UN ESTATE ROMANTICA PER IL COMANDANTE BALSIMELLI

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani


Capitolo 3

Lasciato il porto di Messina dove aveva trascorso l’inverno, in pochi giorni di navigazione lo yawl raggiunse Bari per accingersi alla traversata che lo avrebbe portato sulle banchine dell’antica città illirica. A Bari però le cose si complicarono, il barone conobbe Benedetta, fanciullina ridente e disinvolta, e la partenza per la Dalmazia venne di nuovo rinviata.

Vi erano state altre occasioni in cui la comparsa di una donna aveva modificato i programmi del barone, il comandante Balsimelli lo ricordava bene. Le crociere del Delfino erano quanto di meno prevedibile si possa immaginare, avendo tra i loro obiettivi quello, nemmeno tanto segreto, di procurare amori a don Cosimo. Non era la prima volta che lo yawl, partito verso nord, si dirigeva a sud sulle tracce di due occhi azzurri o di un musetto carino. Beato il barone, pensò Annibale, e speriamo che il padre della ragazza se ne accorga il più tardi possibile.
Fernando Spatola, il vinattiere che proprio in quell’istante stava riempiendo di vino il bicchiere del comandante Balsimelli, era il padre della ragazza in fiore la cui bellezza aveva fatto girare le testa al barone. L'atteggiamento del signor Spatola, uomo massiccio e borioso, era improntato a una barbarica difesa dell'onore familiare, e il coltellaccio che esibiva quando sentiva qualcuno nominare sua figlia ne era l'emblema.
Luglio era cominciato da poco e l'esperienza diceva ad Annibale che il Delfino avrebbe trascorso l'intera estate nella città pugliese. Per veloce che fosse, il barone non avrebbe impiegato meno di due mesi a concludere la tresca con Benedetta. Invece quando don Cosimo entrò nell’osteria col muso lungo e le spalle basse, il comandante comprese che quelle previsioni erano errate, che l’impresa amorosa era fallita.
- Siamo pronti a salpare, signor Balsimelli?Signor Spatola
Don Cosimo non era mai stato così lesto a ottenere un rifiuto da una donna, la barca sarebbe partita per Spalato quel giorno stesso, ma Annibale non ebbe tempo di rallegrarsi per la notizia. Alla vista di Cosimo Nasca la maschera rubizza dell'oste passò dal sorriso tronfio col quale era solito accogliere gli avventori nella sua fraschetta, al minaccioso ringhiare del cane pastore che vede un estraneo avvicinarsi al gregge. Annibale ne dedusse che la notizia delle attenzioni del barone per la figlia Benedetta doveva essere giunta alle sue orecchie, anche se restava da stabilire se il motivo del suo cambiamento di umore fosse da attribuire all’onore offeso del padre o allo scorno del cinico affarista che vede svanire un possibile guadagno, ma non ci fu molto tempo per riflessioni di tale natura. A un cenno del venditore di vino, due ceffi che stazionavano in fondo alla sala si alzarono per dirigersi verso il barone. Annibale, che aveva seguito con attenzione lo svolgersi dei fatti, preso Nasca per un braccio, lo spinse fuori dal locale, anticipando le mosse dei gaglioffi. Quelli, colti alla sprovvista, non riuscirono a impedire che Annibale e don Cosimo raggiungessero di corsa la darsena. Appena si trovarono a bordo, mollarono gli ormeggi e lo yawl si staccò dalla banchina.
- Non tornarci più a Bari, siciliano della malora - gridarono i malintenzionati mentre lo yacht prendeva il largo - la prossima volta ti tagliamo la gola!
Mentre i lestofanti agitavano i coltelli all'indirizzo del barone, Cosimo Nasca, bianco come un lenzuolo, li osservava sbigottito dal ponte dell'imbarcazione che si muoveva verso l'uscita del porto. Annibale alzò le spalle.
- Li lasci dire signor barone, sono ubriachi.
Don Cosimo sedette accanto a lui con gli occhi bassi.
- La ringrazio, comandante Balsimelli. Senza il suo intervento mi sarei preso una coltellata.
- Forse ne avrebbe ricevuta più d’una, don Cosimo. Ora però si metta comodo, tra qualche giorno saremo a Spalato, è là che vuole andare, non è vero?


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PREFAZIONE
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CAPITOLO 3
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CAPITOLO 6
CAPITOLO 7
CAPITOLO 8
CAPITOLO 9
CAPITOLO 10
CAPITOLO 11
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CAPITOLO 21
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CAPITOLO 35
CAPITOLO 36


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