IL ROMANZO DEL SIGNOR ARTURO Prefazione all'undicesimo capitolo

La guerra non poteva mancare nel carnet di un personaggio come il signor Arturo, ma non dovete credere che il nostro contabile metta la divisa e marci insieme ad altri al comando di un sergente irascibile, il signor Arturo va in guerra come tutti noi che sediamo in poltrona davanti a un telegiornale. Ormai siamo così abituati alle riprese filmate dai “teatri delle operazioni” che i carri armati ci fanno lo stesso effetto dei camion che svuotano i cassonetti. Diciamo la verità, se non fosse stato per la tragedia dei nostri soldati uccisi pochi giorni fa in Afghanistan, quante volte avremmo pensato a ciò che accade in quegli sfortunati paesi?
Nel capitolo XI non ci sono né vincitori né vinti, come accade sempre in guerra, esso venne scritto al tempo della prima guerra del Golfo e non avrei mai pensato che a tanti anni di distanza fosse ancora così attuale. Di tutta la serie di Arturo è l'unico racconto che non mi abbia mai ispirato la voglia di sorridere.

Buona lettura. Giovanni Zanzani.

P.S. C'è una domanda che mi pongo sempre quando vedo i nostri Tornado impegnati in missioni di pace nei paesi poveri del mondo:
- Non sarebbe meglio mandare soldi invece di cacciabombardieri?
So che è una domanda inelegante e politicamente scorretta, ma non riesco a non farmela.

 Giovanni Zanzani

COME FU CHE IL SIGNOR ARTURO PERSE UNA SCARPA
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Arturo Diaz


