LO YETI

Storia del primo contatto tra l'abominevole uomo delle nevi e l'homo sapiens

di
GIOVANNI ZANZANI

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CAPITOLO 17
 

Come zona per le riprese venne scelta una località sciistica che Loiacono conosceva per esserci stato in vacanza qualche anno prima, quando le sue finanze gli permettevano il lusso delle settimane bianche. A dire il vero la località non era la stessa frequentata nei suoi anni d'oro, ma una di quelle minori che la circondano e che sono meta di un pubblico di più modeste risorse finanziarie. Giunsero a bordo di un'utilitaria scassata che Attilio si fece prestare dalla prostituta alla quale subaffittava saltuariamente il proprio pagliericcio.
Bernini aveva fatto la posta a Sibille per capire quando avrebbe potuto portarle via lo yeti. Avendo scoperto che la Bardi trascorreva il sabato mattina dalla parrucchiera, un sabato sfidò le manganellate dei vigilantes per scavalcare la siepe della villa e raggiungere Fred che stava rastrellando il prato. Gli offrì le stesse golosità con le quali aveva conquistato la sua fiducia nel villaggio himalayano, frutta e alcolici, omaggi molto apprezzati dall'uomo delle nevi. Una vaschetta di fragole di Cesena e una bottiglia di Amaro del Carabiniere furono tutto ciò che gli servì per ottenere che il mansueto primitivo lo seguisse. Divorate le fragole e trangugiato l'amaro, lo yeti salì sulla vettura dove si addormentò. Si svegliò quando giunsero nel luogo prescelto per il servizio fotografico.
Si trattava di una piccola valle priva di impianti di risalita che le nevicate di quei giorni avevano trasformato in una desolata distesa bianca. La causa del suo inutilizzo sciistico era determinata dall'essere stata espropriata dalle autorità per edificarvi un nosocomio pubblico il cui scheletro di cemento sfidava da decenni la tramontana fornendo agli uccelli (che non vi si schiantavano sopra volando) una stazione di sosta durante le migrazioni. Di fronte alla perplessità di Ermanno sulla scelta, Attilio sostenne che l'area andava benissimo. Sarebbe bastato evitare l'inquadratura del manufatto incompiuto per offrire uno scenario coerente alla passeggiata dell'ominide.
-L'importante è che il luogo sia deserto.-
Alla vista della neve lo yeti apparve particolarmente felice, in fondo si trattava del suo ambiente naturale, ma quando Bernini gli fece capire che avrebbe dovuto spogliarsi, la creatura delle montagne si alterò. Dopo essersi strappato un ciuffo di peli dal dorso della mano, Fred li gettò in faccia all’amico ondeggiando sulle gambe come era solito fare quando era contrariato. Da mesi era abituato a portare quegli indumenti e non capiva perché Ermanno se ne volesse appropriare violando il principio fondamentale del paese degli occidentali, il rispetto della proprietà privata. I vestiti erano suoi e nessuno poteva portarglieli via. Bernini le provò tutte finché non gli venne in mente di promettergliene dei nuovi, al che lo yeti si calmò. Non rimase che scendere in un centro commerciale per acquistarli. Solo dopo averli ricevuti Fred si convinse a sfilarsi di dosso quelli che portava. Superate le difficoltà, Loiacono diede il via al reportage.
Fred venne ritratto da grande distanza mentre attraversava il vallone. Per rendere più suggestivo il personaggio, Attilio gli aveva applicato una coda posticcia attaccandola non senza fatica alla sua schiena. L'operazione incontrò la contrarietà di Ermanno, ma l'altro non volle sentire ragioni, anche se nelle inquadrature a campo lunghissimo che vennero effettuate il particolare anatomico risultò invisibile. Eseguiti gli scatti, fu la volta della ripresa filmata che Attilio aveva ideato di mettere in vendita quando l’interesse suscitato dalle prime immagini fosse giunto al culmine. Per girare il filmino nel quale Fred attraversava il nevaio correndo, Bernini e Loiacono impiegarono tutto il pomeriggio. La piccola camera digitale con la quale effettuarono il servizio era di pessima qualità. Ne risultarono immagini scadenti di fronte alle quali Loiacono tornò sulla sua teoria secondo la quale la debolezza della documentazione avrebbe giovato alla credibilità dell'avvenimento che si accingevano a presentare al mondo.
Verso sera filando velocemente sugli snowboard si avvicinarono due bambini.
- Siete della pubblicità?-
La ragazzina avrà avuto dodici anni e guardava divertita Fred correre nella neve inciampando sulla propria coda. Il bambino, che poteva averne nove, teneva gli occhi spalancati e batteva le mani dalla felicità.
-Perché lo scimmione è nudo?-
La sorella lo guardò con sufficienza.
-Che domanda sciocca Gianluca, non vedi che è un attore truccato da yeti? Come può avere dei vestiti?-
-Secondo te che prodotto gli faranno reclamizzare?-
-Bah, sarà la solita schifezza di telefonia. Fanno a gara per chi le fa più sceme.-
Resosi conto che l'incidente poteva vanificare l'intera operazione, Attilio intervenne con rapidità.
-Su bambini, stiamo facendo dei provini, lasciateci lavorare.-
Mentre i due marmocchi si allontanavano Bernini non poté trattenere un'invettiva all'indirizzo del redattore.
-Un luogo completamente isolato, vero?-
-Hanno fatto case dappertutto, maledetti bastardi, che ne potevo sapere? Ma non c’è problema, sono bambini.-
Bernini si sarebbe ricordato a lungo di quell'affermazione.

LO YETI
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LO YETI Capitolo 1
LO YETI Capitolo 2
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