IL REGOLATORE DELL'OROLOGIO

di
GIOVANNI ZANZANI



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3

Lo scatto del meccanismo distolse Crespino dalla osservazione della campagna nel cui incanto si perdeva ogni volta che saliva sulla torre. Le quattro pale del freno ad aria si misero a girare mentre la fune di carica si srotolava trascinata in basso dal peso della pietra. Il martelletto diede un colpo, l'orologio funzionava alla perfezione: un rintocco della campana piccola per la mezz'ora, quelli della campana grande per segnare le ore da una a sei. Il suono appena udito annunciava le sei e mezza di sera. Doveva sbrigarsi, il governatore lo attendeva per le sette.
Villa Fausta non era lontana, bastava seguire il naviglio fino al boschetto. Da quel punto partivano i prati che si estendevano fin sotto l'elegante facciata le cui colonne già si intravvedevano in mezzo agli alberi. Crespino avanzava, ma la sua andatura non faceva onore né all'origine montanara né al proprio passato di viandante. Quell'incedere sbadato era il modo di camminare di chi ha la testa da un'altra parte. D'un tratto qualcosa di azzurro si mosse sulla sua destra.
-Buonasera, signor regolatore dell'orologio - disse la voce da un cespuglio.
Crespino si arrestò cercando di capire chi aveva parlato e quando dai rovi vide sbucare una ragazza in un elegante abito celeste si rese conto che il problema che lo stava tormentando si era materializzato di fronte a lui.
-Buonasera, signorina Clorinda - rispose chinando il capo.
-Come sapete il mio nome?-
-L'ho sentito pronunciare dal signor Eustachio.-
-Dunque voi parlate di me con quel gallinaccio?-
-Non mi permetterei mai...-
-E che male ci sarebbe?-
-Oh, non sta bene parlare di una signorina.-
-Così, dove siete nato voi non si parla mai di signorine?-
Crespino tacque, la ragazza gli rise in faccia e corse via. Quando fu lontana si girò ancora per salutarlo, lasciandolo con la mente in subbuglio.
In effetti aveva chiesto lui ad Eustachio chi fosse quella bella giovane e benché la risposta del rinsecchito segretario fosse stata fin troppo chiara - Quella, caro il mio regolatore, è la disgrazia di chi se la piglierà - Crespino aveva fatto di tutto per non capirla, essendo già, a dispetto di ogni tentativo di negarlo, perdutamente innamorato di lei.
Il fulmine era scoccato nel giorno dell'inaugurazione dell'orologio riparato quando dal balcone del palazzo comunale di San Giovanni Clorinda era apparsa a fianco del governatore. Quella figura minuta aveva riportato alla mente del regolatore il primo orologio della sua carriera. Tra i personaggi messi in movimento dal grande meccanismo che l'orologiaio Mayer aveva installato sul campanile di una parrocchia del Vallese vi era una damina vestita di azzurro che allo scoccare del mezzogiorno andava incontro al suo cavaliere. Che grazia aveva quella damina e che fortuna quel cavaliere a trovarla sempre così puntuale! Per il giovane apprendista orologiaio la scena si era trasformata nel paradigma dell'amore. Quando Clorinda era apparsa a braccetto del padre, il cuore di Crespino si era messo a battere forte: in quel paese benedetto non abitava solo la fortuna, ma anche la fanciulla dei suoi sogni!
Clorinda era da poco entrata nell’adolescenza, età in cui le ragazze non capiscono bene cosa stia accadendo in loro, mentre qualcosa là dentro agisce come se lo sapesse benissimo. Ella stava diventando ogni giorno più inquieta e le sue fughe ne erano il segno. Se ne andava a zonzo per il villaggio dando la voce a tutti senza nessun altro scopo che di ricevere una risposta qualsiasi e il suo giocherellare aveva mobilitato più di un cuore tra i ragazzi del luogo. Ora toccava a quello di Crespino Giobatta. Il regolatore, che sapeva contare i minuti della giornata uno ad uno, non ne aveva più nemmeno mezzo che non fosse occupato dal pensiero di lei. Quando giunse a villa Fausta, le sette erano passate da un pezzo e il governatore glielo fece notare stizzito. Crespino subì i rimbrotti a capo chino e prese a oliare serrature.