LOOGBOOK

 Giovanni Zanzani

Giornale di bordo dello yawl Rampante
Comandante Annibale Balsimelli
Anno 1939
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Koroni, 22 luglio 1939



22 luglio 1939 Koroni
Il Rampante è alla fonda di fronte al borgo di Koroni, minuscolo insediamento sul lato est della più occidentale delle penisole del Peloponneso ed io mi trovo sotto la fresca tettoia di rampicanti che ricopre i tavoli della taverna di Socrates Mouzelis. Erano anni che non vedevo Socrates e devo dire che non l'ho trovato affatto cambiato. Come allora, quando con gli amici di Taranto approdavo su questa costa assolata col caicco carico di taniche di petrolio da contrabbandare, Socrates si è fatto trovare coi bicchieri pieni della fresca acqua del suo pozzo e con la bottiglia del miglior ouzo aperta sul tavolo.
- Quando ho visto lo yawl doppiare il capo, ho pensato subito a te, Annibale.
Sapendo quanto Socrates sia bugiardo, ho riso, ma il piacere di vedere la sua faccia da brigante è stato davvero grande. Non ci speravo proprio, dopo questi giorni drammatici, dopo le oltre 300 miglia di fuga ininterrotta e le vicende che l'hanno accompagnata, di ritrovare il vecchio Socrates Mouzelis. Scorgere la sua barba brizzolata in mezzo al villaggio mi ha ripagato di tutte la difficoltà affrontate dal momento della nostra fuga dal porto di Reggio Calabria.
A mezzanotte mentre ci stavamo allontanando verso sud col solo scopo di mettere tra noi e gli inseguitori la maggior distanza possibile, il vento che già soffiava gagliardamente ha girato a nord-ovest rinforzando al punto che abbiamo ridotto la velatura al solo fiocco da tormenta. Le ultime luci della costa calabrese erano già scomparse dietro di noi quando il mare si è messo a burrasca. La forza del vento ha cominciato ad alzare onde poderose che investendo lo yawl da poppa lo facevano saltare come un turacciolo. Rischiando a ogni istante di volare in acqua, Turi si è spinto fino allo strallo di prua per togliere anche qull'ultimo lembo di tela che sgonfiandosi quando lo scafo scendeva nel cavo dell'onda e rigonfiandosi di colpo sulla cresta successiva minacciava di farci disalberare. A secco di vele abbiamo continuato la navigazione nel corso del vento che ci investiva da una direzione di 300 gradi. Nella cabina i passeggeri apparivano molto provati da quella che doveva sembrar loro una prova della fine del mondo. Solo Denise, la figlia quattordicenne di Therese, era perfettamente calma e dopo aver aiutato gli altri ad assicurarsi alle cuccette dove su mio consiglio si erano coricati, ha voluto a tutti i costi salire nel pozzetto con noi. È una ragazzina magra con capelli color rame. La drammatica crociera a bordo del Rampante è la sua prima esperienza su un’imbarcazione a vela, ma nonostante un esordio così duro credo che nulla le piaccia di più che navigare con la forza del vento.
Non ho trascurato di fare visita al prigioniero, Rieve se ne stava rannicchiato sui paglioli della cabina prodiera più morto che vivo. Quando mi ha visto ha subito cercato di intavolare una trattativa, è un uomo vile e mi ha offerto del denaro nella speranza che mi alleassi con lui. L'ho rifiutato e pur sapendo che può contare su molti appoggi gli ho mostrato tutto il mio disprezzo. Ora so che mi sono fatto un temibile nemico.
La nostra corsa continuava sotto la forte burrasca di nord-ovest quando il cielo ha cominciato a schiarire. È stato in quel momento che Turi ha indicato un punto alle nostre spalle. All'orizzonte del mare infuriato è apparsa l'alberatura di un veliero che seguiva la nostra rotta. Dopo mezz'ora la sua sagoma frontale si è rivelata per quella del Minerva lanciato al nostro inseguimento. Le lunghezza dello scafo e il fatto che esso sia dotato di motore ci davano poche speranze di sfuggire alla caccia. La pertinacia dei nosti inseguitori lasciava pochi dubbi sulle loro intenzioni così, dopo aver spiegato alla piccola Denise come usare il timone per mantenere in rotta il Rampante, mi sono spinto a prua dove con l’aiuto