LO YETI

Storia del primo contatto tra l'abominevole uomo delle nevi e l'homo sapiens

di
GIOVANNI ZANZANI

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CAPITOLO 11

Un mese era trascorso e la squadra di recupero si trovava ancora nel villaggio. Sibille aveva voluto verificare le condizioni del cantiere abbandonato, poi era stata la volta dei tralicci che aveva visitato uno per uno. Si trattava di installazioni poste a grande distanza le une dalle altre che dovevano essere raggiunte a costo di lunghe escursioni. Infine l’inviata della ditta italiana decise che era indispensabile eseguire una piantina dettagliata delle opere di consolidamento alla base dei tralicci, così il giro delle ricognizioni ricominciò daccapo. Insomma la Bardi non si decideva a ripartire. Fred aveva appreso a fare il bagno in una tinozza che la signora aveva fatto installare nella sua abitazione e ormai dormiva regolarmente da lei. Un giorno Sibille lo vide avvicinarsi alla stalla di Iris e si sentì più nervosa del solito. Fu in quella occasione che parlò a Ermanno.
-Sa Bernini, credo di doverle delle scuse. Quell'uomo, il nativo che ho preso a servizio, aveva ragione lei, è un soggetto interessante. Affermare che si tratti di uno yeti mi sembra esagerato, ma la cosa merita un approfondimento. Penso che dovremmo convincerlo a venire in Europa.-
Bernini non mosse ciglio, ma dentro di sé sentì rinascere la speranza. Il tecnico italiano sapeva di essere il solo in grado di convincere Fred a partire, e forse il raggiungimento di questo risultato gli avrebbe procurato un posto nel viaggio di ritorno. Il suo rientro a casa, un diritto sacrosanto che solo il cinismo dell'azienda per la quale lavorava gli aveva negato, stava per diventare possibile grazie allo squallido stratagemma di approfittare della solitudine di una donna sfortunata. Ora veniva la parte difficile dell'impresa, convincere Fred a seguire la comitiva fino in Europa. L'irsuto montanaro possedeva uno spirito semplice e bonario che Bernini aveva imparato a orientare con l'offerta di cibarie, ma nel suo cuore selvatico, per altri versi molto influenzabile, albergava una ripulsa fortissima verso ogni aspetto della modernità, soprattutto intesa come mezzi di trasporto a motore. Ogni volta che sentiva una vettura mettersi in moto, le sue ciglia cespugliose si inarcavano e l'omaccione, preso dal panico, cominciava a tremare come una foglia. Nemmeno una volta si era avvicinato ai veicoli della spedizione e quando la squadra usciva in perlustrazione egli si allontanava il più possibile dal luogo della partenza. Diverse volte Sibille lo aveva invitato a unirsi al gruppo, ma in quelle occasioni, dopo essersi strappato qualche pelo dalle braccia, Fred aveva abbandonato la compagnia facendo perdere le proprie tracce. Dopo molti tentativi andati a vuoto Sibille aveva rinunciato a portarselo dietro, rassegnata al fatto che il suo grosso orsacchiotto non sarebbe salito su uno di quegli scatoloni rumorosi e puzzolenti nemmeno in cambio di un vagone di mele.
Era anche evidente come lo yeti fosse sempre meno attratto dalla donna europea e non solo perché la scorta di cioccolatini era terminata. Elementi meno prosaici, ma non banali, cominciavano ad agire nell'anima candida dell'uomo primitivo facendo scemare l'affezione per lei. All’odore della milanese, immancabilmente condito con costosi profumi, egli preferiva quello della pelle di Iris, ricco delle fragranze che solo la giovinezza possiede. In diverse occasioni, approfittando dell’assenza degli europei, Fred aveva raggiunto la ragazza nel fienile. Quando ciò era avvenuto lo yeti, rivedendo Sibille, si era mostrato scontroso e svogliato. In quelle circostanze Sibille aveva dovuto ricorrere alla riserva personale di distillati francesi per riavere la propria pelliccia per la notte, ma dopo gli incontri clandestini con la sua ex ragazza, Fred aveva solo voglia di dormire. Ecco il contesto che aveva spinto la matura manager a portarselo in Europa, anche a costo di dover ritrattare con Bernini tutta la faccenda del rientro.
Questi ebbe il suo da fare per coinvolgere il vagabondo peloso nel progetto di raggiungere l’Occidente. Solo a sentir parlare del viaggio, l'himalayano dai grandi piedi si staccava dall'amico rifugiandosi nel bosco. Ermanno lo seguiva per spiegargli che li attendeva un luogo molto bello, con mele e distillati a volontà. Fred lo guardava con diffidenza, si strappava un capecchio, poi tornava ad allontanarsi.
In un modo o nell'altro tuttavia Bernini riuscì a fargli accantonare le paure. L’elemento determinante fu l'offerta di un completo da uomo, il solo rimasto a Ermanno. Si trattava di una grisaglia di buona qualità che Bernini utilizzava per le occasioni ufficiali, un regalo di fronte al quale Fred cominciò a mostrare i primi cedimenti. Il sarto del villaggio lavorò parecchio per adattare il vestito alla taglia del montanaro e il giorno che Fred accettò di provarlo Bernini capì che l'amico delle selve era vicino a capitolare. Ciò che gli fece superare le ultime perplessità fu l'aggiunta di una cravatta di Giorgio Armani, un tranello nel quale il selvaggio delle montagne cadde in maniera stupefacente. Nella seta c'erano strisce irregolari azzurre e piccoli globi rossi sospesi in una nebbia grigia, una meraviglia milanese che per lo yeti fu una scoperta assoluta. Nella sua mente panica si dovette fare strada l'idea che lo scenario rappresentasse il luogo dove si sarebbero recati, e quella poesia lo vinse. Sibille non venne informata del traffico, ma appena Bernini la mise al corrente che Fred era disposto a seguirli in Europa, lei lo abbracciò.
Il giorno della partenza l’aspetto di Fred era impeccabile, giacca stirata, camicia linda, cravatta perfettamente annodata, ma soprattutto viso sbarbato e pelle fresca e rosea. Per ottenere un simile risultato Bernini aveva consumato diverse confezioni di schiuma da barba e tutta la sua riserva di rasoi usa e getta. L'epilazione delle mani fu il lavoro più duro. Anche il collo presentò non poche difficoltà, in pratica si trattò di compiere l'operazione che i norcini eseguono sulla cotenna del maiale per renderla liscia, ma alla fine della toelettatura Fred sembrava un senatore della Prima Repubblica al suo ingresso nell'aula di Palazzo Madama. Il tocco finale fu rappresentato dalle calzature, per le quali Bernini dovette ricorrere al sellaio della comunità. All'artigiano portò le sagome ritagliate nel cartone di piedi così grandi che costui confezionò ciò che gli era stato richiesto servendosi di due vecchie selle. Nonostante non avesse mai calzato scarpe, Fred le indossò insieme al vestito e rimase incantato davanti allo specchio girandosi e facendo le smorfie come una modella dell'alta moda. La metamorfosi che lo aveva trasformato in un divertito giramondo era compiuta.

 

LO YETI
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