UN ESTATE ROMANTICA PER IL COMANDANTE BALSIMELLI

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani


Capitolo 5

La notte trascorse tranquillamente con buon vento e mare che portava segni di una burrasca avvenuta verso sud. Rosario e Annibale si avvicendarono al comando dello yawl rispettando la regola antica dei timonieri che divide le notti e i giorni in turni di quattro ore. Verso le sette del mattino, diminuendo il vento d’intensità, vennero issate vele più leggere delle quali la barca si giovò per mantenere un’andatura veloce.

Alle dieci il barone fece la sua comparsa sul ponte, il viso sbarbato che lo faceva sembrare più giovane e l’abito blu da viaggio in piega perfetta. Il corpo del barone Cosimo Nasca mostrava la pinguedine delicata di chi non ha mai lavorato, il colorito roseo della sua pelle faceva pensare a un maialino da latte, immagine che corrispondeva abbastanza bene al carattere del nobile siciliano. Appariva davvero poco attraente il barone, e i continui fallimenti amorosi avevano reso il suo spirito triste e introverso.
Il vento continuò a calare fino a spegnersi del tutto. All'orizzonte di un pomeriggio opaco si stagliò il profilo di Lagosta, la più meridionale delle isole dalmate che nel 1920 il trattato di Rapallo aveva assegnato al Regno d’Italia insieme a Cherso, Lussino e Pelagosa. Dopo Lagosta il Delfino si sarebbe trovato di fronte Corciula, Lesina e Brazza, facenti parte del Regno di Jugoslavia, oltre le quali si apriva il vasto canale di Spalato. Seduto accanto ad Annibale, don Cosimo lanciò uno sguardo al mare.
- Manca molto a Spalato?
Annibale diede un'occhiata alla bussola e aprì la carta nautica.
- Con questa bonaccia direi di sì, signor barone.
Le previsioni del comandante Balsimelli non erano sbagliate, quando giunse la notte l’imbarcazione si trovava ancora a sud dell'isola italiana. Il mattino successivo la situazione non era cambiata e tutti si disponevano a trascorrere un altro giorno sotto le vele flosce quando, diritto sul mascone di prua, un muro d'aria fredda investì la barca annunciando che il tempo stava cambiando. Sotto un forte vento di nord est, il Delfino dovette bolinare stretto per mantenere la rotta e nel giro di un paio d'ore Lagosta venne superata. Annibale si pentì di aver sostituito le vele spesse con quelle leggere, ma ormai non conveniva cambiarle, così si dispose a prendere una mano di terzaroli. La manovra venne effettuata da Rosario, mentre Annibale manteneva la prua al vento. Di nuovo il Delfino riprese a viaggiare verso nord lasciando scadere alla destra le isole di Curzola e di Lesina in una andatura che rendeva onore alle qualità regatistiche della bella imbarcazione americana. Scendeva la sera quando i due uomini rifecero la manovra di ridurre le vele prendendo un’altra mano di terzaroli. La navigazione proseguì fino allo stretto che separa Brazza dalla piccola Solta, oltre il quale si apre il vasto canale di Spalato. Il barone si era ritirato da un pezzo nella sua cabina, quando Annibale fece calare l’ancora a destra dello stretto, in un ridosso sicuro al vento di nordest la cui intensità sembrava non voler diminuire.
La sosta nel ridosso di un'isola è uno dei piaceri della navigazione nell'arcipelago dalmata. Su quel lato dell'Adriatico il mare può mettere a brutto sotto i colpi della temibile Bora, ma contro un simile flagello i naviganti si difendono sostando negli innumerevoli ridossi che le isole offrono. San Giuseppe, sul lato sud di Brazza, è un fiordo sicuro contro i venti che spirano da settentrione, e fu in quell'insenatura coperta di pini che Annibale Balsimelli decise di trascorrere la notte.
Carta nautica



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PREFAZIONE
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CAPITOLO 5
CAPITOLO 6
CAPITOLO 7
CAPITOLO 8
CAPITOLO 9
CAPITOLO 10
CAPITOLO 11
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CAPITOLO 21
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