UN ESTATE ROMANTICA PER IL COMANDANTE BALSIMELLI

romanzo a puntate illustrato
di
Giovanni Zanzani

Capitolo35

Seduto a un tavolino di un bar di Corfù, Annibale sollevò il capo dal giornale e guardò la donna che lo aveva salutato, una straniera elegante con un cappellino di paglia all'ultima moda. Gli ci volle qualche istante per riconoscerla.

- Emma Topitz, che piacere rivederla. Cosa fa qui a Corfù?
Nonostante non ce ne fosse più la necessità, il barone Nasca era voluto andare lo stesso a Corfù, non fosse altro per uscire dal clima funereo nel quale la maledetta crociera a Spalato aveva precipitato lui e il suo equipaggio. Partito il treno che portava Domenica al nord, il Delfino aveva ripreso il mare per raggiungere Otranto prima di fare rotta sull'isola greca dove ora lo yawl era ormeggiato.
- Mio marito e io siamo di passaggio. Stiamo andando al Pireo e ci siamo fermati per rifornire la barca di carburante. La nostra va a motore, non siamo sportivi come lei e il barone Nasca. Si trova a Corfù anche il barone, vero?
- Naturalmente, signora. Dovevamo fermarci pochi giorni, ma Don Cosimo ha trovato degli amici che non vedeva da anni, così siamo rimasti più del previsto.
Questa era una menzogna, ma il comandante Balsimelli la raccontò con voce salda e sguardo fermo come aveva imparato a fare da quando lavorava per il barone Nasca. La verità era che don Cosimo aveva scoperto tra i vicoli di Corfù una bisca clandestina dove ora trascorreva le sue giornate e buona parte delle notti sperperando denaro, una verità che non si poteva raccontare.
- Da quando siamo partiti dalla Dalmazia inseguiti da Ernesto Leoni, solo qui a Corfù abbiamo trovato un po' di pace. Il barone finalmente può fare le ferie.
Emma sorrise, che un barone siciliano avesse bisogno di ferie era una balla che nemmeno una viennese come lei, più ferrata sulla moda dei cappellini che sulla storia dei popoli mediterranei, si poteva bere. Tuttavia continuò la conversazione con Annibale stirando semplicemente gli angoli della bocca, nello stile delle persone di mondo.
- La fuga dello yacht del barone da San Martino è stata l'evento dell'estate. A Spalato ancora se ne parla.
- Una vicenda molto triste, signora.
- Sì, quel poveretto disperso in mare, una cosa terribile.
Emma Topitz non dava l'idea di volersi dilungare su un argomento che contrastava coi colori dell'estate e con la sua voglia di vacanze, però mise al corrente Annibale sui particolari che il comandante Balsimelli non poteva conoscere, come i movimenti di Ernesto Leoni la sera in cui Domenica era fuggita a bordo del Delfino. Ma la ricca possidente austriaca disse anche altro.
- Non è la prima volta che un padre ottuso e possessivo rovina la vita ai propri figli, specialmente alle proprie figlie. Dopo Domenica, anche Dorotea ha lasciato Spalato per raggiungere la sorella a Vienna. E la madre le ha seguite. Ora Ernesto è rimasto solo come un cane, la sua mente non è più lucida come prima e gli affari gli vanno a rotoli. Beh, la saluto, questa storia è proprio triste e io sono in viaggio per divertirmi.
Emma Topitz si allontanò lasciando il comandante Balsimelli frastornato. Annibale stava ancora ripensando alle parole della donna quando arrivò il barone Nasca. Don Cosimo, che veniva direttamente dalla bisca, sprizzava entusiasmo da tutti i pori.
- Comandante Balsimelli lei crede in Dio?
- Non più di quanto creda alla befana, signor barone.
- Fa male. Io ci credo, ed ora nella mia borsa ci sono ventimila lire che ieri non c'erano.
- E' sicuro che sia stato Dio a farle avere quella somma?
- Dio ha certamente guidato i miei passi verso la tipografia che mi ha venduto le carte da gioco, così ben preparate come non ne ho mai viste. Quei figli di buona donna credevano di averle solo loro le carte truccate, ma oggi che abbiamo giocato con le mie, mi sono ripreso quello che avevo perso con un bel po' di interessi. Paghi i conti della barca e partiamo, voglio tornare a Messina. Prima però mi dica una cosa, chi era la signora che chiacchierava con lei?
- Si tratta della signora Topitz, un'amica dei Leoni. La conobbi a Lesina quando Ernesto mi ci portò con la sua barchetta.
- Che si dice in Dalmazia, la signora le ha raccontato qualcosa di nuovo su quella brutta storia?
- Ha aggiunto notizie che non conoscevo. Pare che la famiglia di Ernesto Leoni sia allo sfacelo. La morte dell'incolpevole Suljo è stata vendicata.
- Suljo stava correndo dietro a una femmina, comandante, una corsa nella quale noi maschi rischiamo sempre la vita. Anche i salmoni lo fanno, per una notte d'amore finiscono in bocca agli orsi, però muoiono felici.
- Bah, se lo dice lei. A me sembra che qui c'entrino solo i soldi. Quando un poveraccio si trova in una storia dove circola troppo denaro finisce sempre per farsi male.
- A proposito di soldi, le do cinquemila lire, basteranno per pagare i nostri debiti?
- Credo di sì, don Cosimo. Mille per l'ormeggio di un mese e il resto per le tasse e la cambusa.
- Ecco qua cinque bigliettoni nuovi di zecca, guardi che belli. Regoli i conti e partiamo.
Annibale prese le banconote e dopo averle osservate le palpò attentamente facendole scorrere tra le dita.
- Troppo belle, signor barone.
- E ne ho ancora quindici.
- Se sono come queste non serviranno a molto. Sono false.
- Vuol dire che mi hanno fregato?
- Oppure che non ha pregato Dio abbastanza.
Il barone guardava le banconote con l'espressione di un bambino al quale si è sgonfiato il pallone.
- Ha ragione a prendermi in giro, Annibale, sono proprio un fesso. Beh, adesso torno là e gliene canto quattro a quei bastardi, non penseranno che mi faccia derubare così.
- Crede che quei delinquenti la stiano ancora aspettando, signor barone?
- Allora andrò dal padrone della bisca.
- Don Cosimo, a Bari sono riuscito a salvarla dalle coltellate, non so se qui a Corfù ci riuscirò un'altra volta. Dia retta a me, torniamo a Messina.
- Ma non ho una lira, come faremo per le tasse e tutto il resto?
- Ci penserò io, vorrà dire che me li restituirà quando arriveremo in Italia.
- Le toccherà aspettare anche per lo stipendio.
- Non si preoccupi, fino a Messina sopravviverò.
- Su Dio dobbiamo parlare più a lungo, Annibale. Non vorrei che avesse ragione lei.

...una signora elegante... 



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PREFAZIONE
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CAPITOLO 2
CAPITOLO 3
CAPITOLO 4
CAPITOLO 5
CAPITOLO 6
CAPITOLO 7
CAPITOLO 8
CAPITOLO 9
CAPITOLO 10
CAPITOLO 11
CAPITOLO 12
CAPITOLO 13
CAPITOLO 14
CAPITOLO 15
CAPITOLO 16
CAPITOLO 17
CAPITOLO 18
CAPITOLO 19
CAPITOLO 20
CAPITOLO 21
CAPITOLO 22
CAPITOLO 23
CAPITOLO 24
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CAPITOLO 26
CAPITOLO 27
CAPITOLO 28
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CAPITOLO 30
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CAPITOLO 34
CAPITOLO 35
CAPITOLO 36


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