di Abdul ho ingarrocciato due fiocchi da tormenta tesandoli a destra e a sinistra su picchi di fortuna in modo da formare una specie di piccola farfalla. Lo yawl allora si è messo a volare, lo scafo quasi sollevato da quella inedita velatura ha preso letteralmente a saltare da un'onda all'altra. La ragazza ha dato prova di capacità non comuni governando la barca in quelle condizioni fino a quando Turi non l’ha rilevata al timone. Lo schooner dei tedeschi tuttavia ha continuato a guadagnare acqua fino a quando si è venuto a trovare a un mezzo miglio di distanza. Allora abbiamo udito distintamente un colpo d'arma da fuoco, il segno che di lì a poco saremmo capitolati. Ciò che è avvenuto in seguito ha del prodigioso: Rieve, sciolte le cime con le quali era stato immobilizzato, è uscito dal tambuccio di prua nel momento esatto in cui dal Minerva partiva il secondo colpo. L'uomo, resosi conto che i suoi complici erano a breve distanza, si è gettato in mare. Ciò ha costretto i tedeschi a manovrare per raccogliere il naufrago, ma non è stato questo a salvarci dall’abbordaggio che giudicavamo imminente. Nell'abbattere il fiocco per recuperare il naufrago, qualcosa deve essere andato storto sul Minerva, la vela si è immersa sotto la prua dei nostri inseguitori e lo schooner ha rallentato l'andatura. Forse il robusto tessuto della tormentina è stato preso dall’elica danneggiando la trasmissione, oppure la tela ha messo fuori uso il loro timone, fatto stà che li abbiamo visti scadere a poppavia. Temendo di vederli ricomparire da un momento all'altro, abbiamo lasciato che lo yawl continuasse la sua corsa con la speranza che le attrezzature reggessero alle forti sollecitazioni della doppia invelatura prodiera. Mostrando doti di robustezza eccellenti, il Rampante ha mantenuto la massima velocità e resistito egregiamente a quello sforzo. Verso sera, quando pensavamo che il peggio fosse passato, al vento si è unita una pioggia sferzante che è durata fino a notte fonda. Solo allora la terribile burrasca ha cominciato a spegnersi. Il vento ha perso parte della sua forza e verso le tre del mattino ha girato a sud riducendosi a pochi nodi. Alate le rande e sostituite le vele di prua col più grande dei fiocchi, la navigazione si è distesa. A turni di tre ore Turi e io abbiamo timonato proseguendo sulla rotta di est sud-est fino a quando, nel pomeriggio della seconda giornata di fuga, ci è apparso il promontorio che segna l'inizio della terra greca. Ritengo che il Minerva sia riparato verso un porto della Puglia, la regione più vicina a noi al momento del tuffo in mare di Rieve. Il tedesco tratto in salvo dai suoi amici non meritava quella fortuna, ma non sempre i malvagi pagano il prezzo delle loro azioni. Ancora non mi è stato possibile ricevere da Therese una spiegazione dettagliata sulla incredibile caccia che lui le sta dando, ma una simile ferocia non mi stupisce, so quanto siano spietati i nazisti per averli visti all'opera in Spagna nella guerra che ha devastato recentemente quella sfortunata terra.
Socrates dice che possiamo restare in territorio ellenico alcuni giorni senza dover espletare formalità doganali, ufficialmente siamo una imbarcazione che ha trovato riparo da una burrasca e si accinge a ripartire. Alla cena che ha voluto offrirmi era presente il capo della piccola gendarmeria di Koroni, un uomo bonario che dopo aver ascoltato il racconto della nostra disavventura ci ha assicurato il suo appoggio e la sua solidarietà. I miei passeggeri si stanno riposando dalle fatiche della traversata e domani con calma vedremo che decisioni prendere, di sicuro non ci dirigeremo verso l'Italia.
Sebbene l'azione criminale di cui siamo stati vittime accusi in modo esplicito l'equipaggio tedesco, so di quali appoggi quei delinquenti possano beneficiare presso il corrotto e infingardo governo italiano, dunque per ora non mi sembra il caso di tornare nel mio paese.

Il prossimo capitolo verrà pubblicato lunedì 15 agosto 2011

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