IL REGOLATORE DELL'OROLOGIO

di
GIOVANNI ZANZANI



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19

Durante il pomeriggio livide nubi si erano addensate in cielo senza che la tensione accumulata avesse trovato sfogo in un temporale. Adesso una sottile falce di luna attraversava velocemente le grandi masse di vapore che vorticavano sulla campagna. Mentre si avviava, Crespino udì il cane uggiolare e battere la coda sulle tavole della cuccia, la burrasca era in arrivo. Il regolatore camminava a testa bassa lungo il canale e quando le prime gocce d’acqua presero a colpirgli il viso, l’osteria del Moro era già lontana alle sue spalle. Sotto il vento che cresceva d’intensità, le foglie degli alberi producevano il fragore di una cascata, ma il regolatore sembrava non accorgersi di nulla. Un viandante solitario che percorreva il sentiero in senso opposto, vista la sua andatura animosa, si gettò tra i cespugli pur di non trovarsi faccia a faccia con lui.
Superato il bosco che confinava col canale, Crespino si inoltrò nel prato e fu allora che il bagliore di un lampo illuminò la vasta pianura: per un attimo la facciata di villa Fausta gli balenò davanti e con essa il terrificante spettacolo della mattanza che vi si stava compiendo. Il regolatore continuò a camminare con lo sguardo fisso verso la mole oscura della villa che si ingrandiva sempre di più, per nulla distratto da ciò che gli accadeva intorno. Quando tagliò per il giardino, il trambusto era indescrivibile. Uomini e donne correvano all’impazzata cercando di sfuggire ai diavoli del sergente Drum che, implacabili, finivano tutti all’arma bianca. Tra i fendenti degli assassini e le urla delle vittime, confusi nel sovrastante incalzare del fortunale, nessuno fece caso alla figura che avanzava scansando vivi e morti. Raggiunto il piano nobile, Crespino esplorò le camere una ad una fino a quando scorse Clorinda, terrea in volto, addossata a una parete. Di lì a poco due scarne figure attraversarono le prime lingue di fuoco che cominciavano a lambire il palazzo.

 

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