LA CROCIERA

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani

Capitolo 7


La domenica si presentò con un sole rovente fino dall’alba. Nel porto non si muoveva un filo d’aria e alle otto il caldo era già soffocante. Annibale uscito in coperta chiese ad Abdul di aiutarlo ad alzare un tendalino. Quando furono all’ombra mangiarono frutta acquistata da un venditore ambulante che faceva il giro dei moli, pesche e meloni.
- Usciamo a provare una vela nuova - disse Annibale – questo tempo è ciò che serve per desiderare una barca a motore, ma il caldo in mare prima o poi muove l'aria e sono sicuro che il vento finirà per arrivare.
In realtà voleva prendere le misure per la partenza perché gli era venuto in mente che il viaggio per la Spagna, se mai si fosse compiuto, sarebbe iniziato di notte, dunque era opportuno dare un’occhiata al golfo per muoversi più facilmente al momento di prendere il largo. Verso le dieci cominciò a soffiare un ponente debole che increspò appena la sperficie del mare, ma bastò al Delfino per uscire dal porto. Il comandante Balsimelli diresse il panfilo verso sud facendogli attraversare il braccio di mare dove le navi all'ancora attendevano prima di entrare. Trascorsa un’ora il vento rinfrescò facendo aumentare l'andatura dello yawl e portandolo velocemente fuori dalla vista dei moli. Annibale virò mettendo l'imbarcazione in rotta per sud ovest. In quella direzione il vento costringeva la barca a una bolina strettissima. Presero un paio di bordi, poi Annibale girò il Delfino per rientrare in porto e offrì il timone all’altro. Navigando in poppa, l'aria si fermò del tutto, Abdul si arrotolò una sigaretta e si mise a fumare senza abbandonare la barra, mentre il comandante lo osservava con attenzione.
Bolina
- Dove hai imparato a veleggiare, egiziano?
Abdul strinse gli occhi e attraversò col pensiero il lungo spazio che lo separava dai ricordi della propria giovinezza. Nella sua mente apparvero i moli scuri dei porti egiziani arroventati dall'alito dei deserti e i caravanserragli pieni di merci che attendevano l'imbarco sulle navi.
- Avevo uno zio che commerciava lungo il mar Rosso con una barca da carico. Le attrezzature erano diverse, ma si trattava di un veliero.
Col vento che accompagnava il moto dello yawl, il caldo cominciò a farsi sentire.
- Tu però hai navigato anche su barche come questa.
- Me la cavo. Ad Alessandria ho lavorato a bordo di yacht inglesi. Ne arrivano molti laggiù.
Annibale si accorse che il vento aveva girato a sud e regolò la scotta di maestra. Anche Abdul richiamò di un paio di braccia quella di mezzana. Il Delfino ora andava al traverso e l’aria che aveva ripreso a muovere dava un bel sollievo ai due uomini.
- A me sembra, egiziano, che te ne intenda più di quanto voglia ammettere. Ci scommetterei che hai comandato un'imbarcazione.
- La barca di mio zio, è vero. Si trattava di un badan, un piccolo veliero a un solo albero che gli inglesi chiamano dhow. La vela era del tipo che qui si dice latina, un grande triangolo sostenuto da un'antenna alzata in testa all'albero. Trasportavamo montoni giù a sud fino alle coste somale, e al ritorno caricavamo legname e qualche volta avorio. Era una barca molto veloce, in un paio di occasioni ne ebbi il comando. Ma la tua, comandante, è una barca più sicura. Il badan è privo di chiglia e se succede che il vento lo faccia rovesciare si perde tutto, talora anche la vita.
Un piccolo veliero
Il pomeriggio non ebbe altra possibilità che sfociare in un gran temporale. Il caldo aveva fatto salire l’umidità del mare fino alla sommità del cielo, dopo di che tutta quell’acqua si rovesciò sul golfo. Venne giù a turbini con raffiche di vento che strapparono le vele alle barche in navigazione. Quelle all’ormeggio tentarono di rompere le cime che le tenevano unite ai moli e qualcuna ci riuscì. Il comandante Balsimelli e l’egiziano erano appena rientrati in darsena che il colpo di vento li sorprese. Ebbero un bel da fare per ormeggiare senza che il Delfino subisse danni. Al caffè Grand Milan la tenda venne squarciata da una raffica più forte delle altre e le sedie di paglia furono trascinate in fondo alla via. Solo i tavolini non si mossero perchè erano di marmo. Ferruccio lavorò fino a tarda notte per sistemare le cose, senza potersi liberare per un solo istante dal pensiero che Mercedes fosse in collera con lui.


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LA CROCIERA - Prefazione
LA CROCIERA - Cap. 1
LA CROCIERA - Cap. 2
LA CROCIERA - Cap. 3
LA CROCIERA - Cap. 4
LA CROCIERA - Cap. 5
LA CROCIERA - Cap. 6
LA CROCIERA - Cap. 7
LA CROCIERA - Cap. 8
LA CROCIERA - Cap. 9
LA CROCIERA - Cap. 10
LA CROCIERA - Cap. 11
LA CROCIERA - Cap. 12
LA CROCIERA - Cap. 13
LA CROCIERA - Cap. 14
LA CROCIERA - Cap. 15
LA CROCIERA - Cap. 16
LA CROCIERA - Cap. 17
LA CROCIERA - Cap. 18
LA CROCIERA - Cap. 19
LA CROCIERA - Cap. 20
LA CROCIERA - Cap. 21
LA CROCIERA - Cap. 22
LA CROCIERA - Cap. 23
LA CROCIERA - Cap. 24
LA CROCIERA - Cap. 25
LA CROCIERA - Cap. 26
LA CROCIERA - Cap. 27
LA CROCIERA - Cap. 28
LA CROCIERA - Cap. 29
LA CROCIERA - Cap. 30
LA CROCIERA - Cap. 31
LA CROCIERA - Cap. 32
LA CROCIERA - Cap. 33

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