UN ESTATE ROMANTICA PER IL COMANDANTE BALSIMELLI

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani


Capitolo 14

Il maltempo era tornato e il cielo si era di nuovo coperto di nubi basse e scure. Luglio si avvicinava alla fine e il tempo sembrava voler festeggiare l'arrivo di agosto con piovaschi e temporali. Annibale scese a terra dove cadeva una pioggia così sottile da bagnare a malapena il sasso col quale era costruito il molo, prima che il vento, un maestrale svogliato e fastidioso, la facesse evaporare.

Dopo essersi chiuso la giacca, il comandante si diresse a lunghi passi verso l'abitato. Raggiunta la gendarmeria oltrepassò il piccolo cancello e bussò alla porta dell’ufficio. Fu Rezori in persona ad aprirgli, il sottufficiale che la sparizione della ragazza aveva condotto a comandare temporaneamente il presidio di San Martino, lo fece entrare e si sedette dietro a una monumentale scrivania austroungarica. Alla debole luce che filtrava dalla piccola finestra posta in alto, il comandante Balsimelli formulò la sua domanda.
- Vorrei sapere se lo yawl che comando è ancora sottoposto al divieto di salpare.
Rezori abbassò lo sguardo sulle carte che si trovavano di fronte a lui.
- È il signor barone che la manda?
- Il comandante dell'imbarcazione sono io, quindi sono io che mi occupo di questo.
- Infatti Cosimo Nasca non mi ha rivolto domande quando l'ho visto stamane.
- Don Cosimo non le chiederà mai nulla sergente, ma io vorrei sapere se ci possiamo considerare liberi.
- Gli ordini non sono cambiati, comandante. Se ne arriveranno dei diversi glielo comunicherò. Buongiorno.
Di fronte a quel tono borioso, Annibale si sentì umiliato, ma annuì con sottomissione e si mosse per uscire quando il Rezori lo richiamò.
- Signor Balsimelli io non so quanto tempo dovrà passare prima che la barca sia libera di salpare, ma è da Zagabria che deve arrivare l'ordine, e là non hanno mai fretta. Un'altra cosa. - Rezori lo fissò con occhi severi - Vorrei che lei mi dicesse cosa è andato a fare ieri a Lesina il signor Leoni, i miei uomini vi hanno visti partire insieme.
- Mi spiace non poterla aiutare, rispose Balsimelli, io mi sono limitato ad accompagnarlo. Cos'abbia fatto quando è sceso a terra, non lo so proprio, forse voleva salutare degli amici. Posso andare ora?
La menzogna recitata davanti al sottufficiale gli aveva restituito il buonumore, ora si sentiva alla pari con quell'odioso mangia-crauti. Annibale dovette sforzarsi per non ridere. Ma il poliziotto non aveva ancora finito.
- Si chiamavano Topitz quegli amici?
Annibale deglutì come se avesse ingoiato un sasso. Quando si riprese il suo interlocutore si era già alzato e lo stava congedando.
- Vada pure, signor Balsimelli. E un'altra volta non faccia tanto il furbo con me.
Il cielo era coperto...


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PREFAZIONE
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