UN ESTATE ROMANTICA PER IL COMANDANTE BALSIMELLI

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani

Capitolo33

Non fu il salvagente scagliato repentinamente in acqua da Rosario a salvare Domenica dall'annegamento e nemmeno il gesto del suo fidanzato che si lanciò dietro di lei nel coraggioso tentativo di portarle aiuto.

Furono le sue giovani forze e il talento di nuotatrice che le permisero di restare a galla fino a quando il comandante Balsimelli non riuscì, con molta fatica, a recuperarla. Quanto al pittore bosniaco, fu proprio lui ad annegare al posto di Domenica, scomparendo tra i flutti senza che si potesse fare nulla per salvarlo.
Nei pressi dello scoglio di Pelagosa, che si trova in mezzo all'Adriatico, la luce di un livido mattino illuminò la triste scena delle due barche affiancate e del pianto della sconsolata ragazza che si interrompeva per lasciare posto alle invettive contro suo padre, la folle protervia del quale aveva causato la morte dello sfortunato pittore bosniaco. Ernesto Leoni non cercò in alcun modo di convincere la figlia a seguirlo a Brazza. Sconvolta dalla tragedia e decisa a non rivederlo mai più, l'infelice fanciulla sciolse con le proprie mani le cime che tenevano unite le loro imbarcazioni maledicendo il proprio genitore per l'eternità. Ernesto, quasi allucinato dal succedersi degli avvenimenti, diede a tutti l'impressione che la sua ragione vacillasse. Le vele vennero issate e le barche ripartirono su rotte opposte.
Lo scirocco intanto aveva definitivamente preso il sopravvento sul maestrale e il Delfino partì mura a sinistra in direzione del Gargano con un'andatura sbandata e sofferente che meglio di ogni altra si confaceva a quella angosciosa giornata. Mentre lo yawl procedeva a fatica contro il mare irruvidito dallo scirocco, il vento rinforzò fino a superare i trenta nodi. Il comandante Balsimelli allora fece prendere una mano di terzaroli e ingarrocciare un fiocco più piccolo. Il dramma vissuto lo addolorava, Annibale non cessava di ripensare agli eventi chiedendosi dove aveva sbagliato, cosa avrebbe dovuto fare per portare a termine con successo il salvataggio dei due ragazzi. Gli venne anche da chiedersi come avesse fatto Leoni a individuare la posizione del Delfino, ma questo particolare lo avrebbe appreso solo molto più tardi, quando avrebbe conosciuto tutti i particolari della vicenda. Ecco cosa era accaduto: Ernesto, vista fuggire la figlia a bordo dello yacht del barone Nasca, non aveva atteso il mattino per far partire le ricerche dei guardacoste, ma raggiunta Spalato in piena notte a bordo del motoscafo che teneva a San Martino, aveva fatto salpare la propria barca, uno yacht a vela ben più grande e veloce di quello sul quale si trovavano Domenica e Suljo, mettendosi immediatamente in caccia. Dopo aver incrociato per tutto il giorno senza risultato tra le isole spalatine, si era avvicinato al porticciolo di Lesina nella stessa ora in cui il Delfino salpava l'ancora da Porto Grande. Il buio della notte non gli aveva impedito di scorgere la bianca velatura dello yawl uscire dal canale di Torcola per mettersi in rotta verso sud. Determinato a riprendersi sua figlia ad ogni costo, Ernesto Leoni si era lanciato nel furibondo inseguimento che si sarebbe concluso con la morte di Suljo.

...la bianca velatura dello yawl... 



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PREFAZIONE
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CAPITOLO 6
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CAPITOLO 9
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