LA CROCIERA

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani

Capitolo 33


Il 21 agosto 1937 il comandante Balsimelli era sveglio da un pezzo quando il Canard si presentò di fronte al porto di Marsiglia sotto un cielo basso e grigio. I pensieri che gli occupavano la mente vennero interrotti dal lontano scampanio di Notre Dame de la Garde che annunciava la solenne messa domenicale delle undici.
Annibale si alzò da letto per raggiungere Abdul che gli cedette il timone e si recò a chiudere le vele. In coperta i viaggiatori osservavano avvicinarsi i palazzi e le banchine di Marsiglia col cuore confortato di chi ritorna a casa per mare, ma con gli occhi ancora pieni degli orrori di cui erano stati testimoni sulla costa spagnola. Abdul ammainò le rande lasciando che solo un piccolo fiocco trainasse la goletta all’approdo tra i torsoli di frutta, i pesci morti e le bottglie vuote che galleggiavano nell’ampio bacino portuale. Un gozzo a motore con due ormeggiatori a bordo incrociò davanti ad essi diretto a una nave in procinto di entrare in porto. I marinai lanciarono occhiate sulle signore affacciate alla battagliola del Canard e credendo di trovarsi di fronte a una compagnia di ricchi eccentrici le salutarono con galanteria, attendendo qualche sorriso dalle dame che viaggiavano sul piccolo veliero. Quelle invece, che erano nello stato d’animo di chi torna da un funerale, non li degnarono di uno sguardo. Il gozzo proseguì perdendosi nel traffico di imbarcazioni che si avvicinavano ai moli.
In quel momento si avvertirono le prime gocce d'acqua. Si trattava di una pioggerellina senza peso, una di quelle piogge estive che stanno sospese tra cielo e mare senza decidere da che parte buttarsi. L’avvocato Caruso indossò l’impermeabile che teneva sottobraccio, dalla tasca estrasse il berretto e se lo mise in testa. Accanto a lui, Annalisa aprì l’ombrellino. Indossava una camicetta di seta che lasciava intuire la forma del seno e Gabriele Caruso, guardandola, non poté negare di sentirsi ancora attratto da lei.
- Trovo che Genova sia molto più bella di Marsiglia - disse.
Annalisa non seppe cosa rispondere, ma capì che il gioco era ricominciato e sorrise tra sé senza darlo a vedere.
Accortasi che mancava poco all’arrivo, Mercedes scese in cabina a prendere il suo bagaglio. Risalendo la scaletta con la valigia in mano sentì che pioveva, così rientrò a cambiarsi d’abito.
Pietro se ne stava in disparte. Annibale lo chiamò.
- Allora signor Teodori, armerà altri convogli per la Spagna?
Pietro scosse il capo abbassando gli occhi.
- Le devo delle scuse, Balsimelli. Non avevo mai visto una guerra, nemmeno un pezzetto piccolo così. No, non farò proprio nulla.
Durante le ultime ore aveva pensato a lungo ed aveva preso la decisione di ritirarsi dalla conduzione del caffè. La mancanza di Ferruccio rendeva necessario quel passo, senza il piccolo cameriere mangiato dai topi non sarebbe riuscito a gestire il locale. Si chiese cosa ne avrebbe detto Leonilde, ma sapeva che, contenta o no, la moglie avrebbe accettato ogni sua decisione.
Anche Annibale stava riflettendo sulle cose da fare una volta giunto a Marsiglia. Nell’attesa che il barone tornasse da Montecarlo, avrebbe portato Isoline a visitare Nizza a bordo del Delfino. Inoltre dovevano recarsi ad Arles dai genitori di lei, ma il viaggio l’avrebbero fatto in treno. Nessuno di quei progetti servì a sollevarlo dal senso di tristezza che provava.
La goletta riprese il proprio posto nella darsena. Riposte le vele nei gavoni e sistemata l’attrezzatura, Annibale consegnò i documenti di bordo a Pietro che avrebbe provveduto a recapitarli al proprietario, diede appuntamento per la sera a Isoline e scese a controllare gli ormeggi. La compagnia si sciolse e tutti se ne andarono, la crociera era terminata.
Sceso a terra in compagnia di Abdul, il comandante Balsimelli si avviò verso la darsena dove si trovava ormeggiato il Delfino. Quando si trovò di nuovo a bordo della sua barca percorse il ponte per controllare che tutto fosse in ordine. La pioggia era cessata e il vento cominciava a spazzare le nubi. Restavano stracci di grigio sul mare, ma laggiù sull'orizzonte una sottile lama di azzurro apriva quel cielo di piombo permettendo ai primi raggi di sole di scendere obliquamente sulla superficie marina.
- Usciamo - disse rivolto all'egiziano - andiamo a far prendere aria alle vele.
Raggiunto il mare aperto, fecero correre lo yawl fino a quando la città alle loro spalle fu poco più grande di una lenticchia. Solo allora virarono per rientrare. Col vento che picchiava sul mascone, il Delfino strinse la bolina all'inverosimile e sollevò nuvole di spuma che parvero farlo ridere come un bambino.
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FINE


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LA CROCIERA - Prefazione
LA CROCIERA - Cap. 1
LA CROCIERA - Cap. 2
LA CROCIERA - Cap. 3
LA CROCIERA - Cap. 4
LA CROCIERA - Cap. 5
LA CROCIERA - Cap. 6
LA CROCIERA - Cap. 7
LA CROCIERA - Cap. 8
LA CROCIERA - Cap. 9
LA CROCIERA - Cap. 10
LA CROCIERA - Cap. 11
LA CROCIERA - Cap. 12
LA CROCIERA - Cap. 13
LA CROCIERA - Cap. 14
LA CROCIERA - Cap. 15
LA CROCIERA - Cap. 16
LA CROCIERA - Cap. 17
LA CROCIERA - Cap. 18
LA CROCIERA - Cap. 19
LA CROCIERA - Cap. 20
LA CROCIERA - Cap. 21
LA CROCIERA - Cap. 22
LA CROCIERA - Cap. 23
LA CROCIERA - Cap. 24
LA CROCIERA - Cap. 25
LA CROCIERA - Cap. 26
LA CROCIERA - Cap. 27
LA CROCIERA - Cap. 28
LA CROCIERA - Cap. 29
LA CROCIERA - Cap. 30
LA CROCIERA - Cap. 31
LA CROCIERA - Cap. 32
LA CROCIERA - Cap. 33

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