LO YETI

Storia del primo contatto tra l'abominevole uomo delle nevi e l'homo sapiens

di
GIOVANNI ZANZANI

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CAPITOLO 3

Che tra Fred e il consorzio umano i contatti fossero cominciati da un pezzo sarebbe apparso evidente anche a un osservatore meno attento di Ermanno. I particolari che qualificavano l'amico di Iris come un frequentatore abituale del villaggio erano più d'uno. Anzitutto conosceva bene le serrature ed era in grado di servirsene. Raggiunta la stalla su cui si alzava il fienile, Fred tirò il saliscendi della porta come se lo avesse fatto da sempre. Una volta dentro il locale si procurò una scala (da quelle parti si tratta di un tronco con i gradini scavati alternativamente da una parte e dall’altra, per niente facile da usare), la portò all'esterno e salì con disinvoltura dalla ragazza che lo stava aspettando nella paglia. Infine i festeggiamenti che Iris gli riservò quando si trovarono insieme convinsero Bernini che la loro conoscenza fosse già inoltrata. Il cane intanto correva intorno al fienile abbaiando come un forsennato. Fred tornò giù e gli mollò un calcio sul muso che costrinse la povera bestia a fuggire lontano. Iris osservava divertita la scena e quando Fred risalì tra la paglia i due ripresero a spassarsela. Dalla finestra della sua camera da letto che si trovava a pochi metri dal fienile Bernini poté ascoltare il sonoro di quell'incontro. L'ansimare del poderoso amante e certi intensi sospiri di Iris fecero concludere all'italiano che il selvaggio non avesse nulla da imparare nemmeno riguardo all'amore.
Gli yeti hanno un'indole triste? Ermanno si pose la domanda dopo che Fred venne catturato. Furono il padre e il fratello della ragazza a prenderlo, allestendo un trabocchetto sotto la botola del fienile. Coi piedi stretti in un cappio di corda, il malcapitato venne sollevato come un sacco. I due valligiani lo lasciarono appeso per più di un'ora alla trave alta della barchessa, poi lo fecero calare non senza avergli rifilato qualche colpo di bastone, dopo di che lo incatenarono nella stalla insieme alle mucche. Fred si assoggettò a quel destino con una rassegnazione che parve a Bernini il segno di un carattere malinconico. Anche la naturalezza con la quale la famiglia di Iris accolse il nuovo arrivato causò perplessità in lui. Decise di parlarne col vecchio Nirad, il padre della giovane, un solido montanaro al quale offriva regolarmente tabacco.
L’uomo si mostrò stupito da quelle domande, non capiva cosa ci fosse di strano nella cattura di Fred. Aveva o non aveva mangiato le mele che quella sconsiderata di sua figlia gli aveva offerto? Chi avrebbe pagato per tutta quella roba? Ora c'erano le arature e le semine. Ebbene, quel bellimbusto era capitato proprio nel momento in cui c'era bisogno di braccia e, lavorando, avrebbe risarcito la famiglia per la frutta consumata. Bernini tentò di portare il discorso sulla natura di Fred e sul suo aspetto fisico. Il vicino capiva che quello non era un uomo come gli altri? Per tutta risposta Nirad parlò dei cugini di montagna come di bambini allevati da lupi o da orsi.
-Il loro pelo – aggiunse - non è altro che una naturale difesa contro il freddo.-
-Ma lei sa cos’è uno yeti? - chiese infine Bernini.
L’uomo scosse il capo, a lui di tutte quelle storie non risultava niente, però fu inflessibile nell'affermare quelli che riteneva i propri diritti.
-Se le piace credere che quel pelandrone sia nato in una caverna o in cima a una montagna, lo faccia pure, ciò non mi impedirà di tenerlo al lavoro fino a quando le mie mele non saranno pagate. Ho due figlie giovani e con la scusa dell'amore tutti i vagabondi della valle cercano di passare le notti nel mio fienile e di mangiare le mie mele. Beh, non credano di passarla liscia!-
Le parole del vecchio fecero nascere in Ermanno nuovi dubbi. Che Fred fosse veramente un bambino abbandonato che il freddo e i disagi avevano trasformato in un selvaggio? L'abitudine a vivere nudo tra le nevi poteva benissimo essere la causa del suo irsutismo. Inoltre quando i parenti della ragazza fecero indossare a Fred un abito scelto tra quelli dismessi dalla famiglia, egli se lo mise senza battere ciglio e ciò fece pensare a Bernini che non fosse del tutto estraneo al suo uso.