Capitolo undicesimo
Guerra


Il suono prolungato costrinse il signor Arturo a interrompere la lettura del quotidiano per girarsi verso la finestra. Dopo aver emesso quel cupo lamento, la potente gru utilizzata per il sollevamento delle architravi del nuovo padiglione della Banca delle Arti e dei Mestieri ebbe un fremito, una vibrazione che si trasmise al carico facendolo ondeggiare a venti metri d’altezza.
- Tienila! - urlò il capocantiere
Il gruista, un giovane in tuta blu e casco giallo, azionò le leve di comando mentre il volto gli si contraeva in una smorfia. Finalmente la trave si fermò e gli operai con grosse funi la accompagnarono a posarsi sui supporti. Il signor Arturo scese in strada e superato un gruppo di passanti che curiosava fuori dalle transenne entrò nel cantiere.
- Che avviene, domandò ai primi che gli vennero incontro, che è successo a quella stupida macchina?
- Nessuno lo capisce ragionier Diaz, gli rispose l’ingegnere responsabile dei lavori, è da stamane che urla in quel modo. Ho fatto controllare i martinetti, i perni, le pulegge. Si tratta della macchina più nuova che abbiamo, sì e no cento ore di lavoro. Credo che dovremo chiamare qualcuno della ditta costruttrice, io non me la sento di rimetterla in moto.
La piccola folla si disperse e anche il signor Arturo si allontanò. L’episodio era giunto nel mezzo di una mattina assolata e Arturo Diaz decise di approfittare dell’uscita fuori orario per fare due passi. Si era appena mosso quando incontrò l’avvocato Alfonsi, proprietario della Alfonsi Petroli e Affini, azienda attiva nella produzione di suppellettili di plastica e prima produttrice nazionale di tartaruga sintetica. L’avvocato, un anziano dall’aria triste, era uno dei soci della Banca delle Arti e dei Mestieri.
- Ha visto che roba, per poco non succede un disastro.
- Ho visto tutto dalla finestra del mio ufficio, rispose il signor Arturo, e sono sceso a controllare di persona. Non è niente di grave, il cantiere osserva tutte le norme sulla sicurezza.
- Non è solo il cantiere della banca a preoccuparmi ragionier Diaz, è che oggi anche le macchine della nostra fabbrica hanno qualche problema, fanno strani rumori e non c’è verso di regolarne il funzionamento. Nella linea di fabbricazione dei pettini, la mescola liquida che esce dagli estrusori non riesce a polimerizzarsi. I nostri bei pettini di tartaruga, vedesse che disastro! Gustavo, il responsabile della filiera, ha telefonato mezz’ora fa. Sta succedendo qualcosa di misterioso, ragioniere, e ho il sospetto che il problema riguardi la materia prima, il petrolio dal quale si ricava il granulato plastico.
Togliendosi il cappello, l’avvocato Alfonsi si congedò dal signor Arturo che riprese la passeggiata riflettendo sulle parole appena udite. La strada della banca congiunge la città con la zona industriale dove si trovano officine e piccole aziende artigiane. In fondo alla via i due cugini Giusti discutevano animatamente all’ingresso dello stabilimento.
- Non hai controllato il circuito di lubrificazione, Leonardo, è inutile che neghi.
- Ti sbagli Carlo, il circuito l’ho controllato da cima a fondo. Dimmi tu piuttosto: chi doveva rabboccare il lubrificante questa settimana?
- D’accordo, toccava a me: l’ho messo ieri sera l’olio, il bidone vuoto è ancora sotto l’ultimo tornio.
I cugini che conoscevano il signor Arturo si girarono per salutarlo.
- I miei rispetti - disse il signor Arturo. I due tornitori lo guardarono pensierosi.
- Sembra che oggi le macchine di questa ditta siano scese in agitazione - rispose Leonardo. La conversazione fu interrotta dl sopraggiungere di un’impiegata.
- Signor Leonardo! Gli apprendisti non riescono a spegnere l’alesatrice nuova, venga subito per favore. L’olio dei circuiti della macchina schizza dappertutto!
- Eccone un’altra, aggiunse il cugino. Oggi in officina non si capisce cosa accada, non c’è niente che funzioni.
Il signor Arturo si allontanò molto perplesso. Quando rientrò dalla passeggiata, Orazio stava uscendo dall’ufficio del direttore. L’anziano fuochista scuoteva il capo come chi non è ben convinto di qualcosa.
- Che c’è Orazio, grane col direttore?
- Peggio signor Arturo, impianto bloccato e nessuna speranza di rimetterlo in moto!
- Questa è bella, il nostro impianto di riscaldamento ultramoderno è andato fuori uso. E il fuochista che dice?
- Ecco il guaio: il fuochista non può far nulla, il problema è nel carburante! Ma nessuno mi ascolta, anzi vengo trattato come se il colpevole fossi io!
- Non se la prenda Orazio, sa com’è fatto il direttore. Quando c’è un imprevisto perde le staffe.
- E’ il fatto di non essere ascoltato che mi manda in bestia. Io sono vecchio e certe cose le ho già viste succedere. Questo blocco improvviso è determinato dal carburante. Nel gasolio c’è qualcosa che non dovrebbe esserci.
- Vuol dire che lei conosce la causa del problema?
- Ma certo che la conosco, è la guerra, signor Arturo, la guerra!
- Cosa c’entra la guerra con il nostro impianto di riscaldamento?
- Da quando è scoppiata questa maledetta guerra, gli idrocarburi che la banca acquista presentano qualcosa di strano, un minerale, una scoria, non lo so. Sta di fatto che il bruciatore lo sente e si blocca. Sapesse quante volte l’ho visto succedere: le truppe sono appena entrate nella zona dei pozzi che subito il gasolio si altera. Io non so che cosa glielo faccia capire al gasolio che c’è una guerra nei paesi arabi, ma le assicuro che se ne accorge. È successo tutte le volte che è scoppiato un conflitto. Il direttore però si arrabbia quando dico queste cose, lui è di quelli che parlano di portare la democrazia. Beh, la venga a portare nel locale caldaie, la democrazia, così l’impianto si riaccende! Le dirò di più, io sento che c'è qualcosa di strano nelle tubature, sento rumori provenire dalla cisterna, come se il bitume fosse agitato o, peggio ancora, arrabbiato. Quel carburante è in ebollizione! Qui mi trattano da vecchio rimbambito, ma ho visto più di una caldaia saltare in aria per colpa del gasolio. Quando ci sarà l’incidente sentiremmo parlare di guasto, di cattiva manutenzione, ma a me non la raccontano: loro fanno la guerra agli arabi e il gasolio la fa a noi. Arrivederla signor Arturo, non credo che ci rivedremo. Si trovino un altro fuochista!
Orazio aveva usato un tono molto acceso, il signor Arturo non seppe cosa rispondere, così lo salutò senza aggiungere nulla. Verso sera tornando a casa si fermò a fare benzina presso un distributore automatico. Aveva appena inserito la pistola nel bocchettone quando strani rumori uscirono dal serbatoio. Incuriosito avvicinò l'orecchio: tra il gorgogliare del liquido che scendeva, si udivano gridolini acuti, una specie di fischiettare, un balbettio confuso in una lingua sconosciuta. Il signor Arturo scrollò le spalle e si diede dello stupido, tuttavia ripose l’erogatore nella colonnina senza aver concluso il rifornimento.
La guerra durò quattro settimane, si trattava di un intervento anglo-americano diretto a introdurre lo sconto sul prezzo del greggio in un paese del Golfo dove l’integralismo religioso e una rigida oligarchia si opponevano a quelle norme liberiste. Durante la campagna militare ci furono molti guasti agli impianti di riscaldamento e una palazzina saltò in aria per una fuga di combustibile che nessun esperto fu in grado di spiegare. L'opinione pubblica distratta dalle scene di guerra non prestò attenzione a quegli avvenimenti, ma il signor Arturo, turbato da strani presentimenti, rinunciò all'uso della vettura fino a quando al guerra non ebbe termine. Orazio venne sostituito con un ragazzo al primo impiego, un immigrato con famiglia numerosa che ringraziò il suo dio per la fortuna insperata di quell’impiego presso la banca. Tre giorni prima dell’armistizio, nella Mercedes nuova del direttore il motore si fuse completamente. La casa tedesca rifiutò di attivare la garanzia sostenendo che il guasto era stato provocato dall'uso di carburante inadeguato. Il direttore fu intrattabile per mesi.

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Capitolo primo - Precipitevolissimevolmente
Capitolo secondo - Attualità
Capitolo terzo - Silenzio
Capitolo quarto - Fortuna
Capitolo quinto - Movimento
Capitolo sesto - Equilibrio
Capitolo settimo - Candore
Capitolo ottavo - Coordinate
Capitolo nono - Divisione
Capitolo decimo - Incontri
Capitolo undicesimo - Guerra
Capitolo dodicesimo - Tempo
Capitolo tredicesimo - Memoria
Capitolo quattordicesimo - Tremolio
Capitolo quindicesimo - Spavento
Capitolo sedicesimo - Rubare
Capitolo diciassettesimo - Bionde
Capitolo diciottesimo - Crepa
Capitolo diciannovesimo - Luna
Capitolo ventesimo - Cicatrici
Capitolo ventunesimo - Sirene
Capitolo ventiduesimo - Astri
Festa di commiato per il Sig. Arturo