugurarla. Accingendosi ad accenderla gli venne da chiedersi cosa avesse lui di diverso dagli altri per sentirsi appagato dal semplice possesso di una pipa e dalla possibilità di fumarla in pace.


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LA CROCIERA - Prefazione
LA CROCIERA - Cap. 1
LA CROCIERA - Cap. 2
LA CROCIERA - Cap. 3
LA CROCIERA - Cap. 4
LA CROCIERA - Cap. 5
LA CROCIERA - Cap. 6
LA CROCIERA - Cap. 7
LA CROCIERA - Cap. 8
LA CROCIERA - Cap. 9
LA CROCIERA - Cap. 10
LA CROCIERA - Cap. 11
LA CROCIERA - Cap. 12
LA CROCIERA - Cap. 13
LA CROCIERA - Cap. 14
LA CROCIERA - Cap. 15
LA CROCIERA - Cap. 16
LA CROCIERA - Cap. 17
LA CROCIERA - Cap. 18
LA CROCIERA - Cap. 19
LA CROCIERA - Cap. 20
LA CROCIERA - Cap. 21
LA CROCIERA - Cap. 22
LA CROCIERA - Cap. 23
LA CROCIERA - Cap. 24
LA CROCIERA - Cap. 25
LA CROCIERA - Cap. 26
LA CROCIERA - Cap. 27
LA CROCIERA - Cap. 28
LA CROCIERA - Cap. 29
LA CROCIERA - Cap. 30
LA CROCIERA - Cap. 31
LA CROCIERA - Cap. 32
LA CROCIERA - Cap. 33

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