Una settimana dopo la cattura, Bernini ebbe occasione di avvicinarlo. Si era recato alla fattoria dei vicini per acquistare formaggio, ma nella piccola stanza dove Iris faceva cagliare il latte non c'era nessuno, così si sedette in attesa della ragazza. Mentre aspettava, udì provenire dei rumori dal tramezzo di legno che separava la latteria dal fienile. Accostatosi, appoggiò l'orecchio alla parete e da ciò che sentì ritenne che dietro a quelle tavole si stesse consumando un amplesso. Trascorso un po' di tempo, una porta si spalancò e apparve Iris che trainava il grosso prigioniero per la catena. Fred aveva gli occhi bassi e sgranocchiava una mela. Dopo averlo condotto nello stallo che gli era stato assegnato, la ragazza assicurò la catena a un anello servendosi di un lucchetto di fabbricazione indiana, un arnese antidiluviano che non avrebbe retto la forza di un pollo. Se avesse deciso di liberarsi, l'uomo dei monti avrebbe potuto romperlo con uno strattone. Questo fatto fece pensare a Bernini che la prigionia non dispiacesse a Fred e che la sua mansuetudine fosse dovuta più ai favori che riceveva che agli strumenti di detenzione. Concluso l'acquisto del formaggio, Ermanno chiese a Iris che lingua parlasse il nuovo arrivato.
-E’ muto, ma io lo capisco lo stesso.-
L'annuncio suonò come una vanteria femminile e fece credere a Bernini che il padre della ragazza avesse ragione, che Fred fosse un vagabondo peloso che approfittava della dabbenaggine di sua figlia. Fu Pema a rimettere in discussione tutto.
-Ma che muto e muto, quella scostumata l'ha presa in giro, signore. Lo sanno anche i bambini che i cugini di montagna parlano con gli occhi. Il motivo è che nascono senza favella e fin da piccoli si abituano a comunicare così.-
-Così come?- Bernini non poteva credere alle proprie orecchie. Pema non faticò molto per esprimere il concetto.
-Sono ladri e perdigiorno, signore, ma fanno innamorare le stupide guardandole negli occhi.-
L'affermazione poteva far ritenere che Pema fosse rosa dall’invidia, ma ben presto Bernini si dovette ricredere, l'uomo delle nevi si esprimeva veramente attraverso i bulbi oculari. La prima volta che lo vide parlare con gli occhi fu di mattina. Convinto che il selvaggio si fingesse muto per fare scena, Ermanno lo volle mettere alla prova. Si recò da Iris con la scusa del formaggio e quando si trovò da solo accanto a Fred che dormiva accucciato per terra lo punse con una spilla da balia. Lo yeti si svegliò di colpo e senza emettere il più piccolo lamento lanciò con gli occhi una sequenza di lampi dotata di una misteriosa per quanto comprensibile sequenza logica. Nella mente di Bernini si concretizzò un messaggio di dolore e di rabbia che lo lasciò sgomento. Fece per avvicinarsi ancora al prigioniero quando negli occhi acquosi dello yeti comparve una nuova configurazione di luci che trasmetteva l'avvertimento: "Attento!"
Ermanno si ritrasse, Fred rimase a fissarlo senza riaddormentarsi. Ora che poteva osservarlo da vicino Bernini notò anche i piedi grandi e larghi. Si ricordò dell’immagine osservata da bambino sull’enciclopedia dove si parlava delle montagne himalayane. La foto riportava un'impronta sulla neve, e fu certo che il piede di Fred avrebbe lasciato un segno di quel tipo se si fosse posato sulla neve fresca. Fred apparteneva senza ombra di dubbio alla mitica specie degli abominevoli uomini delle nevi. In quel momento entrò Iris stringendo tra le mani una forma di cacio. Quando la ragazza si girò a guardare il cugino di montagna, Fred approfittò dell’occhiata per comunicarle l’azione vigliacca compiuta da Ermanno con la spilla da balia. Gli occhi della creatura descrissero la crudeltà subita meglio di mille parole.
-Lei è un uomo malvagio! - esclamò la ragazza rivolgendosi a Bernini alla fine di quella muta conversazione.
Iris si girò di nuovo verso lo yeti e il primitivo le inviò un sorriso carico di riconoscenza. Il suo sguardo comunicava pensieri e sentimenti dotati di complessità umana, ma declinati nella istintiva semplicità degli animali. Qualche giorno dopo Bernini lo vide passeggiare sul prato senza catena e rimanervi a lungo fino a quando Iris non gli si mostrò stringendo tra le braccia un cestino colmo di mele. Lentamente Fred si avvicinò al fabbricato dove la ragazza lo attendeva. Raggiunto il fienile rimasero lassù tutta la notte.

 

LO YETI
LO YETI Prefazione
LO YETI Capitolo 1
LO YETI Capitolo 2
LO YETI Capitolo 3
LO YETI Capitolo 4
LO YETI Capitolo 5
LO YETI Capitolo 6
LO YETI Capitolo 7
LO YETI Capitolo 8
LO YETI Capitolo 9
LO YETI Capitolo 10
LO YETI Capitolo 11
LO YETI Capitolo 12
LO YETI Capitolo 13
LO YETI Capitolo 14
LO YETI Capitolo 15
LO YETI Capitolo 16