UN ESTATE ROMANTICA PER IL COMANDANTE BALSIMELLI

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani


Capitolo 6

Quel mattino don Cosimo si alzò insolitamente presto, svegliato dal moto ondoso che il vento, pur non giungendo fino a dove si trovava il Delfino, produceva nelle acque basse dell'insenatura. Era la prima crociera che lo yacht compiva in Adriatico e il barone poteva ammirare la magnificenza delle isole illiriche.

Abituato ai colori scuri della Sicilia e delle Eolie, il barone rimase colpito dal biancheggiare delle rocce che si alzavano di fronte a lui. Quando il comandante Balsimelli comparve sul ponte, don Cosimo espresse il desiderio di circumnavigare Brazza prima di dirigere verso Spalato. La deviazione li avrebbe costretti a compiere molte miglia più del necessario e avrebbe fatto ritardare l'approdo di una giornata buona, ma per Annibale ogni desiderio del barone era un ordine e questo fu il caso che condusse lo yawl nei pressi dell’estremità orientale dell’isola di Brazza. Qualche ora più tardi, nel compiere il periplo dell'isola, venne raggiunta la baia di San Martino, un'insenatura posta all'estremo limite sudorientale di Brazza. I tre uomini la osservarono compiaciuti, ben lontani dal pensare a ciò che sarebbe accaduto loro nella piccola località.
Quando attraccarono al molo del piccolo porto, Annibale scese dal Delfino per vedere se ci fosse un'autorità alla quale presentarsi per le pratiche d’uso, ma il porticciolo appariva deserto. Camminando fino al deposito delle barche da pesca, una tettoia che proteggeva un paio di piccoli scafi in costruzione, egli notò che anche lì non c'era anima viva. Continuando l'esplorazione, il comandante si avvicinò alle case, una fila di catapecchie dai muri scrostati sui quali l’umidità aveva disegnato grandi macchie grigie. Fatica inutile, il villaggio mostrava l'aspetto di un luogo disabitato.
La mancanza di presenze umane non parve al comandante un fatto normale. Benché si trovasse per la prima volta su quelle terre e non conoscesse gli usi dei loro abitanti, Annibale giudicò strana tanta desolazione. Dove mai si era visto un paese di mare così vuoto? A Bari, prima della partenza, non aveva ricevuto notizie di eventi critici sulla costa dalmata, anzi le autorità portuali italiane alle quali aveva notificato il piano di viaggio del Delfino gli avevano comunicato che in Dalmazia egli non avrebbe incontrato difficoltà di sorta e che dall’inizio della bella stagione altre imbarcazioni battenti bandiera italiana avevano raggiunto Spalato senza problemi.
"Prodaja duhan".
La scritta che correva sopra un portico di pietra era opera di un pittore di insegne poco esperto, i caratteri apparivano irregolari, inoltre l’artigiano, avendo calcolato male le misure del muro, si era visto costretto a ridurre le dimensioni delle ultime lettere per farle rientrare nello spazio a disposizione. Quelle parole storte stavano a indicare che lì si vendeva tabacco, ma dalla presenza di panche e di tavoli sotto il portico il comandante Balsimelli suppose che si potesse anche bere e mangiare. Non si sbagliava, nel piccolo locale oltre al tabacco si vendevano vino e formaggio. Annibale e Rosario avevano dovuto girare tutte le stradicciole che si inerpicavano intorno al porto per trovare l'osteria, mentre il barone Nasca li seguiva ansimando e sbuffando. Dalle porte delle case nessuno si era fatto incontro agli stranieri che avanzavano per i viottoli del villaggio. Anche l’osteria era deserta, ma dopo qualche minuto una giovane donna si presentò ai tre viaggiatori, il primo essere umano che vedevano da quando erano sbarcati.
Spaccio di tabacco
Mangiarono formaggio di pecora e fichi secchi, il tutto annaffiato con vino bianco. La donna, che parlava un dialetto molto simile al veneziano, fu di poche parole e dopo aver portato le pietanze ed essersi fatta pagare si eclissò lasciandoli soli sotto la loggia che fronteggiava la fraschetta. Mentre consumavano il frugale pasto, i tre si interrogarono sullo spettacolo del paese disabitato. Più inquieto degli altri, il barone chiese se quella solitudine non nascondesse una faccenda grave, un’epidemia, o una guerra improvvisa, ma la domanda cadde nel vuoto giacché né Annibale né Rosario erano in grado di rispondergli.
Il tempo intanto volgeva al peggio, il vento di nordest che al loro arrivo sull’isola spirava con vivacità, ora soffiava con forza. Annibale decise di tornare in banchina a rinforzare gli ormeggi e insieme a Rosario imboccò la strada che scendeva al porto. Il barone li seguì, ma giunto davanti alla piccola chiesa, una lapide attirò la sua attenzione. Sul muro ce n'erano diverse, tutte vergate in latino e molto danneggiate dagli anni. Don Cosimo si concentrò sull'antica iscrizione dimenticandosi del tutto del vento che aumentava. Ben diverso era lo stato d’animo del comandante Balsimelli il quale sapeva che se la burrasca li avesse sorpresi sull’isola non avrebbero potuto fare altro che restare lì fino a che il maltempo fosse terminato, probabilmente diversi giorni. Se volevano raggiungere Spalato dovevano ripartire immediatamente.
Verso il pomeriggio, quando il vento si mise a soffiare così forte da costringere Annibale a tirare fuori altre cime per tenere la barca attaccata al molo, divenne chiaro a tutti che la scelta di restare a San Martino era una scelta obbligata e che il trasferimento a Spalato era definitivamente rinviato. Intorno al villaggio i pini si muovevano sotto la bora nonostante il riparo offerto dalle alture che cingevano il borgo verso nord. Rassegnato alla sosta forzata, Annibale decise di scendere in cabina a riposare.
Al suo risveglio, Rosario gli comunicò che don Cosimo non si era spostato dalla chiesa, ma si trovava ancora là intento a scrutare con attenzione le lapidi.
- Poco fa gli ho portato una seggiola e la scrivania da viaggio.
Dopo aver controllato l'ormeggio dello yawl, Annibale e Rosario scesero a terra dirigendosi verso la chiesa, ma giunti lassù notarono il tavolo e la seggiola di don Cosimo ripiegati ed accostati al muro. Ripresa la strada dell'osteria, trovarono il nobiluomo seduto sotto il piccolo portico intento a leggere un libro.


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PREFAZIONE
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CAPITOLO 9
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