LOOGBOOK

 Giovanni Zanzani

Giornale di bordo dello yawl Rampante
Comandante Annibale Balsimelli
Anno 1939
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8 luglio 1939



8 luglio 1939
Il signor Treré non si fa vivo, ma ormai sono rassegnato a questa attesa senza fine. Oggi devo segnalare un'altra novità nient'affatto piacevole. Uno dei marinai del presidio militare dell'isola mi ha consegnato una convocazione urgente inviatami dal comando. Quando mi sono presentato nella piccola caserma della marina ho incontrato un funzionario dai modi silenziosi e bruschi. Voleva informazioni sugli ultimi movimenti del barone Nasca e alla mia risposta di non poterlo accontentare (la assoluta verità) lo strano personaggio ha alzato i toni.
- Comandante Balsimelli, non vorrà farmi credere che non sa nulla del suo armatore?
Quando gli ho spiegato che non sono più alle dipendenze di don Cosimo, il funzionario è parso molto sorpreso, evidentemente le sue informazioni erano incomplete riguardo al cambio di proprietà del Delfino. A mia volta ho chiesto a che titolo facesse quelle domande (l'uomo non era in divisa) e lui si è tolto d’impaccio dicendo genericamente di avere un incarico governativo relativo alla salvaguardia delle coste italiane. Ho giudicato prudente non insistere, ma mi è rimasta la curiosità di sapere a quale corpo appartenga. Quando ho accennato alla effrazione subita dal Rampante l'uomo non mi è parso particolarmente sorpreso, non escluderei anzi che ne sapesse qualcosa.
- Ha presentato denuncia? si è limitato a chiedere.
- Mancano solo un paio di volumi, libri di poco valore, non ho ritenuto utile parlarne con nessuno.
- Bravo comandante, ha incalzato l’improbabile esperto di coste, saranno stati ladruncoli. È meglio nascondere ai turisti stranieri queste nostre vergogne. Se si sapesse in giro che su quest’isola incantevole ci sono dei ladri, bella figura faremmo!
Udendo quelle parole le mie perplessità sull’individuo sono aumentate. Non riesco proprio a capire chi o che cosa rappresenti, anche se gli altri impiegati si rivolgevano a lui con un certo timore. Mentre uscivo dagli uffici della capitaneria ho visto entrare Rieve col volto preoccupato, mi sono avvicinato per chiedergliene il motivo ed egli, facendo segno di avere una gran fretta, si è diretto senza parlare nella stanza dalla quale ero uscito.
Mi chiedo cosa possa aver combinato questa volta don Cosimo per attirare su di sé l'interesse delle autorità. Quell'uomo è un vero rebus, appartiene all'aristocrazia siciliana, ma il suo comportamento rimanda agli avventurieri che ho visto all'opera nei bassifondi dei porti del Mediterraneo. Egli è il primogenito di una famiglia così ricca da permettere ai propri figli di vivere di rendita seguendo le proprie inclinazioni artistiche. Rizieri, il fratello minore, vive a Londra da molti anni occupandosi di architettura e la sorella Mafalda, dopo aver completato gli studi a Parigi, si è trasferita a Baltimora dove ha aperto una scuola di danza classica. Anche don Cosimo avrebbe potuto conformarsi alle abitudini signorili della sua famiglia, ma fin da ragazzo prese a frequentare cattive compagnie. I bene informati affermano che l'erede dei baroni Nasca abbia rapporti con i peggiori tagliagole d’Europa. Io escludo che ciò sia vero, anche se nei porti dove abbiamo condotto il Delfino, Turi e io abbiamo visto salire a bordo facce poco raccomandabili. Ritengo che le frequentazioni di don Cosimo siano da attribuire al vizio del gioco, malattia che avvelena il suo sangue fin dalla giovinezza. Il barone non mi è mai parso una persona cattiva, piuttosto un debole di carattere, difetto abbastanza comune tra coloro che non sono costretti a lavorare per vivere. In passato l'ho visto più di una volta coinvolto in inchieste condotte dall'autorità giudiziaria, ma don Cosimo è sempre riuscito a cavarsela senza danni. Temo che in questo caso si tratti di qualcosa di più grave del solito, qualcosa che ha attirato su di lui l’attenzione di quei funzionari dalle mansioni sconosciute, ma che da quando il cavalier Mussolini è diventato il duce degli italiani, tutti sanno essere incaricati di perseguitare gli oppositori politici e che tutti si augurano di non incontrare mai.
Lo scirocco non accenna a calare, il cielo si è fatto grigio e il mare ha un aspetto irritato. Il Minerva, forse per evitare la fastidiosa risacca che questo tempo provoca vicino al porto, si è spostato più al largo.Turi è a terra, l'egiziano mi ha detto di aver fatto conoscenza con una famiglia di tunisini che vive a Lipari e di essere stato invitato per cena. Gli ho lasciato la lanterna accesa a poppavia per aiutarlo a dirigersi verso il Rampante quando tornerà a bordo.

Il prossimo capitolo verrà pubblicato lunedì 23 maggio 2011

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