IL REGOLATORE DELL'OROLOGIO

di
GIOVANNI ZANZANI



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Allungare la felicità e accorciare il dolore, l’idea si fece strada nel cervello del regolatore al limitare di una notte insonne e l’effetto fu tale da farlo balzare dal letto per mettersi a saltare. Come aveva fatto a non pensarci?
-La durata dei giorni e delle notti non la decidiamo noi - ripeteva Crespino camminando su e giù per la stanza in preda a grande agitazione - è il Padreterno a stabilirla. Le ore sì che sono una nostra creazione, abbiamo costruito apposta gli orologi per dividere il tempo in ore. Il giorno e la notte sono unità immodificabili, le ore e i minuti invece sono misure inventate dall’uomo. Il tempo è lui, un affare grande, assai più grande di chiunque, compreso un regolatore di orologio, compreso un regolatore di orologio molto bravo, ma per le ore è diverso, sulle ore si può intervenire. Gli orologi - continuava Crespino - non possono sapere cosa avviene nelle ore che essi sono incaricati di contare, a me invece capita di sapere molto bene ciò che accade nelle ore di San Giovanni. Io so che quando Clorinda è davanti ai miei occhi ogni istante che passa è un istante di gioia, mentre quando lei è lontana io soffro, una considerazione banale per chiunque, ma non per me che sono il regolatore di questo orologio. Chi può impedire a un regolatore di orologio di togliere tempo dalle ore tristi per collocarlo in quelle felici? Io che so qual’è l’ora nella quale la felicità esce allo scoperto, regolerò l’orologio di San Giovanni in modo che quell’ora duri il più a lungo possibile.-
Nella settimana che seguì, Crespino non si fece vedere da nessuno. Chiuso nella torre studiò le modifiche da eseguire sul meccanismo. Non fu facile portare a compimento un simile progetto, ovvero non fu semplice come l’idea da cui esso aveva tratto origine. Se il pregio maggiore nell’azione di un orologio consiste nel far procedere le proprie lancette senza variazioni di velocità, ciò che Crespino si proponeva di ottenere da quello di San Giovanni era l’esatto contrario, un’azione in grado di dividere i giorni e le notti in ore di durata diseguale. In pratica si trattava di portare via minuti da tutte le ore del giorno per allungare quella che Clorinda aveva scelto per sdraiarsi sul prato. Per raggiungere il risultato egli dovette tagliare nuovi ingranaggi, ridisegnare intere sezioni della macchina.
Quando il progetto fu portato a termine, a vederlo da fuori, l’orologio di San Giovanni non mostrava niente di diverso da ciò che si sarebbe potuto osservare in un orologio da torre. Ingranaggi, viti, molle e fermagli erano presenti come in qualsiasi altro strumento meccanico di quel tipo. Qualche perno aveva mutato posizione, vero. L'ancoretta collocata dal costruttore marchigiano era stata sostituita, vero anche questo. Ma in linea di massima nessuno avrebbe potuto sospettare delle irregolarità. Invece nel congegno della torre che suddivideva in ore il tempo di San Giovanni era stato scombinato tutto. Senza che nulla lo facesse trapelare, l’orologio era stato predisposto a mutare andatura, le parti del suo giorno a esser deformate, ridotte o ingrandite a giudizio del regolatore. Poiché la misura degli accomodamenti non gli era ancora ben chiara, Crespino aveva collocato dei registri per governare le variazioni. Ora che poteva comandare al tempo di muoversi sul quadrante, doveva solo decidere dove toglierne e dove metterne. Da quel momento poteva considerare i giorni di San Giovanni una partitura musicale da eseguire a suo piacimento.