LA CROCIERA

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani

Capitolo 10


Quella che accadde il due agosto fu una bizzarra vicenda. Essa mostrò, semmai ce ne fosse stato bisogno, come la vita umana sia strettamente correlata alla politica e come la politica condizioni la vita umana facendole prendere direzioni del tutto imprevedibili.
Di ritorno dall'Italia con un mese di anticipo sul programma prestabilito, Pietro Teodori e sua moglie uscirono dalla stazione ferroviaria di Marsiglia nel pieno di un pomeriggio rovente trascinando a fatica quattro pesanti valigie. Raggiunto il parcheggio dei taxi nella speranza di trovare una vettura che li conducesse alla propria abitazione, i malcapitati scoprirono che il parcheggio era vuoto, così come le strade e le piazze che si dipartivano dalla stazione ferroviaria. La canicola aveva costretto gli abitanti a nascondersi in attesa del refrigerio che solo la notte avrebbe recato.
Mentre avanzavano a piedi lungo una strada desolantemente spopolata apparve loro uno sconosciuto. ...esibiva un fascio littorio
L'uomo portava una camicia nera e, appuntato all'occhiello della giacca, un fascio littorio smaltato, ma a parte questo nulla poteva far pensare al proprietario del Grand Milan e alla sua consorte che il connazionale - perchè di un italiano si trattava - avesse cattive intenzioni o peggio che nutrisse nei loro confronti sentimenti ostili. Incredibilmente, quando furono a portata di voce, Pietro che era un individuo mite ed educato, si rivolse allo sconosciuto lanciandogli un'invettiva bruciante. Il connazionale si arrestò chiedendosi perchè quell'estraneo dall'aspetto signorile lo offendesse così gravemente, ma mentre questi taceva Pietrò lo apostrofò ancor più duramente. L'altro allora gli tirò un cazzotto. Pietro reagì incrociando i pugni contro di lui, ma data la differenza di età, ci rimise la dentiera, divisa in tre parti da un diretto dell'avversario. La signora Teodori riuscì a fermare la zuffa prima che l'italiano incontrato per caso facesse troppo male a suo marito.
- Non lo vede che è un vecchio? - disse per sottrarlo al pestaggio. La donna che conosceva i motivi dell'inaudito comportamento di Pietro non disse nulla al marito, ma dentro di sé lo approvò. Le offese al passante dalla camicia nera e dal fascio all'occhiello erano più che giustificate.
Allontanandosi dal luogo dello scontro Pietro tacque per tutto il percorso e continuò a tacere fino al mattino successivo, quando uscì di casa per recarsi al Grand Milan. Il barbiere che stava aprendo il salone, lo scorse oltre la vetrina del bar intento a sistemare le tazzine. Sapendo quanto fosse abitudinario il signor Teodori, monsieur Roland non si capacitò di vederlo al lavoro con un mese di anticipo. Il tempo di radere un paio di barbe, poi attraversata la strada entrò nel locale e ordinò un caffè. Anche lui aveva fama di abitudinario, il caffè lo prendeva a mezzogiorno, così la battuta gliela rubò Pietro.
- A che si deve tanto anticipo, barbiere?
- E' ciò che le volevo chiedere io quando l'ho vista al lavoro il tre agosto, signor Teodori. Che è accaduto in Italia per convincerla a tornare così presto, Mussolini ha smesso di piacerle?
Nell'udir pronunciare quel nome gli occhi dell'anziano barista si strinsero, il collo si gonfiò e le sue mani si chiusero a pugno.
- Spero di campare abbastanza per vederlo morto, quel miserabile, dovessi ucciderlo io stesso.
...il connazionale gli tirò un cazzotto...
Pietro aveva parlato col labbro tumefatto e la bocca senza denti.
- E' stato Mussolini a privarla dei denti?
- No, non è stato lui a farmi questo. Il danno che vede è il risultatto di una discussione sui colori.
- Che hanno i colori da far perdere i denti a un onest'uomo come lei?
- Ho detto a un sostenitore del nostro duce che il nero è il colore della spazzatura.
Il tono col quale il signor Teodori pronunciò queste parole fece comprendere al barbiere che era meglio non ribattere nulla, oltre a dagli la certezza che le opinioni politiche del signor Teodori fossero mutate radicalmente.
Verso le otto arrivò Ferruccio. Vide il labbro gonfio del padrone e la sua faccia scura. Ancora una volta fu Pietro a parlare per primo.
- Mio fratello è stato mandato al confino e la sua tipografia sequestrata. Se non avessi la cittadinanza francese avrebbero arrestato anche me. Le botte le ho prese da un fascista al quale ho detto cosa penso del suo capo.
Ecco il modo in cui la politica entrò nella vita di Pietro Teodori e di sua moglie inducendoli ad un imprevedibile cambiamento di parere sul duce degli italiani, personaggio verso il quale avevano provato fino ad allora una certa simpatia. Ora quel giudizio bonario si era trasformato in un livore mortale.


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LA CROCIERA - Prefazione
LA CROCIERA - Cap. 1
LA CROCIERA - Cap. 2
LA CROCIERA - Cap. 3
LA CROCIERA - Cap. 4
LA CROCIERA - Cap. 5
LA CROCIERA - Cap. 6
LA CROCIERA - Cap. 7
LA CROCIERA - Cap. 8
LA CROCIERA - Cap. 9
LA CROCIERA - Cap. 10
LA CROCIERA - Cap. 11
LA CROCIERA - Cap. 12
LA CROCIERA - Cap. 13
LA CROCIERA - Cap. 14
LA CROCIERA - Cap. 15
LA CROCIERA - Cap. 16
LA CROCIERA - Cap. 17
LA CROCIERA - Cap. 18
LA CROCIERA - Cap. 19
LA CROCIERA - Cap. 20
LA CROCIERA - Cap. 21
LA CROCIERA - Cap. 22
LA CROCIERA - Cap. 23
LA CROCIERA - Cap. 24
LA CROCIERA - Cap. 25
LA CROCIERA - Cap. 26
LA CROCIERA - Cap. 27
LA CROCIERA - Cap. 28
LA CROCIERA - Cap. 29
LA CROCIERA - Cap. 30
LA CROCIERA - Cap. 31
LA CROCIERA - Cap. 32
LA CROCIERA - Cap. 33

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