IL REGOLATORE DELL'OROLOGIO

di
GIOVANNI ZANZANI



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21

Il reparto francese giunse nei pressi dell’osteria del Moro che albeggiava, lasciando dietro di sé morte e devastazione. Rimaneva da visitare quell’ultima casa, dal cui camino si diffondeva per l’aria mattutina un incredibile profumo di arrosto. I soldati risero piano, avrebbero finalmente mangiato e si sarebbero spartiti il bottino. Entrarono senza far rumore e mentre qualcuno si occupava del piano superiore, altri si affacciavano alla cucina.
Il girarrosto marciava con regolarità davanti a un bel fuoco il cui riverbero proiettava sul soffitto della stanza rossi bagliori tremolanti. I soldati entravano e rimanevano immobili. Sospinti dai nuovi arrivati, quelli già dentro avanzavano di quel tanto che serviva agli altri per mettere piede nel locale. Quando ci furono tutti, era rimasto libero solo lo spazio che separava la panca dal camino. L’uomo che vi era seduto, gli occhi fissi davanti a sé, sembrava non accorgersi di nulla. Per ultimo arrivò Alfredo Drum, i suoi si aprirono per farlo passare. Nessuno fiatava, nel silenzio del vasto locale si udiva solo il crepitare della fiamma, mentre un debole scampanellio accompagnava il moto degli ingranaggi.
Bellissimo, il corpo di Clorinda girava trafitto dallo spiedo. La pelle, color tabacco chiaro, era resa lucida dal grasso che Crespino diligentemente vi pennellava. I capelli biondi raccolti a crocchia si erano un po’ iscuriti, ma mostravano ancora lucenti riflessi dorati. I presenti seguivano ipnotizzati quel lento ruotare che esponeva alla loro vista le forme della giovane donna: dal seno che aveva riacquistato per effetto della cottura il turgore adolescenziale, al triangolo del pube che la piccola mano, fissata in quel punto con lo spago, non riusciva del tutto a coprire, fino alle natiche, sode e brunite dal fuoco. La bocca, stirata dal calore, sorrideva beffarda ogni volta che il meccanismo tornava a mostrarla alla esterrefatta platea.
Crespino contemplava la scena col volto pietrificato dall’estasi. Solo il girarrosto continuava ad andare: la sua cadenza sembrava quasi un respiro.

 FINE

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