UN ESTATE ROMANTICA PER IL COMANDANTE BALSIMELLI

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani


Capitolo 2

La vicenda risaliva a molti anni prima, per l'esattezza al 1921, anno in cui il suo amico Dario era stato ucciso. Un manipolo di camicie nere capitanato da un ricco agrario aveva preso di mira un circolo socialista della bassa forlivese per mettere a segno una delle tante aggressioni ispirate da Benito Mussolini, astro nascente della politica italiana.

La scelta del bersaglio da colpire, un posto insignificante frequentato da umili braccianti agricoli, era dovuta alla scarsa combattività degli imberbi assalitori, figli di papà poco inclini a veri scontri. In quel facile teatro di azione, un piccolo ritrovo più simile a un'osteria che a una sede di partito, essi pensavano di assestare qualche manganellata senza subire danni. Le cose però non erano andate come gli assalitori speravano, lo schiamazzo aveva fatto accorrere un gruppo di operai che si trovava al lavoro nei pressi del locale e la squadraccia si era dovuta ritirare con parecchie ammaccature. La vendetta non si era fatta attendere: di lì a qualche giorno Dario, che si era distinto tra i difensori per aver menato le mani con particolare energia, venne affrontato dalla stessa squadraccia e costretto dal capo-manipolo a ingurgitare un litro di olio minerale. Dopo un mese di atroci dolori, il ragazzo era deceduto. Protetto dalle autorità di polizia, l'agrario che ne aveva causato la morte aveva continuato insieme ai suoi uomini gli assalti ai circoli e alle cooperative della campagna emiliana nella violenta epopea che si sarebbe conclusa con la marcia su Roma.
Annibale BalsimelliAnnibale e Dario erano cresciuti come fratelli e il giovane Balsimelli capì di doversene andare lontano da dove era nato, perché se fosse rimasto non avrebbe potuto rinunciare a uccidere con le proprie mani il responsabile del delitto.
Abbandonata la casa paterna, aveva trovato nella marina mercantile il lavoro che lo avrebbe tenuto lontano dal suo sfortunato paese e dalla tentazione di vendicare l'amico assassinato, azione che si sarebbe inevitabilmente trasformata in un suicidio.
Dopo molti imbarchi in giro per il mondo, Annibale si era trovato in Sicilia al comando del Delfino, la lussuosa imbarcazione del barone Nasca. La cura dello yawl era diventata la sua unica occupazione e l’estate la stagione in cui a quell'impegno si aggiungeva la programmazione della crociera annuale. Il comandante Balsimelli, che nutriva verso il barone Nasca sentimenti di rispetto e di gratitudine, era sempre riuscito ad organizzare le vacanze del nobile siciliano in modo impeccabile. Quell’anno dunque si sarebbero diretti verso Spalato, una meta del tutto nuova rispetto al passato. Le novità non dispiacevano ad Annibale, soprattutto quelle che comprendevano nuove rotte di navigazione e approdi in porti sconosciuti. Il mare era diventato la sua vita, una vita nella quale era ancora possibile osservare orizzonti liberi e cielo aperto senza altri imprevisti che non fossero quelli causati dal maltempo, dalle correnti o dalle maree, niente di simile alle violenze e alle prevaricazioni di cui era stato testimone nel periodo dell'ascesa al potere del duce degli italiani.


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PREFAZIONE
CAPITOLO 1
CAPITOLO 2
CAPITOLO 3
CAPITOLO 4
CAPITOLO 5
CAPITOLO 6
CAPITOLO 7
CAPITOLO 8
CAPITOLO 9
CAPITOLO 10
CAPITOLO 11
CAPITOLO 12
CAPITOLO 13
CAPITOLO 14
CAPITOLO 15
CAPITOLO 16
CAPITOLO 17
CAPITOLO 18
CAPITOLO 19
CAPITOLO 20
CAPITOLO 21
CAPITOLO 22
CAPITOLO 23
CAPITOLO 24
CAPITOLO 25
CAPITOLO 26
CAPITOLO 27
CAPITOLO 28
CAPITOLO 29
CAPITOLO 30
CAPITOLO 31
CAPITOLO 32
CAPITOLO 33
CAPITOLO 34
CAPITOLO 35
CAPITOLO 36


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