UN ESTATE ROMANTICA PER IL COMANDANTE BALSIMELLI

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani

Capitolo32

In Dalmazia ci sono giornate in cui scirocco e maestrale si danno battaglia senza che nessuno dei due venti prevalga sull'altro. Così da un momento all'altro il cielo si fa azzurro cupo se comanda il maestrale, bianco lattiginoso se vince lo scirocco, come una mente giovane trascinata da due passioni tra cui non sa decidersi.

Quel giorno il maestrale riuscì ad avere ragione del suo eterno contrario fino a trasformare l'aria del tramonto in una lastra turchese. Il dominio del vento di nordovest vestì il cielo di azzurro sopra il rosso della sera e nessuno fu in grado di dire dove si trovasse il confine tra i due colori. I passeggeri e l'equipaggio del Delfino vissero quel momento di magia non potendo far altro che guardare in silenzio lo spettacolo che veniva loro offerto. Tra di essi si trovavano i due innamorati i quali, pronunciando parole piene di sentimento, si sentirono sollevare e trasportare lontano, perché la natura distrae l'uomo con la bellezza quando deve allestirgli il patibolo.
Partirono col buio, la notte era serena e il Delfino uscì dalla sua tana verso le dieci, il comandante Balsimelli non aveva voluto correre rischi, alla luce del giorno lo yawl coi suoi diciotto metri di albero sarebbe stato un oggetto davvero non nascondibile. Appena fuori da Torcola, Annibale mise la prua della barca a sudovest, in quella direzione sarebbero passati tra Lissa e Curzola diretti sul promontorio del Gargano novanta miglia di là dal mare. Il vento giungeva da destra, un maestrale da prendere al traverso, perfetto per quella navigazione, con la maestra, la mezzana e il genoa che spingevano il Delfino a dieci nodi di velocità. Guardacoste non ce n'erano, forse i militari avevano preferito battere tratti più costieri, pensò Annibale scrutando l'orizzonte ancora pericolosamente visibile, forse stavano percorrendo il canale di Meleda, la zona antistante Ragusa, o più giù le bocche di Cattaro, ritenendo che Suljo volesse sbarcare sulla costa per riparare con la sua donna all'interno, oppure la caccia non era mai iniziata, anche questo era possibile, informazioni non ce n'erano e ogni ipotesi era buona.
Tutti gli occupanti del Delfino cominciarono a pensare che il peggio fosse passato e ognuno, a seconda del proprio caso, a immaginare per sé il futuro che desideravano. Domenica e Suljo parlarono di raggiungere gli Stati Uniti, di far perdere le proprie tracce nella nazione dove i sogni sono un diritto di ogni cittadino e non l'appannaggio di caste secolari. Lui avrebbe dipinto tutti i giorni tele nuove e straordinarie, lei voleva darsi al commercio dei vini, esperienza ormai ne aveva e l'iniziativa non le mancava. Poi ci sarebbero stati dei figli, Suljo disse quattro, Domenica rise rispondendo che il numero esatto si sarebbe visto a cose fatte.
I pensieri del barone Nasca furono di taglio diverso, don Cosimo si chiese se a Corfù ci fosse un casinò, gli amici gliene avevano parlato. Ma una bisca clandestina sarebbe andata bene lo stesso, la lontananza dal tavolo verde cominciava a pesare su di lui.
Rosario Madonia fantasticò su un'idea ardita, ora che la prua del Delfino non aveva più isole da superare, pensò alla propria bisnonna, una ragazza di Atene che aveva sposato un marinaio palermitano conosciuto al Pireo, il bisnonno Giuseppe. Rosario i bisnonni non li aveva mai conosciuti, ma la loro storia d'amore aveva colpito la sua fantasia fin da bambino. Chissà se sarebbe riuscito anche lui a fare innamorare di sé una bella ragazza greca. Era in Grecia che si stavano dirigendo, così aveva detto il comandante Balsimelli, dunque appena arrivati Rosario si sarebbe dato da fare.
Solo il comandante Balsimelli si astenne dal pensare dolcezze, sebbene il ricordo delle ore trascorse con Dorotea gli pungesse ancora il costato. Annibale avrebbe pensato alla romantica avventura vissuta sull'isola di Brazza se non l'avesse tenuto impegnato la presenza di due luci lontane, una verde e una rossa, che seguivano il Delfino sulla stessa rotta. Le aveva intraviste sul filo dell'orizzonte quando la barca si trovava al traverso di Lissa, ma erano così distanti che aveva preferito non fare nessuna supposizione per non allarmare gli altri che si erano ritirati a riposare.
Scaduta Cazza a sinistra, il Delfino navigava già da due ore con la bussola che indicava 225° e ancora la prua di quel legno sconosciuto li tallonava guadagnando acqua un poco alla volta. A mano a mano che le due barche si inoltravano in mare aperto la loro separazione diminuiva e la vista acuta del comandante Balsimelli cominciava già a cogliere il bianco dei frangenti che colpivano la prua dello scafo misterioso. Il vento cominciò a girare a sud e Annibale fu costretto a un cambio di bordo e a una correzione di rotta verso ovest. Anche gli inseguitori virarono mentre lo scirocco tornava ad affermarsi sul maestrale alzando onde cattive e irte di punte. Chi dormiva capì che le cose stavano cambiando, e in breve tutti furono in coperta dove le loro brevi illusioni finirono trafitte da quelle punte. La barca non navigava sulla loro rotta per caso, stava proprio inseguendo il Delfino.
Cosa spingeva quel padre forsennato a dar la caccia a sua figlia? Annibale si pose la domanda nel momento in cui fu chiaro che dietro alle luci che non mollavano la scia del Delfino si trovava Ernesto Leoni. Fu Domenica stessa a riconoscere lo yacht di famiglia quando lo vide portarsi di lato al Delfino per rubargli il vento e la sua risposta a tanta ostinazione non fu meno folle del folle inseguimento del quale la ragazza era oggetto. Senza un grido essa si gettò fuori bordo mostrando a tutti che padre e figlia erano fatti della stessa pasta, che anche per lei era meglio morire che subire un'imposizione.
 Il mare in quel punto era l'Adriatico aperto, scompaginato dalle correnti piene di mulinelli e di vortici abissali, un mare divoratore di sogni. In quel pelago oscuro il corpo della giovane si immerse scomparendo alla vista dei presenti.

...il cielo azzurro sopra il rosso della sera... 



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