IL ROMANZO DEL SIGNOR ARTURO Prefazione all'ottavo capitolo

C'è un retroterra segreto nella vita del signor Arturo, fatto di parcheggi di periferia, di viuzze poco frequentate e di vecchi bar dalle pareti che sanno ancora di fumo. Quando la quotidianità lo incalza il capocontabile si rifugia nei meandri di quel piccolo mondo e lì, nel ridotto della sua trincea, allestisce le difese contro un destino che è sempre più cinico e baro.
In questo episodio il signor Arturo se la dovrà vedere con il calcolo delle probabilità che sembra deciso a privarlo di una delle sue abitudini più amate, una tazzina di caffè. Tutte le probabilità di bere quella tazzina scompaiono una a una dalla sua giornata mentre quelle contrarie prendono il sopravvento, dando l'impressione che l'universo intero voglia impedirgli di portare a termine la tanto desiderata operazione. Il caso si presenta così difficile che nemmeno un matematico di prestigio come il professor Odifreddi riuscirebbe a venirne a capo.
Ma il signor Arturo, a differenza dei matematici, non è obbligato a rispettare le regole, e riesce a sconfiggere il suo avversario barando. A qualcuno non piacerà, ma contro l'universo ostile è ammesso ogni trucco.

Buona lettura. Giovanni Zanzani.

 Giovanni Zanzani

COME FU CHE IL SIGNOR ARTURO PERSE UNA SCARPA
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Arturo Diaz


Capitolo ottavo
Coordinate


Mentre il signor Arturo si accingeva a prendere il caffè al bar dei Filotranvieri i suoi occhi osservavano il passeggio fuori dalla vetrina. La vista di una bella ragazza lo distrasse per un attimo e quando il signor Arturo portò la tazzina alle labbra si accorse con rammarico che il caffè era freddo. Il bar dei Filotranvieri era conosciuto per la qualità dei suoi espressi, una delizia che lo aveva reso famoso in tutta la città, ma la ragione per cui il signor Arturo lo frequentava non era quella. Di caffè era punteggiato tutto il suo tempo, ce n’era uno al mattino trangugiato sotto casa con un occhio al giornale e uno all’orologio, un secondo alla pausa delle tredici, assunto tra una chiacchiera e l’altra coi colleghi d’ufficio, e un terzo, diciamo così facoltativo a metà pomeriggio. Vi erano poi caffè contraddistinti da cadenze più lunghe come quello della domenica, centellinato tra inchini e convenevoli alla pasticceria del Corso, o quello mensile che il barbiere Mario era solito offrire ai clienti del salone dopo il taglio dei capelli. Rispetto a quei riti di ordinaria socialità, prendere il caffé al Filotranvieri rappresentava per il signor Arturo qualcosa di completamente diverso. Nella vecchia caffetteria veniva preparato il miglior espresso della città, ma questo spiegava solo parzialmente le visite del signor Arturo. La verità era che al bar dei Filotranvieri egli riusciva a stare sovrapensiero, una condizione di leggerezza che lo faceva sentire distaccato dai piccoli problemi quotidiani. Quel giorno il signor Arturo aveva approfittato di una riunione sindacale per sgattaiolare fuori dall’ufficio e andarsi a bere il suo caffè segreto. Ora che il caffè si era raffreddato, tutto gli sembrava storto e il solo proposito che lo animava era di rimediare al guaio. Il signor Arturo sapeva che ogni evento ha un punto d’inizio, nel senso che ogni azione comincia ad avvenire in un punto esatto dello spazio. Il punto d’inizio di quel caffè, quando nella sua mente si era concretizzata l’idea di andarlo a bere, era situato nell’angolo del corridoio dietro l’ufficio. Il signor Arturo decise che occorreva salire in ufficio e riprovarci muovendo dallo stesso punto. Il primo tentativo si svolse alle undici e tre minuti: soprabito sulle spalle, cappello in testa, corsa per le scale, ingresso nel bar, ordinazione… il vicino del signor Arturo che si volta di scatto e il caffè che vola per terra. Devo aver sbagliato posizione, pensò il signor Arturo mentre risaliva verso l’angolo del corridoio, devo aver rivolto le spalle alle scale invece che alla vetrata, ecco perché il meccanismo si è inceppato di nuovo.
Nell’ora seguente il signor Arturo vide vanificati diversi tentativi di sorbire la bevanda desiderata: un conoscente attaccabottoni lo fermò all’uscita del palazzo, due vigili urbani zelanti gli impedirono di attraversare la strada fuori dalle striscie pedonali, un cane da grembo lo inseguì ringhiando. Finalmente alle dodici e quarantacinque minuti il signor Arturo riuscì a trovarsi di fronte a una tazzina del Filotranvieri. Il miracolo stava per compiersi quando la dottoressa Nardone, sua diretta superiore alla Banca delle Arti e dei Mestieri, allungò il braccio tra la piccola folla che riempiva il locale in quell’ora di punta e fece suo l’espresso destinato al signor Arturo. La dottoressa si scusò per l’errore – era una terribile ipocrita e il signor Arturo era certo che mentisse – ma in quel momento andò via la luce.
-Solo bevande fredde- disse il barista.
Arturo Diaz raggiunse l’ufficio ragionando mestamente sull’accaduto: quel giorno era proprio un giorno sbagliato per il caffè al Filotranvieri. Colpito dalla serie di combinazioni avverse egli si avvicinò al calendario per guardare che faccia avesse quella data e fu in quel momento che la natura del problema si svelò. Se ci avesse riflettuto meglio avrebbe capito che il punto d’inizio delle cose è irripetibile. Non si trattava si aver sbagliato posizione nel pianerottolo, l’elemento determinante era il tempo. Ogni avvenimento è fissato da coordinate spaziali e temporali insieme, concluse.
Mentre una risatina gli sollevava angoli della bocca il signor Arturo passò il bianchetto sulla data del calendario, con un pennarello oscurò la data dal quotidiano che stava sulla scrivania, infine fece sparire il suo orologio dentro il cassetto. Eliminato ogni riferimento allo scorrere del tempo, fu un gioco da ragazzi ingannare il punto d’inizio di quel caffè.
Raggiunto l’angolo del corridoio da dove partire, si avviò giù per le scale. La riunione sindacale era finita da un pezzo quando il signor Arturo entrò nel bar dei Filotranvieri a bere il miglior espresso della città.

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Capitolo primo - Precipitevolissimevolmente
Capitolo secondo - Attualità
Capitolo terzo - Silenzio
Capitolo quarto - Fortuna
Capitolo quinto - Movimento
Capitolo sesto - Equilibrio
Capitolo settimo - Candore
Capitolo ottavo - Coordinate
Capitolo nono - Divisione
Capitolo decimo - Incontri
Capitolo undicesimo - Guerra
Capitolo dodicesimo - Tempo
Capitolo tredicesimo - Memoria
Capitolo quattordicesimo - Tremolio
Capitolo quindicesimo - Spavento
Capitolo sedicesimo - Rubare
Capitolo diciassettesimo - Bionde
Capitolo diciottesimo - Crepa
Capitolo diciannovesimo - Luna
Capitolo ventesimo - Cicatrici
Capitolo ventunesimo - Sirene
Capitolo ventiduesimo - Astri
Festa di commiato per il Sig. Arturo