UN ESTATE ROMANTICA PER IL COMANDANTE BALSIMELLI

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani


Capitolo 29

Era ora di decidere da che parte andare. La carta nautica era aperta sotto gli occhi dei presenti che la osservavano in silenzio. Al comandante Balsimelli venne da chiedersi cosa ci vedessero. Per lui le carte nautiche erano oggetti di uso quotidiano, vi leggeva rotte e distanze, profondità e tipologia dei fondali, presenza di scogli affioranti, insomma tutte le informazioni utili alla navigazione.

Il barone Nasca non le guardava spesso quelle carte, gli piacevano i segni che vi erano riportati, lettere, linee tratteggiate, piccoli numeri e mille altri geroglifici che accendevano la sua curiosità. Quanto a comprendere cosa significassero, il barone ci aveva rinunciato fin dal primo giorno che si era trovato a bordo dello yacht. Anche per il giovane Suljo le carte nautiche rappresentavano un problema: non le aveva mai viste e questo fatto accentuava il senso di inferiorità che provava verso gli stranieri, perciò se ne stava in disparte senza intervenire. Domenica invece le conosceva bene, avendo imparato a usarle appena entrata a far parte dell'azienda di famiglia. I capitani che imbarcavano merci nei magazzini del signor Leoni discutevano con lei le tariffe dei trasporti basandosi sulle carte nautiche e non c'era nessuno che le sapesse interpretare come loro. La ragazza aveva faticato non poco per colmare quella lacuna, ma alla fine era riuscita a diventare altrettanto brava ed ora non c'era uomo di mare a Spalato che non la trattasse da pari a pari.
Dopo averli osservati uno ad uno, fu proprio a lei che Annibale si rivolse indicando sulla carta dell'Adriatico meridionale la posizione del Delfino.
- Questo è il punto in cui ci troviamo – esordì il comandante indicando col dito l'estremità orientale di Brazza – naturalmente ci dobbiamo allontanare, presto si attiveranno per darci la caccia. Ho notato che fortunatamente a Brazza la gendarmeria non dispone di collegamenti telegrafici con la terraferma.
- E' così – rispose Domenica – per comunicare con Spalato dovranno inviare un battello da Milna.
- Dunque fino a domani potremo stare tranquilli.
- Sì, comandante. Le comunicazioni tra Brazza e il continente viaggiano su una barca a motore che effettua il collegamento tre volte alla settimana. In un caso come questo è diverso. Credo che mio padre metterà a disposizione delle autorità marittime il suo motoscafo appena la luce del giorno lo consentirà, ma anche così la notizia della mia fuga non giungerà a Spalato prima di mezzogiorno, dopodichè col telegrafo verrà diffusa su tutta la costa. Da quel momento avremo la marina jugoslava alle calcagna.
Domenica si interruppe per domandare qualcosa a Suljo. La ragazza parlò in serbo croato indicando la carta nautica.
- Gli ho chiesto se i suoi amici ci possono essere di qualche aiuto – tradusse per tutti Domenica. Dopo aver osservato la carta, Suljo scosse il capo sconsolato. Ai suoi amici sarebbe occorso troppo tempo per organizzare il trasferimento dei due verso l'interno.
- Non rimane che riparare in Italia - sentenziò Annibale – in un giorno dovremmo farcela.
Domenica lo guardò rammaricata. - Non possiamo andare nemmeno là, comandante. In Italia mio padre ha conoscenze tali da costringermi a tornare a Spalato.
- Allora non resta che la Grecia. Ci avvicineremo alla costa italiana per non essere abbordati dalle navi jugoslave e, mantenendoci vicini all'Italia, faremo rotta su Corfù, dove voi deciderete cosa fare. Ci vorrà del tempo, ma è la sola possibilità che vedo.
Presi il compasso e la squadra, Annibale eseguì il carteggio mentre gli altri uscivano dal saloncino. Mano nella mano Suljo e Domenica e si portarono sul ponte dove sedettero ai piedi dell'albero maestro. Rimasto solo, Annibale spense la luce sul tavolo da carteggio e appoggiò la schiena allo schienale della poltrona. Lo scafo del Delfino scivolava sull'acqua col caratteristico sciabordio che le onde producono sulla fiancata delle barche a vela durante la navigazione. Annibale si accese un toscano e tirò un paio di boccate, non era la prima volta che si trovava in una situazione difficile, ma la musica della barca in navigazione gli dava un senso di pace che lo faceva sentire bene. Portare barche in giro per il mare era la sua vita, sul mare era nato e in mezzo a quello sconfinato elemento aveva deciso di restare fino a quando le forze glielo avessero permesso. Non era un interlocutore garbato il mare, quando gli andava di mostrare i denti poteva farlo con la forza di un animale feroce e forse un giorno quei denti avrebbero dilaniato i fianchi della sua barca mandandola a dormire con lui su un fondale. Però il mare aveva il potere di farlo sentire in pace con sé stesso, e Annibale sapeva che questa era la cosa più importante. Ora stava mettendo a disposizione dei due fuggitivi la propria calma e la propria capacità di condurre una barca. Lo faceva con soddisfazione perché anch'egli in passato era fuggito da un luogo dove la giustizia gli era stata negata, e questo elemento aggiungeva qualcosa di ancor più emozionante al suo benessere.

La cata nautica era aperta...



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PREFAZIONE
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