UN ESTATE ROMANTICA PER IL COMANDANTE BALSIMELLI

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani


Capitolo 13

La canonica era una palazzina di sasso molto antica le cui mura costituivano una barriera impenetrabile al calore estivo e, a quanto asseriva il canonico Zandel, anche al rigore invernale.

La Canonica
Annibale Balsimelli oltrepassò il portone d'ingresso e raggiunse la biblioteca dove il barone teneva gli occhi incollati ai libri disposti sullo scaffale che percorreva la parete di fondo, cercando di leggerne i titoli con evidente difficoltà. Sentendo qualcuno alle sue spalle, don Cosimo si girò e lo riconobbe.
- Ho lasciato gli occhiali a bordo, Annibale, accidenti a me!
- Eccoli signor barone, li ho visti sul tavolo da carteggio e ve li ho portati.
Felice per la sorpresa, Cosimo Nasca inforcò gli occhiali che Annibale gli porgeva.
- Dove siete stato ieri? Sono sceso al porto e ho visto solo il marinaio.
- Il signor Leoni mi ha invitato a fare un giro in barca, siamo arrivati a Lesina.
- La ragazza è ricomparsa?
- No, però il padre sospetta che sia fuggita con un tale di là, ed è per questo che ha voluto recarsi di persona a fare un sopraluogo.
- Lei cosa ne pensa, Balsimelli?
- Non so che dire. Questa gente ragiona in un modo strano. Sembra che il padre e la madre non si trovino d'accordo sull'uomo al quale darla in sposa, la signora Magda ha messo gli occhi su un viennese, suo marito invece preferirebbe avere un genero italiano. Nessuno si è premurato di chiedere un parere alla diretta interessata. Comincio a credere che la ragazza si sia allontanata di suo volontà proprio per questo motivo. Io spero solo che la gendarmeria si decida a lasciarci partire.
- Non c'è fretta. Qui non si sta male, poi ancora devo leggere tutta questa roba.
Il barone estrasse dalla scansia un grosso volume rilegato in pelle e lo portò sulla scrivania. Dopo essersi seduto invitò Annibale ad accomodarsi accanto a lui.
- Vi ringrazio don Cosimo, ma preferirei tornare a bordo. Rosario è sceso a terra e non mi piace lasciare la barca incustodita.
- Come volete, signor Balsimelli. Ci vedremo per cena? La proprietaria dell’osteria cucinerà un grosso dentice.
- Alle otto come sempre?
Il barone Nasca annuì.
- Vi vedo cupo Balsimelli, credete che siamo in pericolo?
Annibale che stava già avviandosi si fermò.
- No, don Cosimo, pericoli non ne vedo, è solo che non mi piace essere trattenuto contro la mia volontà, preferirei che fossimo noi ad aver deciso di restare.
- Non prendetevela troppo a cuore - rispose il barone - non tutto il male viene per nuocere, a me non dispiace restare ancora qualche giorno.
Annibale si strinse nelle spalle.
- Quando si sarà stancato me lo dica, signor barone, una parola e sciolgo gli ormeggi. Qui non ci sono barche veloci come il Delfino, se partiamo di notte nessuno ci fermerà. Con un buon vento possiamo essere in Italia in quindici ore.


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PREFAZIONE
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