UN ESTATE ROMANTICA PER IL COMANDANTE BALSIMELLI

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani


Capitolo 11

Passata la burrasca, l’estate recuperò in pieno il proprio smalto facendo scintillare il mare fin dai primi raggi del mattino. Appena alzato, il comandante Balsimelli stava scendendo dalla barca quando un uomo della gendarmeria gli si fece incontro sul molo mostrando un foglio di carta.

La notifica conteneva l’invito a presentarsi al comando. Si trattava di un ordine vero e proprio la cui inosservanza, come era riportato in calce al testo che l'agente gli tradusse in italiano, avrebbe comportato il suo arresto. L'uomo lo informò inoltre che un gruppo di gendarmi giunti da Zagabria stava passando al setaccio San Martino sotto il comando del sergente Rezori. Il Delfino, fermo in porto dal giorno della scomparsa della ragazza, non poteva sfuggire all’ispezione.
I timori di Annibale si erano rivelati fin troppo fondati. La vicenda di Domenica li avrebbe inchiodati sull'isoletta chissà per quanto tempo. Giunto alla gendarmeria, Annibale venne ricevuto da Caesar Rezori, il graduato incaricato di indagare sulla sparizione della ricca fanciulla italiana, il quale gli comunicò che gli ordini ricevuti gli imponevano di trattenere il Delfino e i suoi passeggeri nel porto di San Martino fino a quando l’inchiesta sulla sparizione della giovane Leoni non si fosse conclusa. Il sergente Rezori chiese al comandante di consegnare i documenti dell'imbarcazione e i passaporti di tutti i viaggiatori.
Quando Annibale si recò a riferire la notizia al barone erano le nove passate e don Cosimo era già arrivato all’osteria dove Annibale lo vide seduto di fronte a una tazza di caffè. Accanto a lui si trovava don Pietro Zandel.
- Prende un caffè con noi, signor Balsimelli?
- Volentieri don Cosimo, ma prima le devo comunicare che il Delfino è consegnato in banchina. Ho ricevuto dal comandante della gendarmeria l’ordine di depositare presso di lui i documenti di navigazione e i nostri passaporti. Fino a nuovo ordine, nessuno può lasciare San Martino.
Don Cosimo sorrise.
- Meglio così, riposeremo tutti e io potrò continuare il lavoro di trascrizione delle antiche lapidi che ornano la chiesa. Ne vado scoprendo di molto belle, comandante.
Annibale guardò il barone con un’espressione strana. La sua passione per le pietre tombali non gli piaceva neanche un po’ e meno ancora gli piaceva il coinvolgimento della barca che comandava nella vicenda della giovane donna scomparsa. Se avesse potuto decidere da solo, avrebbe immediatamente tolto gli ormeggi da quel dannato posto anche a rischio di dover fare a fucilate coi gendarmi. L'Adriatico era un mare che amava, ma mentre i suoi ricordi si riferivano a spiagge bordate di pinete e cinte da dune e canneti, ora intorno a lui si alzavano le rocce taglienti dell’isola di Brazza tra le quali si nascondevano odi e rancori sconosciuti. Ciò che provava era la sensazione di essere capitato nel posto sbagliato al momento sbagliato, e la sua esperienza gli faceva temere complicazioni maledettamente gravi. Gli venne in mente della volta che il barone aveva voluto sbarcare a tutti i costi in un insignificante porticciolo del Marocco e dei problemi che ne erano nati, l’equipaggio agli arresti per settimane e il pagamento di una grossa cifra per far tornare tutti in libertà.
Annibale non ci vedeva chiaro nell'ordine che bloccava il Delfino sull'isola dalmata. Un’altra cosa che non riusciva a mandar giù era l'atteggiamento di don Cosimo. Quell'incosciente sembrava felice di trovarsi inchiodato lì. Lui invece avrebbe dato tutto il suo stipendio per veleggiare in libertà lontano da quel posto oscuro e pieno di minacce.
Sergente Rezori


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PREFAZIONE
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