LOOGBOOK

 Giovanni Zanzani

Giornale di bordo dello yawl Rampante
Comandante Annibale Balsimelli
Anno 1939
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3 luglio 1939



3 luglio 1939
Il tempo si mantiene bello, ma il signor Treré continua a non farsi vivo. All'ufficio postale mi attendeva una sorpresa, una lettera del barone Nasca. L'ho aperta pieno di curiosità perché, a parte la secca comunicazione del cambio di proprietà del Delfino, che giunse per telegrafo, non sento il barone da tre mesi, da quando cioè ci lasciammo a Montecarlo dove Don Cosimo sbarcò per recarsi al casinò. La sera stessa tornò a bordo ridotto uno straccio, chiuse poche cose in una valigia e dopo avermi consegnato una piccola somma di denaro scese a terra ordinandomi di condurre il Delfino a Lipari dove mi sarebbero giunti nuovi ordini. Non era la prima volta che assistevo ad episodi di quel tipo, così mi accinsi a partire senza fare domande. Fui un po' sorpreso quando don Cosimo mi disse di prendermi le sue camicie, ma conoscendolo pensai che avesse perso anche quelle al tavolo da gioco e che, regalandomele, volesse semplicemente impedire agli usurai, che si aggirano intorno alle case da gioco come sciacalli, di venirle a pretendere (non sarebbe stata la prima volta). Invece nessuno venne a chiedere nulla e appena il tempo lo permise, il Delfino salpò dalla Costa Azzurra diretto verso sud.
Nella missiva il barone si dispiace del rovescio che gli è costato la proprietà dello yawl, ripromettendosi di fare di tutto per rientrarne in possesso (cosa della quale io dubito fortemente). Afferma che possiamo fidarci del signor Treré, aggiungendo che si tratta di un gentiluomo con la passione per le barche, legato a lui da fraterna amicizia (sentimento che mi lascia molto perplesso se è vero che, come scrive il barone, gli ha strappato il Delfino sul tavolo di chemin de fer). Cito testualmente l'ultima parte della missiva:

"La sfortuna si è accanita contro di me, caro Annibale, e mi devo rassegnare alla perdita del Delfino. La prego tuttavia di porsi agli ordini di Arsenio e di portagli il rispetto che ha sempre manifestato verso la mia persona. La invito a proporre al bravo Turi le medesime condizioni di ingaggio che aveva con me: il signor Treré si è detto disposto a mantenere per entrambi la stessa paga, nonché a saldare tutti gli arretrati. Sono certo che un giorno, che mi auguro non lontano, riuscirò a venire a capo dei miei guai. Le attuali circostanze non mi consentono di ritornare in Sicilia, anzi dovrò allontanarmene per un certo periodo. Quando leggerà la mia lettera sarò lontano, probabilmente in Sudamerica. Rigrazio lei, Comandante Balsimelli e il marinaio Turi per l'amicizia e la fedeltà che mi avete sempre dimostrato. Siate certi che non vi dimenticherò. Addio. Cosimo Nasca.”

Il messaggio del barone mi ha molto rattristato. Inutile dire che sia Turi che il sottoscritto faremo del nostro meglio per mantenere la barca nelle migliori condizioni. Povero don Cosimo, come vorrei essergli di aiuto, ma le poche lire del mio mensile (che peraltro non riscuoto da molti mesi) non basterebbero nemmeno a pagare i conti del suo sarto. Nonostante sia precipitato in un abisso di disperazione, don Cosimo ha conservato un cuore nobile. A volte è più facile trovare umanità e comprensione tra quelli che hanno scelto la cattiva strada che in mezzo ai cittadini modello. La lettera conteneva un poscritto nel quale don Cosimo paventava l’avvicinarsi della guerra, cosa che temo anch'io leggendo le notizie sui giornali e ascoltando la radio. Oggi al largo di Lipari si sono visti i pennacchi di due navi militari e nel giro di una mezz'ora alte ondate hanno fatto ballare le barchette nel porto. Il Minerva si è degnato di ondeggiare appena, mentre il Rampante ha beccheggiato un po' più rudemente. Il convoglio da guerra doveva procedere a forte andatura.
La goletta dei tedeschi dispone di un grosso motore che viene acceso qualche ora al giorno per caricare le batterie. Quando fa scuro, il ponte viene illuminato e gli ospiti consumano la cena su una tavola imbandita all'aperto. Turi e io ci accontentiamo della brutta tuga, ricordo di Giacinto Ferraù, dove il barone fece collocare un quadrato da carteggio che l’egiziano e io adoperiamo come tavola da pranzo.

Il prossimo capitolo verrà pubblicato lunedì 25 aprile 2011

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