LA CROCIERA

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani

Capitolo 31


Il mattino si affacciò su un paese in gran fermento. La gente giungeva dalle campagne in flusso ininterrotto per ammassarsi presso il teatro del macabro avvenimento. I curiosi arrivavano a piedi o a dorso di mulo, ma non mancavano le biciclette e qualche motocicletta. Alle sette, ora fissata per l'arrivo dei condannati, la spiaggia era un brulicare di persone che attendevano lo svolgersi degli eventi.
Il comandante Balsimelli dormì male quella notte, Isoline lo sentì girarsi e rigirarsi nel letto senza pace. Annibale non era mai stato presente a una vicenda così crudele e il suo spirito ne soffriva. La sera prima aveva provveduto a spostare il Canard lontano dalla traiettoria dei proiettili che avrebbero posto fine alla vita dei condannati. Ora la goletta si trovava dalla parte opposta del porto, presso lo squero usato per alare le imbarcazioni. Da quella distanza si scorgeva a malapena la spiaggia dove si sarebbe schierato il plotone. Annibale non ci teneva ad assistere a quella barbarie, per cui se ne stava accanto al timone in attesa che, eseguite le condane, qualcuno lo autorizzasse a mollare gli ormeggi.
Fu verso le sette e mezzo che si vide un moto di agitazione attraversare la folla. Nei pressi della prigione un forte vociare accolse l'uscita dei militari che scortavano i condannati verso l'improvvisato poligono di morte.Prigionieri condannati Li avevano legati insieme con una lunga catena che collegava le manette del primo a quelle dell'altro. Romolo apriva la fila tenendo le braccia incrociate sul petto. La catena, passando sulla sua spalla destra, andava al fascista toscano che camminava svogliatamente sulla strada dando l'impressione di essere trascinato dal compagno di sventura. Anche i soldati che li seguivano marciavano senza convinzione, la levataccia non doveva esser piaciuta alla truppa. La gente ai bordi della via non si muoveva, e anche i bambini smisero di giocare per osservare lo strano corteo. Giunti sulla spiaggia, l'uomo che comandava il plotone fece disporre i prigionieri sulla battigia, accingendosi a leggere la sentenza che li condannava alla fucilazione.
L'aereoplano giunse dal mare volando a pochi metri dalla superficie dell'acqua. Doveva trattarsi dello stesso velivolo incontrato dal Canard il giorno del suo arrivo. Come era accaduto la prima volta, nessuno udì nulla fino al momento in cui la macchina volante saettò sulle teste dei presenti sfiorandole. La bassissima quota aveva fatto sì che vista e rumore dell'aereo arrivassero contemporaneamente. Il fracasso improvviso del caccia spaventò gli spettatori che cominciarono a disperdersi in tutte le direzioni. I militari invece rimasero fermi, storditi da quella inattesa apparizione.
Il pilota compì una cabrata violenta che lo fece salire in verticale sopra il porto e mise in mostra i fasci littori sul dorso delle ali. Doveva trattarsi di un pilota giovane ed estroverso, di quelli che amavano le esibizioni acrobatiche. L'ufficiale che comandava il plotone d'esecuzione ordinò agli uomini di sparargli, ma la sorpresa li aveva disorientati ed essi ubbidirono in modo disordinato. Ne scaturì uno sparacchiare confuso e inefficace. Esaurita la spinta verticale l'aviatore fece eseguire all'apparecchio una elegante giravolta che lo portò a puntare il muso sulla spianata dove si trovavano i soldati. Dalle mitragliere poste sulle ali partì una prima raffica che alzò piccoli sbuffi di sabbia tra il plotone e i condannati. Di nuovo il velivolo cambiò direzione picchiando e virando sul mare per avventarsi basso e veloce verso il luogo dove si trovava il reparto militare. A duecento metri di distanza dall'assembramento il pilota fece nuovamente fuoco e questa volta i colpi giunsero a segno. Qualche militare volò letteralmente in pezzi quando venne centrato dai proiettili di grosso calibro delle mitragliere. Il fascista toscano urlò gesticolando verso l'apparecchio nella vana speranza che il pilota lo risparmiasse, ma l'uomo alla cloche si stava divertendo troppo per accorgersi di quei segnali disperati. Resosi conto che non c'era contraerea, il pilota italiano si accanì sul gruppo falciando militari e prigionieri. Non contento di ciò, ripassò più volte sparando a casaccio sulle persone che fuggivano impazzite lungo le strade del paese. Solo quando i suoi caricatori furono vuoti, pose fine alla carneficina. Prima di allontanarsi l'aviatore eseguì un passaggio a bassa quota sulla goletta che aveva notato solo allora. Vedendola galleggiare intatta l'uomo si rammaricò di non averle destinato una parte dei colpi.
Attacco aereo
Dal paese colpito non giungeva alcun suono. L'attacco aereo aveva paralizzato i cuori delle persone che ora stavano rintanate in ogni angolo del villaggio senza avere il coraggio di muoversi. I feriti cominciarono a lamentarsi piano, quasi temendo di ricevere nuove scariche di proiettili. Quelli rimasti illesi si allontanarono velocemente per disperdersi nelle campagne. Tra i militari si contavano una decina di morti tra cui il graduato che comandava il plotone e i due prigionieri. In mezzo alle case non si vedeva muovere anima viva, solo i cani abbaiavano impazziti dal terrore. Annibale non riusciva a respirare dallo sgomento e se ne stava immobile stringendo le maniglie del timone. Fu Abdul a farlo rientrare in sé.
- Comandante, partiamo!
Sul ponte della goletta gli ospiti erano ancora stesi nelle posizioni in cui si erano gettati quando era iniziata la sparatoria. Nessun proiettile li aveva raggiunti, ma tutti se ne stavano rannicchiati tra le attrezzature del ponte senza muoversi.
Annibale non attese un minuto. Aiutato da Abdul, alò l'ancora dopo aver alzato il primo fiocco che si gonfiò sbattendo sotto una brezza di sud ovest. Il Canard si mosse lentamente e guadagnò il mare aperto.
Fu in quel momento che si vide una figura di donna correre lungo la spiaggia e gridare qualcosa all'indirizzo dell'imbarcazione. Annibale riconobbe Mercedes e ordinò all'egiziano di gettare nuovamente l'ancora. All'insaputa di tutti la giovane spagnola era scesa a terra nel tentativo di convincere Ferruccio a ripartire. Il Canard si trovava a duecento metri dalla costa e subito Abdul mise in mare la scialuppa dirigendosi a terra per recuperare la ragazza.
Mercedes giunse a bordo con la faccia stravolta e nessuno le fece domande. La barca riprese il mare per nord est, in direzione delle acque francesi che Annibale intendeva raggiungere al più presto.


