IL ROMANZO DEL SIGNOR ARTURO Prefazione al secondo capitolo

Ero assopito nel caldo furioso di questa stagione deformata dal global worming quando gli editori, due manigoldi che trascorrono le notti diffondendo materiale eversivo in tutto il mondo, mi hanno telefonato per ricordarmi che era ora di presentare la seconda avventura del signor Arturo. Li ho salutati e mi sono messo al lavoro. Anche il signor Arturo stava dormendo quando l'ho chiamato per farmi autorizzare a pubblicare un altro capitolo delle sue avventure, ma lui è stato meno gentile, mi ha mandato a quel paese e ha riattaccato. Io però il secondo capitolo ve lo presento lo stesso.
L'argomento è l'attualità, una cosa terribilmente di moda in questi tempi, però quando questo testo fu scritto il Viagra non era ancora in commercio, così quest’avventura vi sembrerà un racconto da educande rispetto a quello che si legge oggi sul primo ministro e sulle festicciole che organizza per le sue amichette.
Ma bando alle ciancie, torniamo seri e riprendiamo il filo del discorso dove l’avevamo lasciato alla fine del primo capitolo, ai piedi di una scala dopo un volo niente male. Appena atterrato, il maturo capocontabile della Banca delle Arti e dei Mestieri è tornato a fare le cose di sempre, uscire di casa per andare al lavoro, incontrare i colleghi in ufficio, consumare le scarpe sulle strade della sua città, insomma tutto ciò che fanno milioni di persone in tutto il mondo. Tra le abitudini che ama di più, il signor Diaz è molto legato a quella di leggere il giornale tutte le mattine, quindi l'attualità della quale si parla è quella giornalistica, un genere sempre meno disponibile sul mercato, se non ci si accontenta delle veline di palazzo.

Buona lettura. Giovanni Zanzani.

P.S. Nella pagina che gli editori di Sburover hanno messo a disposizione del signor Arturo ho notato un’immagine che lo ritrae. Non so dove quei due mattacchioni se la siano procurata, ma sono rimasto colpito dalla somiglianza. Ora l’uomo è invecchiato, ma quando lo incontrai la prima volta il suo aspetto era proprio quello, e anche l’abbigliamento era lo stesso. Ciò che non è cambiato in lui, ve lo posso assicurare, è la testa che è rimasta di legno.

 Giovanni Zanzani

COME FU CHE IL SIGNOR ARTURO PERSE UNA SCARPA
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Arturo Diaz


Capitolo secondo
Attualità


La vettura era ferma nel parcheggio dell’ipermercato, una vasta area disseminata di cespugli che nelle intenzioni del progettista avrebbe dovuto riproporre alla vista un sottobosco da clima temperato, ma che il riverbero dell’asfalto e la insufficiente irrigazione avevano trasformato nel giro di pochi anni in una sterpaglia abbrustolita.
Ogni sabato il signor Arturo si recava all’ipermercato insieme alla moglie. Mentre lei faceva la spesa, provviste per una settimana, lui se ne stava in macchina a fumare e a leggere il giornale. Aveva un posto fisso, il signor Arturo per parcheggiare, che si trovava tra il grande cartellone delle offerte speciali e una fila di cabine telefoniche, un angolo che offriva ombra tra le undici e mezzogiorno, l’ora in cui i coniugi si recavano a fare la spesa, e che essendo un po’ nascosto alla vista dei passanti era quasi sempre libero. Appena giunto sotto il suo cartellone il signor Arturo notò che il rovo che vi cresceva appariva più grande rispetto all’ultima volta che vi era stato. Ecco a cosa servono le ferie, pensò aprendo il giornale e accingendosi a leggerlo, aiutano a capire che il tempo passa. Anche le more, che un mese prima non si vedevano, ora si mostravano in gran numero. Gli occhi del signor Arturo esplorarono la cascata di frutti ancora acerbi e dopo un istante andarono a concentrarsi sulla lettura.
La prima pagina mostrava il presidente del consiglio ospite sulla barca di un celebre tenore. La foto li ritraeva mentre rispondevano al saluto della folla. Più in piccolo il quotidiano riportava un avvenimento drammatico: il veterinario dello zoo era stato diviso in due dal morso del vecchio coccodrillo al quale il diligente dottore cercava di estrarre un dente cariato. Un trafiletto narrava della frana che, trascinando oltre confine un cimitero, aveva fatto cambiare nazionalità a una mezza dozzina di morti.
Le notizie del giorno, come quasi sempre avviene in estate, rappresentavano una sequela di sciocchezze il cui peso non raggiungeva quello dell’inchiostro occorso per stampare una copia del quotidiano. Tali insulsaggini avevano sul signor Arturo l’effetto di un buon sonnifero, e infatti le sue palpebre cominciarono ad essere attratte verso il basso nonostante i suoi sforzi per rimanere sveglio. L’energia liberata dalla resistenza a una disposizione così naturale si fece sentire sulle more che in gran fretta presero a maturare. Quando il signor Arturo alzò lo sguardo, le due more sul ramo più vicino al finestrino erano diventate nerissime ed egli le colse senza nemmeno scendere dalla macchina.
La lettura riprese: un’agenzia cinese riportava di un cuoco capace di confezionare manicaretti utilizzando carta. L’articolista li definiva non molto calorici, ma di ottimo gusto. Evento accaduto in una capitale sudamericana: un cane riconosceva dopo dieci anni il padrone evaso dal carcere, favorendo così il suo arresto da parte della polizia. Più sciocche erano le notizie, più il sonno tendeva a far chiudere gli occhi al signor Arturo. Più lui si opponeva al precipitare delle palpebre, più i frutti giungevano a maturazione. Il sole intanto aveva raggiunto il cofano della vettura, sbadigliando il signor Arturo si stirò e il movimento gli permise di vedere un ramo di more mature dondolare pigramente sulla cappotta. Ora non aveva più dubbi: un altro paio di pagine e tutto il rovo sarebbe giunto a maturazione. La banca di un’isola del Pacifico metteva fuori corso le conchiglie, un treno aveva dimenticato alla stazione un vagone carico di passeggeri, a un noto presentatore televisivo era stato sottratto il rosario griffato mentre assisteva ad una funzione religiosa.
Quando la moglie del signor Arturo giunse col carrello carico di acquisti, dal rovo pendevano decine di more scure e lucenti. I coniugi Diaz ne colsero diversi chili e con la marmellata che ottenne, la signora Cecilia preparò crostate per un anno.


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Capitolo primo - Precipitevolissimevolmente
Capitolo secondo - Attualità
Capitolo terzo - Silenzio
Capitolo quarto - Fortuna
Capitolo quinto - Movimento
Capitolo sesto - Equilibrio
Capitolo settimo - Candore
Capitolo ottavo - Coordinate
Capitolo nono - Divisione
Capitolo decimo - Incontri
Capitolo undicesimo - Guerra
Capitolo dodicesimo - Tempo
Capitolo tredicesimo - Memoria
Capitolo quattordicesimo - Tremolio
Capitolo quindicesimo - Spavento
Capitolo sedicesimo - Rubare
Capitolo diciassettesimo - Bionde
Capitolo diciottesimo - Crepa
Capitolo diciannovesimo - Luna
Capitolo ventesimo - Cicatrici
Capitolo ventunesimo - Sirene
Capitolo ventiduesimo - Astri
Festa di commiato per il Sig. Arturo