Quattro tigri

La notizia è di quelle che fanno ancora vendere qualche giornale ed è apparsa ieri: domatore sbranato dalle tigri che stava addestrando. Le belve che massacrano un umano incantano il pubblico.
Io il domatore Bertrand lo conoscevo. Si è fermato qui per un paio di mesi e un pomeriggio ho avuto occasione di parlargli. Aveva un modo tutto suo di concepire il dialogo con le fiere il cui addestramento, inutile dirlo, era la sua specialità. Il segreto, mi spiegò, stava nell'esaminare in quale schema geometrico agisca la mente dei grandi felini. Per dimostrarmelo mi condusse a una seduta di allenamento. Baltazar, il maschio più vecchio, stava alla sua destra. Assia, la seconda nell'ordine gerarchico, alla sua sinistra. Helen e Socrates, le tigri giovani, erano collocate in punti lontani.
La mente della tigre, secondo la sua teoria, organizza il mondo in uno schema quadrangolare. Infatti quando riuscì a far raggiungere agli animali quel tipo di formazione il loro carattere mostrò una gioia inattesa che fece loro eseguire gli esercizi con facilità. Ancora il risultato non lo soddisfaceva del tutto, ma approfondendo la regola del quadrato era sicuro di convincere i grandi predatori a esibirsi in uno spettacolo indimenticabile.
So che deve essere andata così se è vero che gli uomini che hanno portato fuori dalla gabbia ciò che restava di lui affermano che le belve giocavano felici col suo corpo trasformato in un macabro giocattolo. Baltazar lo sollevava coi denti e lo lanciava alla vicina Assia la quale lo trascinava fino all'angolo di Socrates che lo sollevava artigliandolo prima di passarlo a Helen. Misurando le quattro posizioni, gli assistenti di Bertrand hanno scoperto che rappresentavano gli angoli di un quadrato perfetto. Le belve hanno posto termine al gioco solo quando il corpo del domatore si è diviso in tre parti, una ripartizione priva di qualsiasi attrattiva per quelle nobili bestie.