LOOGBOOK

 Giovanni Zanzani

Giornale di bordo dello yawl Rampante
Comandante Annibale Balsimelli
Anno 1939
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31 luglio 1939



31 luglio 1939
Sia sempre lodata l'audacia di Abdul Mahfuz, insuperabile marinaio e coraggioso combattente, grazie al quale abbiamo messo a segno un colpo fortissimo sui maledetti criminali che ci danno la caccia.
La mia narrazione si è interrotta la notte scorsa nel momento in cui Turi mi ha raggiunto in cabina. Il motivo che ha spinto il marinaio a lasciare il timone (occupazione inutile, data l'assenza di vento) e a scendere da me sottocoperta era il desiderio di esporre un’idea che definire temeraria è poco, trattandosi in realtà di un progetto pazzesco.
Se non avessi conosciuto la carriera marittima del mio fedele egiziano, avrei pensato che la notte drammatica che stavamo vivendo e la certezza di cadere nelle mani di quei banditi gli avessero fatto perdere la ragione, ma gli anni che Abdul ha trascorso sulle coste africane insieme ad equipaggi dediti alla pirateria mi hanno indotto a dagli credito. Inoltre in mancanza di alternative anche un piano pazzesco diventa accettabile.
- L'ho fatto altre volte Annibale, lasciami provare.
Dopo aver pronunciato queste parole, Turi si è portato sulla poppa del Rampante e utilizzando la scaletta che era servita ai ragazzi per fare il bagno, si è immerso silenziosamente in acqua portando con sé un paio di metri di cavo d’acciaio. Verso le tre del mattino, l'ho visto risalire a bordo del Rampante col sorriso sulle labbra.
- Ci sono riuscito comandante, con un po' di fortuna tra poco saremo alla pari con loro.
Il significato di quelle parole è stato chiaro pochi minuti dopo, quando il giorno ha cominciato a inviare i primi raggi di luce sul mare, momento che i nostri inseguitori aspettavano per riprendere la caccia. Col cuore in gola abbiamo sentito la grossa macchina dello schooner (un motore da trecento cavalli) rimettersi in moto. Poiché l'assoluta mancanza di vento ci toglieva ogni possibilità di fuga, nel giro di pochi minuti, spinti dal loro potente propulsore, i tedeschi ci avrebbero raggiunto.
Deve esserci un bravo motorista a bordo del Minerva, un uomo che conosce bene le carattristiche dei diesel marini, macchine affidabili a patto che vengano scaldate con cura prima di essere utilizzate. Infatti dopo aver disperso nell'aria mattutina due grossi sbuffi di fumo, segno che gli arricchitori di carburante erano correttamente inseriti, il ritmo lento e regolare degli scoppi ci ha fatto capire che il motorista attendeva l’innalzamento della temperatura dell'olio per dare via libera all’elica e mettere in movimento l'imbarcazione. Mentre sulla tolda del Minerva la luce crescente del giorno illuminava gli uomini intenti a bere caffè, Rieve ha rivolto al Rampante un sarcastico gesto di saluto indicando nello stesso tempo il proprio orologio da polso, quasi a voler dire: è questione di minuti e vi saremo addosso. Therese, che in quel momento si trovava accanto a me, è impallidita. Al termine di quella spavalda esibizione, abbiamo visto Rieve rientrare in cabina e tutti i marinai disporsi alle manovre.
Al colpo sordo dell’invertitore che collega il motore con l’elica, invece del movimento della barca, ha fatto seguito una specie di grugnito, lo scarico del Minerva ha emesso un altro sbuffo di fumo e il motore si è fermato. Il cavo d'acciaio che Turi nel corso della notte aveva attorcigliato alle pale dell'elica e al timone aveva svolto egregiamente il suo compito.
- Il difficile è farlo in silenzio, ha detto l'egiziano mentre tutti osservavamo la scena, ad Alessandria io e i miei soci abbiamo messo fuori combattimento più di un battello servendoci dello stesso sistema.
Ho chiamato in coperta le donne e i ragazzi. Therese che aveva già messo i suoi preziosi documenti in una valigia perché io avviassi una trattaviva per aver salva la vita, alla vista della panne del Minerva non ha saputo frenare le lacrime.
È stato in quel momento che l'acqua intorno a noi ha mostrato la prima increspatura, segno che si stava alzando il vento. Sul Rampante non c'è stato bisogno di fare nulla, le vele che erano tutte a segno da ieri hanno cominciato a spingere il nostro yawl. Sul Minerva invece alle imprecazioni seguite all’avaria si sono sostituiti i secchi comandi per alare le drizze che avrebbero aperto le vele. Il vento veniva da sud e, dopo aver lanciato a Turi uno sguardo d'intesa, ho impugnato il timone mettendo la barca al vento.
Ha preso il via in quel momento la regata più incredibile che sia mai stata corsa da quando lo sport della vela viene praticato, uno schooner aurico di quaranta metri contro uno yawl marconi lungo meno della metà. Le drammatiche modalità della competizione, una banda di assassini che inseguiva sei civili inermi, hanno fatto sì che il percorso di gara fosse scelto da chi fuggiva, cioè da noi, in base ad un solo principio, salvare la pelle. Questo non ha tolto nulla alla spettacolarità della corsa che al momento in cui scrivo è ancora bel lontana dalla sua conclusione, ciò a dire che noi siamo ancora vivi e naturalmente alla testa della regata.
Il tedeschi, dopo lo scherzo combinato da Turi alll’elica del loro scafo, si sono trovati nella condizione di dover usare le vele. Appena resisi conto di non poter disporre del motore, i nostri inseguitori hanno velocemente alzato tutta la tela di cui dispongono. Ora viaggiamo per 210 gradi con il vento che viene da 170°. I tedeschi, avvantaggiati dalla lunghezza dello schooner, vanno più veloci, ma l'armatura aurica non consente loro di stringere la bolina come fa il Rampante e per tutto il giorno hanno zigzagato alle nostre spalle allontanandosi dalla nostra imbarcazione.
La direzione giusta per avvicinarci a Malta è 270 gradi, mentre noi viaggiamo per 210°, ma io non ho nessuna intenzione di cambiare rotta, con l'andatura al traverso il Minerva ci raggiungerebbe in un battibaleno, così invece il vantaggio della maggiore velocità che il Minerva ricava dalla lunghezza dello scafo viene vanificato dall'angolo largo col quale esso è costretto ad affrontare il vento. Inoltre chi sta pilotando il Minerva dimostra di non intendersene molto di yachting a vela. La scelta di eseguire bordi corti con un armo aurico richiede tempo e impone all'equipaggio un lavoro notevole. Essi bordeggiano di continuo col risultato di perdere acqua ad ogni virata. Ora sta calando la sera, il vento ha girato a nord-ovest e noi abbiamo corretto la prua per andare di nuovo contro di lui, la rotta dunque ci sta portando verso 330 gradi, non proprio l'ideale per andare a Malta. A metà pomeriggio abbiamo incrociato una piccola nave turca che credendo di assistere ad una gara sportiva ha fatto salire a riva un messaggio. "Vinca il migliore" dicevano le bandiere. Purtroppo io so che non è sempre così..

Il prossimo capitolo verrà pubblicato lunedì 3 ottobre 2011

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