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LA CROCIERA - Prefazione
LA CROCIERA - Cap. 1
LA CROCIERA - Cap. 2
LA CROCIERA - Cap. 3
LA CROCIERA - Cap. 4
LA CROCIERA - Cap. 5
LA CROCIERA - Cap. 6
LA CROCIERA - Cap. 7
LA CROCIERA - Cap. 8
LA CROCIERA - Cap. 9
LA CROCIERA - Cap. 10
LA CROCIERA - Cap. 11
LA CROCIERA - Cap. 12
LA CROCIERA - Cap. 13
LA CROCIERA - Cap. 14
LA CROCIERA - Cap. 15
LA CROCIERA - Cap. 16
LA CROCIERA - Cap. 17
LA CROCIERA - Cap. 18
LA CROCIERA - Cap. 19
LA CROCIERA - Cap. 20
LA CROCIERA - Cap. 21
LA CROCIERA - Cap. 22
LA CROCIERA - Cap. 23
LA CROCIERA - Cap. 24
LA CROCIERA - Cap. 25
LA CROCIERA - Cap. 26
LA CROCIERA - Cap. 27
LA CROCIERA - Cap. 28
LA CROCIERA - Cap. 29
LA CROCIERA - Cap. 30
LA CROCIERA - Cap. 31
LA CROCIERA - Cap. 32
LA CROCIERA - Cap. 33

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