LO YETI

Storia del primo contatto tra l'abominevole uomo delle nevi e l'homo sapiens

di
GIOVANNI ZANZANI

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CAPITOLO 10

All'età di sedici anni Sibille Bardi era stata una ragazza indecisa su tutto, meno che su Augusto Marri Giusti. Il giorno in cui nel liceo-ginnasio che frequentava comparve il biondino dal cognome doppio, Sibille decise che quello sarebbe stato il coniuge col quale costruire una famiglia come la intendeva lei, una solida famiglia borghese con abitazione nel miglior quartiere della città. Le cose andarono esattamente come la giovane studentessa aveva programmato, con la sola variante che, giunto a cinquant’anni, Augusto era fuggito con una escort ventenne dopo avere svuotato la cassaforte della banca della quale era direttore. Così, al declino della giovinezza, quando i buoni matrimoni si consolidano nella complicità tra due adulti che cominciano a invecchiare, Sibille Bardi si era trovata a dover affrontare l'oltraggio dell'abbandono e l'amarezza della solitudine, con l'aggiunta di una conoscenza sessuale poco più che simbolica. Da membro della destra clericale infatti, Augusto aveva preferito praticare con operatrici laiche tutti gli esercizi fisici che avrebbero offeso la propria visione della sacralità del matrimonio, negando alla legittima consorte una cognizione matura del sesso. Nel periodo seguito alla fuga del fellone, Sibille aveva cercato di vivere con altri uomini le esperienze dalle quali era stata esclusa, ma più annaspava alla ricerca di possibili interlocutori, più il suo atteggiamento scoraggiava i pochi che ancora avevano l’opportunità di avvicinarla. La sua vita sembrava destinata a compiersi lontano dai conforti dell'amore e il suo corpo ormai addormentato aveva smesso di inviare e ricevere richiami di natura sessuale. Ora l'incontro con Fred aveva scatenato nella sua mente una valanga di pensieri che andavano dalle domande insoddisfatte della pubertà alle inquietudini delle sue notti di sposa in bianco. L'intrusione del muso dello yeti in un’area così delicata del corpo e tanto disavvezza agli scambi umani aveva acceso una vera e propria infiammazione. Trascorso un giorno, il ricordo di quel tocco impudente le bruciava ancora e pensieri ancor più ardenti le attraversavano la mente. Sibille non poteva negare a sé stessa quanto l'avesse sconvolta l'approccio animale di Fred. Il suo faccione peloso a contatto con le praterie più recondite del desiderio aveva svegliato richiami che ora non intendevano rimettersi a dormire. Di cosa si trattava? Era un sintomo localizzato o quel pizzicorino poteva essere messo in relazione con tutto ciò che le era sfuggito durante il matrimonio? Occorreva trovare una risposta a questa domanda. In un modo o nell'altro doveva protrarre la sosta nel villaggio himalayano per capire meglio...
La verifica del materiale cominciò a richiedere più tempo del previsto, Sibille si fece pignola, cominciò a controllare ogni cosa più e più volte chiedendo spiegazioni anche sui dettagli meno importanti. Si mise a scrivere una relazione sulla viabilità nella regione e sui valori annuali delle precipitazioni atmosferiche nell'ipotesi che il progetto ripartisse e nuove squadre di tecnici venissero incaricate di recarsi tra le montagne. Il personale che l'accompagnava non chiedeva di meglio, in fondo erano pagati a giornata e tutto il tempo trascorso lassù non faceva che incrementare il loro salario. La compagnia - si trattava di oltre venti persone - si distribuì nella vallata presso famiglie in grado di offrire loro ospitalità. Quanto a lei, ottenne che le fosse messa a disposizione una casa tutta per sé, e appena l'ebbe ottenuta fece sì che Fred vi si recasse quando rientrava dal lavoro. Ogni sera dalla signora italiana c'erano succulente mele ad attendere l'uomo delle nevi, e pietanze e dolci che l'inviata faceva arrivare quotidianamente dal fondovalle. Fred aveva imparato a lavarsi le mani e a mangiare a tavola. L'impressione che trasmetteva a Bernini quando la sera l'italiano si recava dalla Bardi a ricevere gli ordini per la giornata successiva, era che lo guardasse seccato come si fa con un cameriere intempestivo. Il motivo era semplice, più o meno a quell'ora Sibille tirava fuori il sacchetto dei cioccolatini. La presenza di Bernini ritardava quel momento, e Fred non lo sopportava. L'ominide era goloso e i gianduiotti che riceveva dalla sua ospite divennero ben presto uno strumento di dominio molto più efficace della frusta di Nirad. Ad essi e alla loro distributrice il montanaro si sottomise con la gioia del nuovo adepto di una fede religiosa. Disteso insieme a lei sul grande letto a due piazze, Fred attendeva che Sibille scartasse i dolcetti e glieli infilasse in bocca, un esercizio che lo mandava in estasi fino a fargli prendere sonno con un cioccolatino tra i denti. Nel giro di pochi minuti i due dormivano abbracciati come bambini dopo una giornata di giochi.

 

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LO YETI Prefazione
LO YETI Capitolo 1
LO YETI Capitolo 2
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LO YETI Capitolo 6
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