UN ESTATE ROMANTICA PER IL COMANDANTE BALSIMELLI

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani


Capitolo 8

La notte trascorse sotto un vento incessante, ma il Delfino non si mosse, stretto com'era tra il molo e le case da un abbondante numero di cime. Chi soffrì invece, nonostante si trovasse al sicuro tra spesse mura, fu il barone.

Il frastuono dei pini scossi dal vento e delle onde che colpivano le rocce dell'isola non gli fecero chiudere occhio. Al mattino era di pessimo umore e il comandante Balsimelli percepì il suo rammarico per aver preferito la Dalmazia alla Costa Azzurra. Quando Annibale gli fece presente che nemmeno quel giorno sarebbe stato possibile partire - Ecco una cosa che mi rallegra – esclamò il nobiluomo battendo le mani. Anche il comandante Balsimelli era felice di restare a terra, nemmeno lui aveva voglia di navigare con trenta nodi di vento in faccia. Chiamato Rosario, gli disse che a mezzogiorno si sarebbero visti alla taverna per il pranzo, poi se ne andò a passeggiare per l'isola.
Salito sul piccolo promontorio che si trovava dietro le case, Annibale osservò il mare. Lo spettacolo era straordinario e terribile. La burrasca invece di spegnersi aumentava d'intensità. Sotto la pressione del vento, le onde si accavallavano in gruppi di due o tre fino a quando una cresta più alta delle altre si frangeva contro il cielo. Il colore dell'acqua, un grigio piombo attraversato da striature bianche, variava di tonalità di minuto in minuto. Annibale doveva reggersi alle rocce per resistere al vento e il suo umore risentiva cupamente di quello spettacolo. Non era solo il maltempo a rabbuiare il suo spirito, ciò che lo impensieriva era l'odore di guai che respirava da quando era sbarcato. La scomparsa della fanciulla era un evento grave, uno di quegli eventi capaci di sconvolgere la mite esistenza degli abitanti e di creare problemi anche ai turisti presenti sull'isola.
Annibale osservò il mare...
Lo yawl Delfino non poteva essere arrivato su Brazza in un momento meno opportuno.
Ancor prima di diventare un uomo di mare, il comandante Balsimelli guai ne aveva dovuto affrontare parecchi, a partire dal giorno infame nel quale il suo amico Dario era stato ucciso. Il dolore per la sua scomparsa si era conservato intatto nel suo cuore e si riaccendeva nei momenti di difficoltà, quando la vita gli presentava nuovi conti da pagare. In quelle occasioni il fantasma di Dario si svegliava e veniva a trovarlo, riaccendendo nella sua memoria tristi ricordi. Allora Annibale Balsimelli tornava a vivere tra le genti povere e semplici della costa romagnola. Nei suoi occhi riapparivano le immagini delle barche in partenza per la pesca mattutina e degli equipaggi che si davano la voce da una imbarcazione all'altra. Ma altre immagini ben più drammatiche accompagnavano quei pensieri ed erano quelle dell'amico che veniva aggredito. Perché il caso aveva voluto che fosse toccato proprio a lui, Annibale, di imbattersi in Dario nel momento in cui gli aggressori lo abbandonavano malconcio dopo il pestaggio. Il comandante Balsimelli non aveva mai dimenticato che, vistosi scoperto, il comandante della squadraccia gli aveva puntato la pistola premendo il grilletto. Per fortuna l'arma aveva fatto cilecca salvandolo dalla morte. La sua testimonianza al processo contro gli autori del delitto non solo non era stata accolta, ma era servita alle autorità di polizia per applicare nei suoi confronti pesanti misure repressive. Quando pensava e quel tragico passato, il risentimento di Annibale si riaccendeva non solo contro gli assassini, ma contro quell'Italia vile e disonorata, servile coi potenti e ribalda con i deboli, che gli aveva dato i natali. In quelle occasioni Annibale provava verso il proprio paese solo disprezzo e vergogna.
Il grido di un gabbiano lo distolse dai tristi ricordi e lo riportò al presente. Gruppi di uomini si aggiravano nella campagna intorno al borgo. Il loro andirivieni era il segno del nervosismo che la scomparsa della ragazza aveva fatto nascere tra la popolazione di San Martino. Annibale si augurò che la burrasca cessasse permettendo al Delfino di ripartire. L'esperienza gli diceva che era meglio andarsene alla svelta.


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PREFAZIONE
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CAPITOLO 2
CAPITOLO 3
CAPITOLO 4
CAPITOLO 5
CAPITOLO 6
CAPITOLO 7
CAPITOLO 8
CAPITOLO 9
CAPITOLO 10
CAPITOLO 11
CAPITOLO 12
CAPITOLO 13
CAPITOLO 14
CAPITOLO 15
CAPITOLO 16
CAPITOLO 17
CAPITOLO 18
CAPITOLO 19
CAPITOLO 20
CAPITOLO 21
CAPITOLO 22
CAPITOLO 23
CAPITOLO 24
CAPITOLO 25
CAPITOLO 26
CAPITOLO 27
CAPITOLO 28
CAPITOLO 29
CAPITOLO 30
CAPITOLO 31
CAPITOLO 32
CAPITOLO 33
CAPITOLO 34
CAPITOLO 35
CAPITOLO 36


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