Cronache dalla campuria

a cura di Giovanni Zanzani

Giovanni Zanzani

 

9 febbraio 2011 Sono in ritardo


Ebbene sì, lo ammetto, sono in ritardo. La cadenza quindicinale che ha sempre accompagnato la pubblicazione di queste cronache non è stata rispettata e forse qualche lettore si è chiesto perchè. Lo spiego subito:
ero in un ospedale africano a dare una mano, come faccio ogni anno insieme ad altri volontari. Per chi non lo sapesse, sono un odontoiatra.
L'ospedale si trova sull'isola di Fogo, la più lontana tra quelle che formano l'arcipelago di Cabo Verde e un imprevisto nel viaggio di rientro in Italia mi ha impedito di essere puntuale. Con encomiabile solerzia la redazione di Sburover ha segnalato la mia posizione parlando di mare in burrasca. In realtà le avversità metereologiche non erano marine, pur trattandosi di una zona dove l'Atlantico aspro e indomito educò in passato i balenieri più famosi, ma aeree come si confà a noi saltafossi del XXI secolo. Cabo Verde si trova all'incirca a 15 gradi di latitudine nord e 25 di longitudine ovest, cioè a seicento chilometri di distanza dalle coste occidentali africane e riceve in questo periodo dell'anno i venti provenienti dal Sahara.
Bruma seca. Il cielo diventa un lattice grigio che fa pensare alle sere novembrine della Campuria, con la differenza che la temperatura è di 27 gradi. Il vento di nord est solleva la cipria sahariana fino a grandi altezze rendendo difficile il volo degli aerei e trasformando il sole in una pallida plafoniera. Nell'ovest sub sahariano questa condizione climatica prende il nome di Armatan, ma a Cabo Verde l'aria rimane più fresca. Ad Accra, capitale del Ghana, dove in passato mi sono trovato a lavorare, si raggiungono temperature prossime ai 40 gradi, davvero qualcosa di molto difficile da sopportare.
A causa della bruma seca i voli interni dell'arcipelago si sono bloccati, ed ho dovuto attendere un giorno intero prima di rientrare in Europa. Questa polvere finissima ha tutta l'apparenza della foschia, ma dopo un'ora trascorsa all'aperto si comincia a tossire e allora si capisce il senso del nome che i locali hanno attribuito al fenomeno. L'impressione visiva è quella della stagione invernale europea, la luce diurna diminuisce, tutto diventa grigio e il tramonto dura più a lungo.
Mentre mi trovavo laggiù si sono svolte le elezioni politiche. Ha vinto José Maria Neves con il PAICV, partito di ispirazione vagamente laburista e vagamente panafricana al governo da dieci anni e che ora ci rimarrà altri cinque. Carlos Veiga del MPD capeggiava l'opposizione. Si tratta di un avvocato ricchissimo che ha lucrosi affari nel paese tra i quali il monopolio nella importazione del cemento. È accreditato di spregiudicate manovre a favore delle proprie aziende quando, dieci anni fa, il suo partito era al governo. Carlos Veiga non ce l'ha fatta a convincere i capoverdiani che li avrebbe fatti diventare tutti ricchi e viziati come lui. Nonostante il suo jet privato volasse da un'isola all'altra e lui offrisse mangiate e bevute a tutti, il marpione non è riuscito nell'intento di impadronirsi di nuovo del paese. Pare proprio che al mondo elettori stupidi come gli italiani non ne esistano. Va anche detto che il Veiga non controlla tutti i canali televisivi, e sono convinto che da adesso alle prossime elezioni politiche che si terranno nel 2016 non farà che cercare di impossessarsene.
Nemmeno José Maria Neves, il vincitore, è uno stinco di santo, ha una faccia da volpe della politica, ma credo che i danni che il caimano Veiga avrebbe arrecato a questo debolissimo paese sarebbero stati assai più grandi.
Approfitto di questa pagina per salutare gli amici che sono rimasti laggiù a lavorare. Li invidio non poco. L'aria che soffia nei cieli italiani è molto peggiore della bruma seca.

Giovanni Zanzani


Giovanni Zanzani

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La rivista sarà temporaneamente interrotta per dare spazio al nuovo romanzo a puntate di Giovanni Zanzani "LOGBOOK"

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